Retroscena della pace (futura) in Ucraina
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Retroscena della pace (futura) in Ucraina
Siamo ad un punto di svolta della storia con l’avvio (dopo 4 anni di guerra) di negoziati di pace tra USA e Russia sull’Ucraina. Al di là dei tempi (non immediati) e della modifica di alcuni punti (diversi tra UE e USA), a un accordo si arriverà in quanto l’Ucraina (come scriviamo da 3 anni) sa che deve scegliere tra accettare una sconfitta oggi o una disfatta ben maggiore domani. Lo dice anche l’ex portavoce di Zelenskj Iuliia Mendel: “Molti di coloro che si oppongono a ogni proposta di pace non hanno idea di cosa stia accadendo in prima linea…”.
L’Ucraina non solo non riesce a vincere sul campo ma ogni mese che passa perde territori e uomini. La Russia ha sempre detto che non vuole la NATO alle porte di casa e il tempo amplia la sua vittoria. E la UE sa che senza gli USA può solo limitare danni, morti e perdite di territori.
La pace è benvenuta ma anche temuta perchè ridisegnerà i rapporti di forza mondiali che sono rimasti congelati per 80 anni, dal 1945 al 1991 in termini bi-polari (USA-URSS) e poi a dominio unipolare USA dopo il 1991. Per capire perché la UE teme la pace e gli Stati Uniti spingono l’Ucraina ad una pace a favore della Russia occorre inquadrarla nel contesto mondiale.
La Russia ha investito, dopo il cambio di governo a Kyev nel 2014 (pro USA/UE) e la rottura dei rapporti con la UE (che pure aveva coltivato dal 2001 al 2014), nel multipolarismo Brics con Cina, India, Brasile in chiave anti-USA. Ma in un mondo multipolare dove l’ascesa della Cina è dirompente, Russia e USA sono le uniche a rimetterci.
Gli Stati Uniti di Trump hanno preso atto del fallimento della strategia dei precedenti presidenti (Bush, Obama, Biden), di usare la guerra aperta (soldati sul terreno) per indebolire altri Paesi (e la Russia in particolare), e ha imboccato un’altra strada.
Per gli USA l’Ucraina è sacrificabile per tornare ad una sorta di Nuova Yalta (bi-polare) in cui a contare nel mondo siano soprattutto Washington e Mosca, per tentare di ridimensionare Pechino che viene (giustamente) considerata la più temibile aspirante alla prossima leaderhip mondiale, non solo per il successo del suo modello socio-economico (socialismo di mercato vs capitalismo neo liberale), ma anche perchè è preferito dai più grandi paesi ex coloniali (India, Brasile, Sudafrica, Vietnam, Indonesia,…) e di gran parte del Sud globale.
L’uso degli Stati Uniti della forza bruta per fare affari e predare è indice del suo “tramonto”.
Ciò spiega perché sia impossibile modificare per Zelenskj e la UE i punti chiave che portano alla pace (territori conquistati dalla Russia, in particolare Donbass, neutralità dell’Ucraina e nessun suo ingresso nella NATO). Non perché Zelensky sia indebolito dagli scandali, ma per l’impossibilità di una vittoria militare e sapendo che proseguire la guerra “giusta”, significa perdere altri territori.
La sconfitta maggiore non è però dell’Ucraina, che comunque perderà territori che sono sempre stati russofoni (Crimea e Donbass) e avrà solide garanzie di sicurezza, ma delle élite UE e di sovranità (Macron in Francia e Starmer in Inghilterra), abituate a vincere le guerre e che, sconfitti, rischiano di perdere (anche per questo) le prossime elezioni.
Ciò spiega perché sia furiosa la propaganda dell’élite UE contro qualsiasi piano Trump definito ora “pazzo”, ora “di potenze imperiali”, ora “contro il diritto internazionale”, pur sapendo che gli equilibri mondiali (come la storia scritta) e le relative Istituzioni mondiali che oggi ci governano (ONU, WTO, Banca Mondiale, FMI, Unesco, OMS,…) sono sempre state dettate dai vincitori (dagli USA). Ecco perchè il diritto internazionale non vale sempre (Israele, Siria, Kosovo, Libia, Iraq, Iran, Afghanistan, Vietnam, etc.).
La politica di potenza è, peraltro, tipica dell’Occidente (ancora oggi l’estone Kallas, alta rappresentante della UE, nega in patria diritti sostanziali alla minoranza russa, pari al 21%), ma è sempre stato così. Gli europei è dal 1492 che invadono, colonizzano, schiavizzano il Resto del mondo.
Non si tratta di essere anti-occidentali ma obiettivi. I russi ricordano bene che sono stati aggrediti da eserciti occidentali nel 1941, 1915, 1812, 1709, 1619. La Cina fu costretta a firmare trattati definiti “ineguali“ da tutti gli storici con le potenze occidentali (Usa, Inghilterra e Francia) a seguito della sconfitta militare nella prima Guerra dell’oppio (1839-1842), scatenata dagli inglesi per fare profitti con l’oppio a costo di distruggere la popolazione cinese (il Fentanyl in Usa sembra un contrappasso), ma vietato in patria.
Fatti che ci si guarda bene dal raccontare nei nostri manuali di storia. Accordi, imposti con la forza, che hanno obbligato la Cina a cedere Hong Kong, concedendo alle potenze straniere privilegi commerciali, legali ed extraterritoriali per 150 anni.
Gli Stati Uniti (con Trump) si sono resi conto che l’ascesa della Cina (dal 2001) è la vera minaccia alla leadership americana nel XXI secolo, paradossalmente per le opportunità che le furono offerte dall’avidità di profitti delle loro multinazionali (& finanza) con l’ingresso nel WTO della Cina e la scelta della globalizzazione.
Le alleanze create da Cina e Russia coi Brics nel 2009, sono state avviate contro il dominio unipolare del capitalismo neo liberale americano, la cui crisi si manifesta con un deficit commerciale spaventoso (mille miliardi di dollari all’anno), un debito pubblico alle stelle (35-38mila miliardi, 124% del PIL USA) e la desertificazione della manifattura americana per stare ai fondamentali economici per non dire della dissoluzione sociale in corso. Ma è il modello capitalistico liberale che è in profonda crisi in quanto non riesce, a differenza della Cina, a creare prosperità diffusa, tantomeno a sradicare la povertà.
Trump sta cercando di rimediare al disastro di 30 anni di globalizzazione che hanno indebolito l’America (complici i suoi predecessori presidenti), con una nuova politica interna ed estera in cui spera (con mercantilismo, monopoli e nuovi accordi, anche con la Russia) di rifare una Nuova Yalta e fare di nuovo Great l’America. Ciò implica una fase di transizione in cui è consapevole di dover negoziare coi “nuovi potenti” (Cina, Russia, India, Arabi,…) e possibilmente dividerli.
Così si spiegano i dazi (mercantilismo), il tentativo di re-industrializzare l’America, nuovi monopoli di Intelligenza Artificiale, le cripto valute, predazioni mirate meno onerose delle guerre (dazi, Venezuela, Groenlandia,…), sperando in tal modo di ridurre il deficit commerciale, il debito pubblico (e quello privato dei fondi finanziari) cresciuti a livelli pericolosi (50 volte il pil mondiale) e ridare prosperità agli americani.
Si può dubitare che queste politiche neo-mercantilistiche, monopoliste, di re-industrializzazione, finanziarie e di predazione abbiano successo, ma di certo Trump e i suoi collaboratori sono consapevoli che senza un accordo con la Russia, gli Stati Uniti vanno ad uno scontro frontale con la Cina in cui rischiano di perdere, data la debolezza attuale, più ampia di quel che si dice.
Ciò ha cambiato radicalmente la politica estera degli USA verso la Russia. Si è abbandonata l’idea dell’espansione americana per via di guerre e dell’allargamento della NATO ad Est, al fine di indebolire la Russia, così come si era cercato di fare nel 1991-1999 (con liberalismo e democrazia in Russia) e dopo il 2014 con un cambio di regime, e con l’allargamento ad Est (e UE dal 2004), promettendo all’Ucraina (e Georgia) di entrare nella NATO.
La UE, priva dell’alleato USA (che anzi la picchia), si trova del tutto spiazzata, dopo aver seguito per 25 anni i dettami USA di costruirsi solo come grande mercato e non anche come Stato. Paralizzata dall’architettura istituzionale che si è data (o spinta a darsi), è indebolita proprio dall’allargamento a Est che incorpora paesi con interessi completamente diversi.
La UE è in sostanza una “grande finzione” che propone ora ai singoli Stati un rilancio per via militare, l’opposto delle sue idealità originarie, sperando che abbia effetti anche sulla sua manifattura semidistrutta da globalizzazione e liberismo (come quella americana), pur sapendo che al 2030 (quando l’armamento della Germania sarà a buon punto, l’unico in grande stile) sarà troppo tardi per incidere sugli accordi USA-Russia sull’Ucraina.
Ciò che è in gioco non sono quindi tanto la pace futura in Ucraina e e quella tra UE e Russia (che non ha alcun interesse ad invadere altri Paesi e non credo ci saranno problemi ad avere garanzie di sicurezza per la UE), ma il Nuovo Ordine Mondiale da cui discendono le future condizioni socio-economiche dei cittadini (salari, occupazione, redditi) nei rispettivi Paesi, perché è evidente che i “vincitori” (Russia e USA) avranno dei vantaggi sugli sconfitti (Ucraina e UE), mentre la Cina continua a crescere.
