Parole a capo
Antonio Spagnuolo: “Dissolvenze e sussurri”. Poesie scelte e Zairo Ferrante “L’azione poetica nel reale: il criterio dinanimista alla prova dell’Intelligenza Artificiale (A.I.)”
Parole a capo <br> Antonio Spagnuolo: “Dissolvenze e sussurri”. Poesie scelte e Zairo Ferrante “L’azione poetica nel reale: il criterio dinanimista alla prova dell’Intelligenza Artificiale (A.I.)”
Questa settimana, in “Parole a capo”, la dedichiamo all’ultima fatica poetica di Antonio Spagnuolo «Dissolvenze e sussurri», dato alle stampe nel settembre 2025 per La Valle del Tempo Edizioni. Poesie piene di immagini evocative tra memoria e nostalgia. Ho pensato di privilegiare la scelta di alcune poesie dove gli aspetti cromatici e immersi nelle dimensioni del colore hanno una posizione dominante. Ringrazio sentitamente l’autore.
Bluesky/word
Affonda nel cobalto ogni idea
quasi a plasmare forme dell’ideale
che rimette in asse ogni dubbio.
Ed è pervinca la mano che accarezza
il mistero dei colori già vecchi,
nel finto circuito delle illusioni.
È indaco il segreto che traspare
nel continuo sofisma dei versi
intrecciati al sussurro delle foglie.
Oltremare le pennellate per onde
che avvolgono i silenzi sfilacciati
nei frammenti che attendono prodezze.
In ogni dissolvenza c’è la traccia
di quella gioia che sorvola fantasie.
*
Pennelli
L’artificiale penetra immediato
quando sceglie un’apparente bruma
o diurni raggi roventi, che ardono al chiarore
del pennello bizzarro.
Fondono fotogrammi universali
ridestando segreti dal profondo
librarsi di affinità espressive,
e dilagano estasi dibattute
da medesima forza.
Si accende abbarbicata alle forme
la grafica che osserva il mondo intero
in un amplesso che raccoglie i sussurri.
Il palmo che porta alle labbra
una tenera misura cerca le stelle.
*
Colori
Fioccano coriandoli in colori
variegati nel tocco dell’amico
non più nascosto al progetto.
Un arlecchino inciso sulla tela
porge stupore danzando in bianchi cerchi
mentre il corpo muta le parvenze
per inseguire fidate superfici.
Rigoroso il disegno in primo piano
spartisce fenditure e scaglia la sirena
attraverso quei corpi raggruppati in coralli.
Hanno inventato purpuree ragnatele
ed è tornato il tremore degli abbozzi,
sicuramente s’aggroviglia l’anima
per l’amore smarrito.
*
Hardback
Variegate diverse bizzarrie
si rincorrono in cartelle festose,
ricamando tratteggi.
Intense scollature di concerti
sbocciano da irrequieti controluce.
Nel trucco delle tele colano i colori
come fulgidi tocchi, tradotti per dovizie
ansiose di scoprire il tempo degli umani.
Lunghi, delicati, sottili orpelli,
innumerevoli trionfi, come l’acacia succosa,
ripercorrono il passaggio delle perle,
dove le luci hanno occhi acquamarina.
Fantasticare paesaggi e bronzi,
tuffarsi verso fiamme che destano memorie,
trasformare i sussurri in un prodigio
che sconvolge le cose comuni
e fonde in lampeggi cento idee.
Nel vigoroso confronto del vortice
si fende l’alba e irrompe la luce.
*
Frontiere
(Per una mostra di pittura)
Sul filo sottile una carezza è silenzio
che apre un margine dove il colore trema.
Ogni alba, nel suo tenue ritocco,
distilla confini che solo gli occhi ammirano.
Quel sussurro fra due bocche pennellate
segna una linea fra ridente ironia.
I gesti si caricano di confini
che oscillano tra abitudine e distanze,
vibranti rimembranze e nuovi sogni.
Eppure, c’è una soglia nascosta
in un sorriso scambiato sulla tela.
Il quotidiano si dissolve
quando lo sguardo incontra una mano che cerca.
I sentimenti sorvegliano,
trasformando il banale in prodigio quotidiano.
Messaggio dipinto in margine ai giardini,
forse speranza di giocare al domani,
tra l’attesa di una pennellata
e le frontiere dell’intimità.
Nei mille bivi il colore di tutti i giorni è un tenero
taglio che la speranza incide per amare.
*
Tra dipinti e illusioni di estate
(Per una mostra di pittura)
Rovente il sole scioglie pennellate,
e le onde turchese respirano alle tele,
su cornici di sale un blu distende
le conchiglie a raccontare avventure.
Dall’alto, i monti osservano in silenzio,
vestiti di verde ed ombre d’argento,
foglie di nuvole per alito di vento
limpide in colori rutilanti.
