Skip to main content

Militarismo in declino

Il pianeta non è in pace ma nel mondo lo strumento militare è in declino

Il militarismo, all’opposto di quel che si scrive, si è ridotto non solo in Europa ma in quasi tutto il mondo dopo la 2^ guerra mondiale. Parrà strano ma i dati sono inconfutabili. Bombardati dalle notizie sull’Ucraina e Gaza il più prestigioso e indipendente centro di studi sulle armi (Sipri) ci dice che le guerre sono diminuite tra il 40% e l’80% negli ultimi 40 anni. Crisi che sembravano senza uscita in Colombia, Sierra Leone, Nord Irlanda, Liberia, Angola, Perù-Ecuador sono finite o in via di soluzione. Per la prima volta nella storia Europa (con l’eccezione Ucraina), le due Americhe, l’Asia orientale sono senza guerra e ospitano il 60% della popolazione mondiale.

Come mai? I paesi occidentali (Europa e Stati Uniti) che sono stati gli unici che per 500 anni hanno invaso e colonizzato, si sono convinti che non conviene più fare “guerre aperte” per tre buone ragioni: a) sono costose e si perdono perché gli aggrediti sanno difendersi con le unghie e coi denti (come hanno mostrato i talebani anche se poveri di tutto); b) è vero che l’ONU conta sempre meno, ma l’emergere di nuovi paesi mostra come col multilateralismo già in atto chi viola il diritto internazionale paga dei prezzi sia economici che di autorevolezza; c) Russia e Cina, al di là della vulgata che li vuole aggressori, non sono intenzionati a fare la guerra a nessuno. La Russia vuole ri affermarsi come super potenza dopo l’umiliazione subita dagli Stati Uniti nel decennio 1991-99 quando fu trasformata in una paria col 40% dei suoi cittadini in povertà estrema e dallo sgarbo subito dall’Europa e Nato nel procedere ad inglobare ucraina e Georgia, nonostante i suoi numerosi avvertimenti. Sa che vince sul terreno e non si fermerà finchè non avrà conquistato tutto il Donbass, ma sa anche che solo conquistare quest’area pur russofona, comporta un prezzo enorme che non è in grado di sostenere un’altra volta nei prossimi 20 anni.

La Cina non solo non ha mai avuto una politica di espansione territoriale (Tibet e Taiwan escluse che sono però al suo confine, come il Donbass è ai confini della Russia), ma la sua strategia nazionale è di invasione commerciale non militare. Lo stesso Israele che persegue lo sterminio dei palestinesi, troverà prima che poi, una coalizione internazionale che lo fermerà in questo delirio, in quanto il mondo, per quanto sia indifferente, non accetta violenze protratte di tal livello e, per quanto sia spudoratamente coloniale, la strategia di Trump, entra in conflitto con lo sterminio di un popolo.

Un’altra ragione è che più i paesi si arricchiscono e diventano istruiti, com’è stato anche per l’Europa, meno facile è per i Governi (che vogliono stare al potere) reclutare giovani per andare al fronte e morire in guerre che, se di invasione, si trasformano in autentica macelleria. E altrettanto crescenti sono le proteste delle popolazioni quando escono dalla miseria e dall’ignoranza. In sostanza i processi di incivilimento in atto in tutto il mondo, largamente certificati dall’Agenzia Unpd dell’ONU, favoriscono che il mondo diventi prima o poi senza guerre.

La guerra in Ucraina e lo sterminio in corso a Gaza (e Cisgiordania) sono, in questo contesto, un’eccezione, ma sono alte le probabilità che esse cessino a breve. La stessa spesa militare pur cresciuta in valore assoluto, se si rapporta (più correttamente al Pil che cresce) sta calando (2,1% del PIl mondiale). Solo 6 paesi al mondo sono oltre questo livello (tutti occidentali, tranne Russia e Arabia Saudita). Appare quindi stupefacente che la “pacifica e buona” Europa voglia ora andare al 3,5% e forse al 5%.

Spesa militare, Fonte Sipri, 2024

Anche le “mattane” di Trump (Iran, Venezuela, Groenlandia) sono disgustose “predazioni mirate”, ma meglio dell’era delle guerre aperte americane o dei numerosi cambi di regime (spesso sostenute anche dai “buoni” Democratici) degli ultimi 50 anni e avrà non pochi problemi col “suo cortile di casa” latino-americano ora esteso alla Groenlandia.

