28 Luglio 2018

Riflessioni sul ruolo del debito pubblico

Claudio Pisapia

Tempo di lettura: 4 minuti

Un grafico elaborato dalla Deutsche Bank ci regala degli spunti di riflessione molto interessanti:

Agli estremi dei Paesi presi in considerazione ci sono, e non a caso, il Giappone e la Grecia. Il primo è considerato tra i più affidabili al mondo nonostante un debito pubblico che è arrivato al 240%, ovvero per una cifra monster di 8.200 miliardi di dollari, mentre l’ultimo è da tempo considerato un Paese sull’orlo del default con un debito pubblico che sfiora il 180% del rapporto debito / pil, che equivale a circa 320 miliardi di dollari.
Perché il primo è affidabile e non rischia il default mentre nel secondo si grida al crollo un giorno si e uno no? Motivi tutto sommato abbastanza semplici, propaganda a parte, ovvero: diversa distribuzione o allocazione del debito e possibilità di controllarlo.
In nero, nel grafico, appare la quota di debito pubblico detenuta dalle rispettive banche centrali, Enti e privati nazionali, mentre i restanti colori indicano la dipendenza dall’estero, la quota detenuta da operatori di varia natura residente all’estero.
Il Giappone è considerato Paese sicuro perché il suo debito non è molto soggetto a investitori esteri, anzi è detenuto dalla Boj e da residenti il che significa sostanzialmente due cose: che è un debito solo nominale, e che quindi potrebbe anche essere in parte cancellato, e che rappresenta un investimento, un piccolo reddito per i cittadini giapponesi, un debito “buono” che aumenta il benessere del Paese senza comprometterne la stabilità.
La Grecia invece ha la maggior parte del suo debito nelle mani rapaci dei fondi di “salvataggio” europei, soldi che quindi deve restituire a entità estere che possono condizionarla, costringerla vendere i suoi beni nazionali e imporle determinate politiche economiche e sociali. Il grafico di seguito mostra la distribuzione del debito sovrano greco.


Grafico elaborato dalla fefacademy

Efsf sta’ per Fondo europeo di stabilità finanziaria che non nasce per dare solidarietà reale ma solo per rendere possibile quello che è stato reso possibile in Grecia, l’impoverimento di un intero sistema sociale.
Quindi, distribuzione e allocazione del debito il primo punto. Per il secondo, cioè in merito al controllo, la differenza tra i due estremi sta nel fatto che il Giappone controlla emissione monetaria e tassi di interesse, possibilità recluse al mercato, mentre la Grecia è alla mercé dei mercati, delle banche europee e della finanza internazionale.
Quello che produce è quindi un vero debito “cattivo”, senza controllo e che la impoverisce sempre di più mettendola anche a rischio di un default continuo, come l’Argentina o la Russia degli anni ’90 o come tutti i Paesi che scelgono di legare la propria economia ad una moneta che non possono controllare.
Andando oltre con l’analisi del grafico, in rosso possiamo apprezzare anche il fatto che l’Italia ha meno debito verso l’estero della Germania il che, messo insieme al livello del nostro risparmio privato, dovrebbe far vergognare chi continua ad impaurire le massaie sulla possibilità di un default italiano.
I fondamentali dell’Italia sono dunque innegabilmente buoni, ma torniamo al ragionamento fatto sopra per evidenziare le differenze tra Giappone e Grecia. Quando si parla di controllo della moneta, del credito, dei tassi di interesse si allontana il rischio Argentina che solitamente viene evocato proprio per il motivo contrario alimentando confusione sul funzionamento di Stati e banche centrali. Cosa comprensibile quando lo fanno i presentatori TV ma difficile da digerire quando a farlo sono laureati in economia, giornalisti economici ed economisti di varia estrazione. Quanto meno diventa difficile credere che lo facciano in buona fede.
Un debito pubblico ben gestito rappresenta la ricchezza dei suoi cittadini, il suo tenore di vita, la sua posizione nel mondo in termini di potenza industriale e di qualità della vita.


Questa infografica mostra la distribuzione del Debito Pubblico per Paesi

Il debito che uno stato produce viene tramutato in servizi e in surplus per i cittadini. Cioè lo Stato spende attraverso la spesa pubblica e questa spesa diventa guadagno e risparmio per i cittadini mentre se è lo Stato a risparmiare e a non spendere, i cittadini possono contare solo su se stessi e molti o i più, ovviamente, non ce la fanno. Del resto in un mondo dove la ricchezza è soprattutto ricchezza finanziaria, è necessario che qualcuno metta a disposizione la materia prima (il denaro) e questo può farlo solo uno Stato.
Pensiamo alla possibilità di essere curati, di poter usufruire di un’assistenza, di poter avere una bella auto ma anche una buona strada sulla quale guidarla, di avere dei diritti, una pluralità di sindacati, di informazione, scuole, salari minimi, ecc.. La possibilità di trovare tutto questo è molto alta dove c’è spesa dello Stato, intervento nella struttura sociale ed economica. E la troviamo proprio in quei Paesi che hanno una percentuale di debito pubblico alta.
E’ chiaro però che insieme alla spesa dello Stato che arricchisce i cittadini devono esserci anche quei due elementi di cui si è parlato prima: capacità di controllarlo, quindi moneta e tassi di interesse controllati dallo Stato e non dai mercati e, di conseguenza, anche la capacità di decidere come allocarlo.

in copertina illustrazione di Carlo Tassi



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L’autore

Claudio Pisapia

Dipendente del Ministero Difesa e appassionato di macroeconomia e geopolitica, ha scritto due libri: “Pensieri Sparsi. L’economia dell’essere umano” e “L’altra faccia della moneta. Il debito che non fa paura”. Storico collaboratore del Gruppo Economia di Ferrara (www.gecofe.it) con il quale ha contribuito ad organizzare numerosi incontri con i cittadini sotto forma di conversazioni civili, spettacoli e mostre, si impegna nello studio e nella divulgazione di un’informazione libera dai vincoli del pregiudizio. Cura il blog personale www.claudiopisapia.info
Claudio Pisapia

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