Tra le ginestre in fiore, solitario,
l’eco del gabbiano smarrito
è lago, piccolo specchio tra le rocce,
che riflette il tralcio dell’onda di risacca.
Dipinti ed illusioni si confondono,
quando la luce brucia ogni distanza,
ed il mare sembra toccare le cime lontane
con dita di vapori sottili. Ormeggia
timido e sottile il disegno che incanta
la variopinta armonia.
Estate, il gioco dei miraggi,
che mescola nel sogno sabbia e neve,
lasciando sulla pelle il colore di attese
e negli occhi un orizzonte che non ha confini.
Foto di wal_172619_II da Pixabay
Antonio Spagnuolo è nato a Napoli il 21 luglio 1931. Ha fondato e diretto negli anni ottanta la rivista “Prospettive culturali”, alla quale hanno collaborato firme autorevoli. Redattore della rivista Realtà al tempo di Aldo Capasso e Lionello Fiumi – Ha fondato e diretto la rivista “Iride”. Ha fondato e diretto la collana “L’assedio della poesia”, dal 1991 al 2006. Pubblicando autori di interesse nazionale come Gilberto Finzi, Gio Ferri, Giorgio Bàrberi Squarotti, Massimo Pamio, Ettore Bonessio di Terzet, Giliano Manacorda, Alberto Cappi, Dante Maffia e altri. Presente in numerose mostre di poesia visiva nazionali e internazionali, in
serito in molte antologie, collabora a periodici e riviste di varia cultura – Attualmente dirige la collana “Frontiere della poesia contemporanea” per la Valle del Tempo edizioni e la rassegna ”poetrydream” in internet (www.antonio-spagnuolo-poetry.blogspot. com). Presiede il premio “L’assedio della poesia 2020”.
Tra i numerosi volumi pubblicati, citiamo “Ore del tempo perduto” – Intelisano – Milano 1953 – nel 2025 è uscita una ristampa anastatica con lettera di Umberto Saba – La Valle del Tempo Edizioni; “Rintocchi nel cielo” – Ofiria – Firenze 1954; “Graffito controluce” – SEN Napoli 1980 – prefaz. Giovanni Raboni; “Le stanze” – Glaux Napoli 1983 – prefaz. C. Ruggiero; “Fogli dal calendario” – Tam-Tam Reggio Emilia 1984 – prefaz. G.B. Nazzaro; “Candida” – Guida Napoli 1985 – prefaz. Mario Pomilio (Premio Adelfia 85 e Stefanile 86); “Dieci poesie d’amore e una prova d’autore” – Altri Termini. Napoli 1987 (Premio Venezia 87); “Infibul/azione” – Hetea – Alatri 1988; “Per lembi” – Manni editori – Lecce 2004 (Premio speciale della Giuria – Astrolabio 2005, Premio Saturo d’argento 2006); “Fugacità del tempo” (prefaz. Gilberto Finzi) – Ed. Lietocolle – Faloppio 2007. Fra gli ultimi riconoscimenti Premio “Libero de Libero 2017” – Premio “Salvatore Cerino 2018” – Premio “L’arte in versi 2018” – Menzione speciale al premio “Aoros 2017” – Lauro d’oro alla carriera “Premio città di Conza 2017” – Premio “N. e C. Di Nezza” Isernia 2018″ –. “Premio all’Eccellenza 2019” – Roma. Premio Silarus 2020 – Premio speciale “Lettera d’amore 2021” – Premio speciale “Iris” 2021 – Premio Emily Dickinson 2022. Premio Eccellenza alla cultura 2022. Tradotto in francese, inglese, greco moderno, iugoslavo, spagnolo, rumeno, arabo, turco.
Di lui hanno scritto numerosi autori fra i quali Alberto Asor Rosa che lo ospita nel suo “Dizionario della letteratura italiana del novecento” e nella “Letteratura italiana” edizioni Einaudi, Carmine Di Biase nel volume “La letteratura come valore”, Matteo d’Ambrosio nel volume “La poesia a Napoli dal 1940 al 1987”, Gio Ferri nei volumi “La ragione poetica” e “Forme barocche della poesia contemporanea”, Stefano Lanuzza nel volume “Lo sparviero sul pugno”, Felice Piemontese nel volume “Autodizionario degli scrittori italiani”, Corrado Ruggiero nel volume “Verso dove”, Alberto Cappi nel volume “In atto di poesia” e molti altri.
In “Parole a Capo” sono state pubblicate altre poesie di Antonio Spagnuolo il 21 maggio 2020 e il 28 agosto 2025.
Per rafforzare il sostegno al progetto, invito, nella massima libert
à di adesione o meno, a inviare un piccolo contributo all’IBAN: IT75P0538713004000003826665*
LO SCAFFALE POETICO
Segnalazioni editoriali interne (o contigue) al mondo della poesia.