La Russia che l’élite UE vede come “la minaccia”, si sgonfierà del tutto dopo la pace in Ucraina, capendo che ha sbagliato bersaglio. La Cina che tutti dicono invaderà Taiwan, aspetta pazientemente che sia riconosciuta la sua sovranità su questa provincia (cinese ai suoi confini) e, del resto, ha un passato di non invasione nei suoi 2mila anni.

La propaganda sulla “guerra che verrà” (tutta europea) è per dimostrare ai suoi cittadini riluttanti la bontà di un riarmo (demenziale) da 800 miliardi che l’élite UE sa bene è aborrita, anche perché tutte le guerre degli ultimi 50 anni (Ucraina inclusa) dimostrano che, quando una popolazione non condivide le mire dell’aggressore, è impossibile tenere quel territorio a lungo. Persino i talebani, male armati, sono riusciti a cacciare prima gli inglesi, poi i russi, poi l’intera NATO.

Anche Israele che non vuole affatto “Due Stati, due popoli” e continua a colonizzare la Cisgiordania, dove ha occupato il 42% delle terre, nel totale sprezzo di quel diritto internazionale che la UE dice a parole di difendere contro la Russia (ma che non vale contro Israele), prima o poi verrà fermato dagli Arabi & Trump più interessati a fare affari che sterminare un popolo.

Le “logiche imperiali” di Russia e Stati Uniti, così oggi declamate, sono poca cosa rispetto a quelle europee e poi americane dell’Ottocento e Novecento e la pace nel mondo, ogni anno che passa, è sempre più apprezzata, anche se l’ONU pare ha perso un ruolo determinante che era però anche plasmato dal dominio unipolare americano. Nulla esclude che dopo i guadagni di potere di Russia e Cina (post Ucraina e post Gaza) nell’ambito internazionale, si riveda una ONU meno occidentale e americano e più coerente coi nuovi equilibri che sii andranno a formare, anche se a noi occidentali piacevano più quelli passati quando contavamo di più.

La guerra è stata per secoli il motore della politica internazionale occidentale, ma bisogna riconoscere che dopo la 2^ guerra mondiale e la decolonizzazione, il miglioramento è stato immenso e oggi la stragrande maggioranza dell’umanità ripudia la guerra, com’è scritto anche nella nostra Costituzione. Nel mondo i soldati sono diminuiti da 29 milioni del 1987 ai 20 del 2025 (nonostante l’aumento in Ucraina, Russia, Israele), ma in rapporto alla popolazione mondiale sono scesi da 0,6% a 0,2%. Gli Stati Uniti hanno condotto molte guerre aperte dal 1970 ad oggi, ma si sono convinti che non conviene più farle (meglio l’idea di Trump di predare con pochi costi alcuni paesi, anche via dazi). Popolazioni povere e poco armate (come i talebani) contrarie agli invasori, hanno dimostrato quanto costoso e perdente sia nel lungo periodo. Si stima che gli Usa abbiano speso per le guerre aperte dopo l’11 settembre 2001 da 8 a 10mila miliardi, tutte finanziate a debito (esploso a 35mila miliardi, passando dal 55% del Pil del 2000 al 123% del 2024). Una delle ragioni della crisi Usa è proprio questo debito militare tossico che ha impoverito gli americani e oggi obbliga lo Stato a pagare ogni anno mille miliardi di soli interessi sul debito accumulato, cifra superiore anche alla stessa spesa militare e che Trump vorrebbe ancora aumentare.

E’ famoso quello che disse il segretario alla difesa Usa Gates nel 2011 ai cadetti dell’Accademia di West Point: “chi consigliasse al Presidente di inviare di nuovo un grande esercito americano di terra in Asia o nel Medio Oriente o in Africa dovrebbe essere sottoposto a un esame del cervello”.

