Per un Comunismo Digitale
Comunismo Digitale
E’ il titolo del nuovo libro del filosofo Maurizio Ferraris (Einaudi, pag.152, 13 euro), editorialista de Il Corriere della Sera e non proprio un comunista, ma questa volta le dice chiare: “Marx è morto però il comunismo è vivo e ci si può nutrire del nuovo capitale digitale garantendo equità e libertà. Senza rivoluzioni (cioè spargimenti di sangue) ma con una capitalizzazione alternativa”.
I dati (nuovo petrolio), prodotti usando smartphone, pc e internet, danno profitti o alle poche multinazionali americane o allo Stato cinese che redistribuisce qualcosina al popolo, ma lo controlla in ogni istante della sua vita. Questi dati rappresentano una forma nuova di capitale che si riproduce senza il lavoro, ma attraverso i consumi e i comportamenti di tutti noi. Solo che ne beneficiano o le multinazionali USA o la Cina (e comunque singoli magnati).
L’Europa, appena abbandonata dal suo protettore americano (si fa per dire) che la considera una civiltà da cancellare, potrebbe avviare una capitalizzazione alternativa a quella liberale Usa e a quella autoritaria cinese, creando delle piattaforme digitali “comuniste” che usano i nostri dati (donati in modo volontario, ma chi non vuole può tenerseli, tanto non servono a nulla da soli), ma che poi che redistribuiscono i profitti fatti con questi dati alle persone fragili che ne hanno bisogno e si impegna a non controllare alcun cittadino (garantendo la privacy).
Sarebbe anche il motto di Marx: “a ciascuno secondo i suoi bisogni” e ci sarebbe una promozione progressiva dell’uguaglianza. Un’autentica rivoluzione che si basa, peraltro, non su un capitale generato dal lavoro ma dal consumo.
Si avvierebbe una nuova fase dell’umanità in cui per la prima volta nella storia l’accumulazione di capitale non è dovuta a Lavoro ma a semplice Consumo.
Del resto questo Capitale “documediale” è di proprietà di tutta l’umanità e singolarmente non ha alcun valore perché l’estrazione di valore avviene dalla elaborazione di masse ingenti di dati sui comportamenti dei cittadini che appartengono a tutti. “Nel principio era l’atto” disse Goethe, suggerendo che è solo nell’azione e non nei propositi che noi riveliamo chi siamo (l’azione diversamente dalla parola non inganna).
In queste piattaforme digitali documediali la proprietà privata dei dati cessa di avere un valore ed è per questo che la definiamo “comunista”.
Il liberalismo (capitalismo) si è sviluppato fino ad oggi in quanto “ha chiesto a ciascuno secondo le sue capacità” e non è stato difficile farlo, sfruttando l’interesse personale (particulare diceva Guicciardini) e il talento di ciascuno. Il fatto è che oggi vive una fase di crisi perché la gente rifiuta sempre più le sopraffazioni, il colonialismo, gli strapagati e i sottopagati e non ne può più di un mondo di pochi ricchi che ci governano.
L’aggressione della Russia all’Ucraina (che va condannata), è anche la reazione di un Resto del Mondo (Russia, Cina, Brics) che non accetta più il dominio unipolare degli Stati Uniti, nato dopo la prima guerra mondiale e che ha portato Trump a cambiare di 180° la strategia degli Stati Uniti (ora dialogante con la Russia e che commercia anche con la Cina, pur escludendo i beni strategici). Cose che, incredibilmente, non fa la UE.
Secondo dati del 2019 al mondo lavorano 3,3 miliardi di persone, altri 200 milioni sono disoccupati e 800 milioni alla fame.
Ora per la prima volta nella storia si profila un potenziale “partito” non dei lavoratori ma dei consumatori (tutti noi che produciamo dati) e mentre il “merito” con cui si pagano i manager e le élite è dubbio, il bisogno di milioni di poveri e degli umani è universale ed equo.
Si potrebbe quindi dare la proprietà dei dati prodotti dagli europei a piattaforme create da imprese europee, come vuole fare Airbus, che ha bandito una gara di 50 milioni per assegnare solo ad una piattaforma europea la proprietà dei dati (togliendoli alle big tech USA) e facendo diventare gli europei i “proprietari dei mezzi di produzione”, che, in questo caso, sono di consumi. In tal senso parliamo di piattaforme comuniste.
L’Europa potrebbe creare benissimo queste piattaforme e un movimento di massa dei suoi cittadini che si rifiutano di cedere gratuitamente questi dati alle piattaforme delle multinazionali americane o cinesi, così come i nostri Comuni hanno lottato nel Medioevo contro i feudi e gli imperi. La gente è stanca di un liberalismo che inneggia alla libertà ma è privo di fratellanza e accentua le disuguaglianze e premia pochi attori dominanti (tecnofeudalesimo l’ha chiamato Yanis Varoufakis).
Il Comunismo voleva che la proprietà dei mezzi di produzione passasse ai lavoratori, ma è sempre stato “capitalista”, nel senso che ha sempre dato valore a Il Capitale, come del resto si chiamava l’opera principale di Marx. La Cina oggi è un caso di successo sui generis, nel senso che lo Stato controlla questo capitale, garantisce lavoro e sicurezza sociale (non troverete a Pechino o Shangai un mendicante), ma al prezzo di un controllo asfissiante dei suoi cittadini che è un incubo reale.
L’Europa ha invece approvato un Digital Services Act nel 2016 per cui gli utenti hanno diritto alla portabilità dei dati e facoltà di richiedere i propri dati alle piattaforme. I cittadini europei potrebbero quindi cedere volontariamente a queste piattaforme europee i propri dati a condizione che siano usati a vantaggio di tutti e dei più deboli. Inoltre si potrebbero far pagare (se ceduti) alle piattaforme liberali americane o cinesi.
Nel mondo ci sono già diversi paesi che hanno sviluppato una propria piattaforma pubblica dei dati come India, Giappone, Cile, Sud Corea, Kenya e Taiwan. Perché non lo fa l’Europa?
Sarebbe una terza va rispetto a Usa e Cina e troverebbe molto più consenso tra i suoi cittadini del riarmo, coinvolgendo le imprese private europee in un progetto guidato dalla UE. Si dirà: ma per fare questo servono incentivi alle imprese europee per creare piattaforme digitali a scala europea. Certo, ma sono fattibili (e infatti Airbus lo ha avviato), visto che ci sono moltissime aziende europee che lavorano in questa direzione. UE e singoli Stati (e Trump) hanno stanziato miliardi per spingere le imprese a trovare farmaci/vaccini effiicaci contro il Covid-19 e oggi lo si fa con le armi. Non si vede perchè non lo si dovrebbe fare per progetti di pace e di sovranità europea strategici per il nostro futuro benessere. Un’altra UE è dunque possibile.
Cover: Piattaforma digitale, Foto di Gerd Altmann da Pixabay
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