Anche l’amministrazione dei territori di Crimea e Donbass non porrà rilevanti problemi, essendo zone russofone e quindi ben disposte al Governo della Russia. Del resto i cittadini dell’italiano Südtirol non avrebbero avuto alcun problema (anzi) se fossero finiti sotto l’Austria, essendo cittadini di lingua tedesca.
La pace in Ucraina segnerà, pertanto, la prima grande sconfitta della UE e dell’Inghilterra (dopo due vittorie nelle guerre mondiali) e delle loro élite attuali con effetti sul futuro dei suoi cittadini, che potrebbero subire nei prossimi anni cedimenti nel tenore di vita e occupazione, a favore di americani, russi, cinesi, indiani, brasiliani e del “Resto del mondo”.
Solo cambiando la politica estera della UE (dopo la pace in Ucraina che speriamo arrivi a breve) si potrà contrastare l’impoverimento che segue le sconfitte militari. E ciò pone il problema di diventare indipendenti dagli Stati Uniti e mantenere un equo commercio con la Cina (che l’ex alleato Usa non vuole).
Così si spiega l’isteria, la rabbia e lo stato confusionale delle élite UE che si “ribella al Nuovo Mondo che avanza” e che le trova, per la prima volta, tutte insieme (Inghilterra, Francia etc.) dal lato dei perdenti. Ma far finta di non vedere il “Mondo che avanza (Cina & the Rest)” già crea e creerà guai anche a Italia e Germania.
Se l’Europa si fosse costruita dal 2001 in poi come “terzo polo” tra Cina e USA, avrebbe evitato di diventare un mero mercato, si sarebbe data una sovranità a costo di limitare l’allargamento ad altri Paesi ad EST, (quanto piaceva all’America questo ruolo di non Stato della UE!). In tale contesto sarebbe stato normale un dialogo anche con la Russia e ciò avrebbe evitato l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e l’ascesa del trumpismo in USA. Avrebbe significato politiche negoziali coi Brics, con un ruolo dello Stato (o UE) che evitasse di cedere tecnologie strategiche (come invece avviene nel liberismo), avrebbe difeso salari e redditi con politiche di crescita della Domanda interna, potenziamento del welfare.
In sostanza quelle politiche keynesiane in cui c’è uno Stato sovrano che svolge un ruolo strategico nelle politiche sia industriali che di welfare, come l’Italia e altri paesi hanno fatto dal 1945 al 1978 (pur essendo leali alleati degli Stati Uniti) e che spiegano quei 30 anni gloriosi in cui ci fu il miracolo economico dell’Italia, assurta a 4^ potenza mondiale nel 1980.
Oggi che le politiche UE liberiste e senza sovranità statuale sprofondano sotto il peso non dell’invasione russa dell’Ucraina, ma del nostro capitalismo, sarebbe importante seguire il messaggio che Canada e Brasile mandano alle medie potenze (UE inclusa) di come far fronte insieme a chi si fa beffe del diritto internazionale.
Ma nuove alleanze (post americane) ancorché necessarie, non sono sufficienti a riportare la prosperità diffusa nell’Occidente se rimangono nell’ambito del capitalismo liberale. Dalla Cina (e altre culture) vengono enormi suggerimenti di come uno Stato possa guidare gli interessi privati degli imprenditori (garantendo proprietà privata e libero mercato) nell’interesse però di tutti i cittadini.
I cinesi lo chiamano “socialismo di mercato“, gli occidentali “capitalismo di Stato“, ma hanno ragione i cinesi.
Curvare le forze enormi del capitalismo privato nell’interesse generale è possibile ed è l’unica via che dà prosperità e pace.
La pace in Ucraina, ancorché non giusta, apre a nuove speranze e prospettive migliori per tutta l’umanità e, nell’immediato per ucraini e russi.
La Cina sarà il nuovo leader o co-leader del XXI secolo. E’ l’unico grande paese che ha dimostrato di saper rispondere a gigantesche sfide (come povertà, prosperità, innovazione tecnologica). La UE e le medie potenze nel mondo ne avranno grandi benefici se dialogheranno con una Cina che sarà sempre meno autoritaria in un nuovo ordine mondiale post-americano.
Viceversa sarà “pianto e stridor di denti” e i nostri nipoti assisteranno al tramonto del capitalismo liberista e alla nascita di nuove forme produttive che integrano Stato e libero mercato per dare più prosperità.
Smith e Marx avevano scritto sull’importanza dello Stato nell’usare il capitalismo come leva di sviluppo, ma non avevano immaginato che sarebbero stati i cinesi a realizzarlo.
Cover: immagine di LIBERI OLTRE LE ILLUSIONI
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