Nel precedente numero di Parole a Capo, nello “Scaffale poetico”, abbiamo pubblicato uno stimolante contributo di Zairo Ferrante dal titolo “Instant Poetry e criterio dinanimista: un esempio di verifica nel tempo dello scroll“, dove vengono indicati cinque criteri per “misurare” la poesia digitale. In questo numero proponiamo un nuovo contributo di Zairo Ferrante sul rapporto tra espressione poetica nel reale ed A.I..
L’AZIONE POETICA NEL REALE: IL CRITERIO DINANIMISTA ALLA PROVA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE (A.I.)
Se il criterio nasce per misurare l’azione poetica nel reale, allora deve poter essere applicato anche nei territori più controversi del linguaggio contemporaneo.
Quindi, dopo aver sottoposto a verifica il criterio dinanimista con la Instant Poetry per valutarne la tenuta complessiva, ho voluto testarlo anche su un singolo testo poetico, applicandolo, in questo intervento, all’analisi di una poesia generata dall’intelligenza artificiale. Premetto anche che questo metodo non è nato per difendere la “carne” a scapito della “macchina”, ma per definire l’azione poetica nel reale contro l’inerzia, il settarismo e l’estetismo afinalistico —umani o artificiali che siano.
Inoltre, questo ulteriore passaggio non nasce per dimostrare un limite dell’intelligenza artificiale, ma per verificare la tenuta del criterio stesso. Un criterio — quasi per definizione — dimostra validità soltanto nella sua applicabilità. Questo esperimento mi costringe a precisare il nodo tra necessità e soggettività. Potrebbe persino rivelare che lo stesso criterio non sia pienamente attuabile fino in fondo. Il rischio è parte integrante di ogni test.
Ho chiesto all’AI di generare una poesia di dieci versi sulla guerra, evitando cliché e strutture riconoscibili (emulazioni), con una formulazione quanto più possibile umana.
La risposta dell’A.I. è stata la seguente: “Non posso garantirti ‘assenza di emulazione’ in senso assoluto. Nessun testo nasce nel vuoto, ma posso scriverti una poesia evitando cliché, retorica epica o immagini già consumate. Dieci versi. Asciutti. Umani.
La guerra non comincia con uno sparo
ma con una frase che smette di ascoltare.
Una finestra resta aperta nella notte
e nessuno osa chiuderla.
Il pane si raffredda sul tavolo
mentre il telegiornale alza la voce.
Un bambino impara il suono
di parole che non capisce.
Qualcuno decide per molti
e poi dorme.”
A quel punto ho applicato i cinque assi del criterio: Necessità, Attrito, Trasformazione, Rischio, Durata.
Su Trasformazione (variazione della postura del lettore: si genera pensiero nuovo?) e Durata (permanenza nel tempo) non è possibile formulare un giudizio oggettivo; li considero soddisfatti nella misura in cui il testo è in grado di produrre senso e permanenza anche in un solo lettore. Per quel che concerne l’Attrito, il giudizio può essere più severo: il testo non appare capace di arrestare il sistema, non genera frizione. Si limita a una serie di immagini corrette ma non destabilizzanti, e la tensione umana non emerge con chiarezza.
Il nodo critico riguarda Necessità e Rischio.
Nel Dinanimismo la necessità non coincide con la rilevanza del tema, ma con l’urgenza incarnata di chi scrive: l’atto poetico che nasce dal reale. Il rischio, invece, non è semplice esposizione formale, ma disponibilità a perdere qualcosa nella parola — il mettersi in gioco del poeta e dell’artista.
Un testo generato da un’AI, in quanto tale, non assume né esposizione né perdita proprie: non nasce da una necessità incarnata. Inoltre, se manca il soggetto che si espone, manca anche il rischio.
Ne deriva che un testo prodotto dall’AI non soddisfa pienamente il criterio dinanimista sull’incisività della parola poetica. L’assunzione di responsabilità da parte di un soggetto umano potrebbe — forse — trasformare un testo in “atto nel reale”. E tuttavia il problema non si chiude qui. Rimane una serie di domande che mi pongo — e vi pongo:
1) Se un autore decidesse di assumersi la responsabilità di quel testo, firmandolo e dichiarandone la paternità, sarebbe sufficiente a trasformarlo in atto poetico? La responsabilità è una questione di firma o di attraversamento?
2) È possibile che un testo nato senza rischio diventi, a posteriori, gesto rischioso, oppure il rischio deve precedere la parola perché la parola possa dirsi poesia?
3) Quanta “poesia umana” (compresa quella di chi scrive) rimarrebbe in piedi se esposta a questo criterio?
Il dibattito resta aperto.
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