La guerra in Ucraina ha mostrato che tutti i vecchi sistemi d’arma (aerei F-35, carri armati, navi, portaerei,…) sono costosi ed obsoleti, facilmente neutralizzabili da droni e missili. La Cina, per esempio, con un missile da un milione di euro può affondare una portaerei USA da 10 miliardi, per cui tutte le simulazioni fatte dal Pentagono su una guerra convenzionale USA-Cina per Taiwan, portano ad una sconfitta americana, trattandosi di una zona di confine con la Cina. Per sostenere poi una guerra per molto tempo, occorre una manifattura solida che oggi esiste solo in Cina, la quale produce il 35% della manifattura mondiale contro il 10% di quella Usa.

In sostanza il militarismo sta scemando e la Cina non ha affatto intenzione di fare la guerra agli USA, la sua strategia, che origina dalla cultura confuciana (non espansionismo), è semmai quella commerciale e per fare la guerra bisogna essere in due.

Storici come M.Eisner[1] hanno calcolato come sia cambiata negli ultimi 5 secoli la violenza privata (omicidi ogni 100mila abitanti), passando dai 50 all’anno nel Quattrocento, a poco più di 20 nel Cinquecento, a 5 nel tardo Ottocento e a 1 nell’ultimo secolo. Uno dei cambiamenti maggiori è apparso inosservato perché avvenuto lentamente. Oggi le società, nonostante gli allarmi continui, sono molto più sicure del passato. Da notare che questo fenomeno ha riguardato l’Occidente perché in Cina anche 500 anni fa gli omicidi erano bassi come lo sono oggi per il controllo delle famiglie, la cultura confuciana che ha consentito un’impronta “leggera” dello Stato imperiale.

Ecco perché non è azzardato pensare che con la pace Ucraina-Russia (giugno 2026?), si potrebbe aprire una fase di ridimensionamento del militarismo nel mondo che contrasta con una gestione di cooperazione multilaterale nuova del mondo fondata sul diritto. In tal senso appare completamente sbagliata la scelta dell’élite UE di puntare su un riarmo che spinge i più forti ad una escalation.

La UE potrebbe invece essere la prima a proporre al mondo la via del dialogo e del disarmo (pur avendo una propria difesa minima), come si pensava fosse nella sua missione spirituale originaria, dimostrando al Resto del mondo che è davvero cambiata rispetto alle guerre mondiali che ha scatenato nell’Ottocento e Novecento. Il premer del Canada Mark Carney a Davos ha indicato la via: “Il vecchio ordine non tornerà. Non dovremmo compiangerlo. La nostalgia non è una strategia. Ma dalla frattura possiamo costruire qualcosa di migliore, più forte e più giusto. Questa è la missione delle potenze medie, che hanno di più da perdere da un mondo di fortezze e di più da guadagnare da un mondo di cooperazione genuina. I potenti hanno il loro potere. Ma anche noi abbiamo qualcosa: la capacità di smettere di fingere, di chiamare la realtà con il suo nome, di costruire la nostra forza in patria e di agire insieme. Questa è la strada del Canada. La scegliamo apertamente e con fiducia, ed è una strada aperta a qualunque Paese voglia percorrerla con noi”.

[1] Modernization, Self Control and Lethal Violence: the long term dynamics of European Homicide Rates in Theoretical Perspective, British Journal of Criminology, vol. 41, 2001.

Cover: Propaganda militarista in Corea del Nord – immagine Wikimedia Commons

Per leggere gli altri articoli di Andrea Gandini su Periscopio clicca sul nome dell’autore

sostieni periscopio

Sostieni periscopio!

Tutti i tag di questo articolo:

Andrea Gandini

Economista, nato Ferrara (1950), ha lavorato con Paolo Leon e all’Agenzia delle Entrate di Bologna. all’istituto di studi Isfel di Bologna e alla Fim Cisl. Dopo l’esperienza in FLM, è stato direttore del Cds di Ferrara, docente a contratto a Unife, consulente del Cnel e di organizzazione del lavoro in varie imprese. Ha lavorato in Vietnam, Cile e Brasile. Si è occupato di transizione al lavoro dei giovani laureati insieme a Pino Foschi ed è impegnato in Macondo Onlus e altre associazioni di volontariato sociale. Nelle scuole pubbliche e steineriane svolge laboratori di falegnameria per bambini e coltiva l’hobby della scultura e della lana cardata. Vive attualmente vicino a Trento. E’ redattore della rivista trimestrale Madrugada e collabora stabilmente a Periscopio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *