Cartolina ricordo Ferrara 2026: Vasco e Grattacielo
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Cartolina ricordo Ferrara 2026: Vasco e Grattacielo
L’anno 2026 molti lo ricorderanno per il doppio concerto di Vasco Rossi al Parco Urbano. Altri, invece, soprattutto per il doppio sgombero di circa 800 persone, tra gennaio e febbraio, dal Grattacielo. Non sono distanti tra loro, il Parco intitolato a Bassani e le torri. Il primo, spazio aperto, che pare sconfinato, arioso; il secondo, spazio verticale, forse in passato anche sovraffollato, caotico, ambiguo. Lo scorso fine settimana, i “ruoli” si sono invertiti: stracolmo lo spazio verde, vuoto (da mesi) il gigante di cemento armato.
IL PARCO E LE TORRI
I due luoghi, il 5-6 giugno si sono in un certo senso “incontrati”: nel parco Coletta antistante le torri vi erano quattro food truck (i camioncini con cibo e bevande) e il Birrabus 30, «il più grande beer truck d’Europa, dotato di 300 spine simultanee e di una capacità di 1.800 litri», recitava compiaciuto un comunicato dell’ufficio stampa della Giunta comunale.
Tutti, con musica ad alto volume. Altissima era addirittura la musica proveniente dal bar Mai guai, fin dalla mattina. Dietro, gli appartamenti vuoti di vita, ma pieni di memoria, di oggetti e immagini. Colmi ancora dei drammi dei residenti, sparsi per la città, per la regione, per il mondo. Questa immagine molto triste è forse emblematica della città che l’attuale Amministrazione comunale desidera: una città piena di turisti, di consumatori, di mordi&fuggi. Di profitti per pochi. Vuota, invece, della complessità etnica e culturale, di voci contrarie o semplicemente differenti. Di luoghi di socialità non stereotipati e non centrati sul consumo.
IL MILIONE DELLA VERGOGNA
Ma ripercorriamo le ultime settimane e gli ultimi mesi prima del doppio concerto. La Giunta Fabbri ha deciso di stanziare 1 milione e 200mila euro per il live di Vasco. Nel Consiglio comunale dello scorso 24 novembre, l’Assessore Fornasini giustificava la Variazione di Bilancio n. 159/2025 come «trasferimento alla Fondazione Teatro Comunale» in quanto «soggetto attuatore e organizzatore delle attività logistiche e operative connesse alla realizzazione dei grandi eventi individuati dalla cabina di regia». Appunto, i due maxi concerti al Parco Urbano.
«NON IN QUEL PARCO!»
La lotta a difesa di questo parco, bene di tutti, e bene fragile, inizia nel 2023 in occasione del concerto di Bruce Springsteen: Italia Nostra – Ferrara scriveva alla provincia, e per conoscenza a Regione e Soprintendenza: risultando che il Parco Bassani «sia tuttora tutelalo come “zona di particolare interesse paesaggistico-ambientale” (art. 19) dal Piano Paesistico Regionale e come parte delle reti ecologiche di primaria importanza nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, chiede se lo svolgimento nel parco della manifestazione sopra richiamata sia compatibile con la normativa di tutela del Piano Paesistico Regionale e Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale o se non sia pregiudizievole della salvaguardia di un territorio tutelalo in quanto ricco di valori ambientali, anche sotto l’aspetto del rispetto e della difesa della flora e della fauna in esso presenti».
Lo scorso marzo, Italia Nostra ha nuovamente scritto alla Provincia in merito alla fattibilità del concerto di Vasco in quel luogo, ma ora come allora non c’è stato nulla da fare. Lo scorso novembre si era mosso anche il Comitato “Save the Park” con una lettera indirizzata allo stesso Vasco Rossi: nessuna risposta.
BILICI, DIVIETI E… CIMITERI
Per montare il palco, la scorsa settimana sono arrivati 36 bilici (grandi tir) oltre a quelli coi componenti della produzione. Predisposta una zona rossa il cui perimetro è stato costantemente monitorato da ben 19 telecamere di sicurezza, su 170 totali installate. Tanto una parte dei fan ha potuto parcheggiare… quasi nel Cimitero della Certosa. Come già successo per il Ferrara Summer Festival, infatti, fra i parcheggi messi a disposizione e anzi consigliati, vi era quello di via Borso: si tratta del parcheggio interno all’area della Certosa. Uno vero e proprio sfregio.
CHIUSURE, PROFITTI E LAVORI
Nei giorni dei concerti, il parco Coletta è stato occupato anche da bagni chimici multicolori (sgargianti), fin davanti la cancellata che lo divide dalle torri, e che lo chiude. Come in quei giorni chiuse erano tutte le sedi della nostra Università, molti negozi, attività commerciali e uffici (e abitazioni!) nei dintorni del Parco Urbano. E così, molti bus e corriere, i cui viaggi sono stati annullati nei due giorni canori.
Articoli sulla stampa locale gongolavano nell’intervistare qualche barista o gestore di locali che hanno visto aumentare, e non di poco, i propri guadagni: piccolissima, infima, percentuale, rispetto agli altri locali e negozi chiusi, o che i clienti li han persi in quei giorni. E soprattutto, pochi rispetto alle tante lavoratrici e lavoratori che quotidianamente vivono nella precarietà o di lavori e lavoretti in nero: quindi nell’incertezza e nel ricatto.
E a proposito di lavoro poco rispettato, la settimana scorsa in diverse chat WhatsApp ha girato un messaggio con annuncio in cui si spiega come Securfox, azienda specializzata in servizi di sicurezza, «sta cercando personale maggiorenne per fare servizio il 5 ed il 6 giugno al concerto di Vasco». Il servizio – si spiega – si articolerà su due turni: ore 7-16 e 16-01. «70 euro a turno comprensivo di pasto». Meno di 8 euro all’ora. E prosegue: «ogni postazione di lavoro comprende 4/5 persone e non servono certificazioni». Ma sul sito di Securfox è scritto: «Tutto il personale impiegato è in possesso dei requisiti di legge richiesti e viene costantemente aggiornato» (!).
UN EVENTO CLASSISTA
Nonostante l’ingiustificato (e un po’ egoista) entusiasmo di Confcommercio Ferrara, diverse indagini di esperti dimostrano come i grandi eventi non portano nessuna ricchezza diffusa nel territorio, anzi fanno lievitare i guadagni e i profitti di chi ha già un forte potere economico.
Ad esempio, in un’intervista rilasciata al sito International Corporate Communication Hub, Michele Trimarchi (Università di Catanzaro) spiega: i grandi eventi «tendono a favorire specifiche aree della città o del territorio e determinati settori economici, mentre altre regioni o settori pagano i costi dell’evento senza riceverne benefici tangibili. Questo solleva interrogativi sulla redistribuzione dei ricavi generati e su chi ne tragga reale vantaggio. Esiste, infatti, il rischio che i grandi eventi assorbano risorse che altrimenti potrebbero essere impiegate per sostenere le attività culturali ordinarie, compromettendone così la vitalità nel lungo periodo».
I profitti, di certo, li fanno i manager di Live Nation Entertainment (che nasce nel 2010 con la fusione tra Live Nation e Ticketmaster), una delle più grandi società al mondo nell’ambito dell’organizzazione e promozione di grandi eventi, compresi i concerti di Vasco Rossi.
A metà aprile scorso, il Wall Street Journal spiegava, però, come questi profitti oltre che di per sé ingiusti, fossero anche illeciti: un tribunale federale di New York, infatti, «ha stabilito che Live Nation ha monopolizzato illegalmente il mercato dei biglietti per i principali concerti negli Stati Uniti, una vittoria per un gruppo di stati che l’accusavano di applicare prezzi eccessivi agli appassionati di musica e di fare pressioni sui locali affinché utilizzassero il suo servizio dominante, Ticketmaster».
E come riporta Il Post lo scorso 15 aprile, «secondo la giuria tra le altre cose Ticketmaster ha applicato una maggiorazione di 1,72 dollari su ogni biglietto venduto, e dovrà quindi rimborsare tutti i clienti». «Da allora – spiega ancora Il Post – ha messo in piedi un sistema essenzialmente dominante nel settore dell’intrattenimento dal vivo, sia per quanto riguarda la promozione dei concerti, che la gestione dei locali e la vendita dei biglietti».
LA PAURA DI SEMBRARE CONSERVATORI
Poche, in questi giorni, sono state le voci critiche in città, e poche le critiche dall’opposizione politica. Anselmo, consigliere comunale, Vasco è andato addirittura a salutarlo e a omaggiarlo; e Nanni, consigliere PD, in un post su Facebook poi rimosso, aveva criticato chi «sa dire solo no». Senza dimenticare il presidente della Regione De Pascale (anch’egli PD) che, sempre su Facebook, ha elogiato Vasco e il suo concerto, da vero fan, come nel caso (con tanto di abbraccio col Sindaco Fabbri) lo scorso marzo in occasione degli altrettanto vergognosi concerti in p.zza Trento e Trieste.
È però inutile fare le pulci all’attuale Giunta (e Governo nazionale) se poi non ci si distingue da questa visione che pone lo spettacolo e i profitti annessi come principi intoccabili. Sacrificando montagne di soldi pubblici, spazi naturali tutelati, la salute e gli spazi comuni (si veda anche la questione dei concerti in piazza Ariostea o il Buskers Festival privatizzato).
Ormai il Comune (di Ferrara e non solo) si riduce a facilitatore, committente di servizi erogati da privati, e soggetto con lo scopo di attirare capitali di potenti attori privati. Insomma, si fa manager, riducendo la città a brand, a prodotto da vendere.
Se questo è l’avvenire che in maniera bipartisan ci viene proposto, ci teniamo la nostra etichetta di “conservatori”.
Cover e foto dell’articolo di Andrea Musacci
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Sono perfettamente d’accordo accordo con musacci che documenta e centra il punto. Vivendo vicino al parco urbano ho sentito il disagio e l impotenza di tante persone per le scelte sempre più opache e ingiuste della nostra giunta.
Come diceva una signora della protezione civile addetta alle chiusure agli autumobilisti alle transenne, ” ricordatevi quando andate a votare”
D’accordissimo sull’articolo, come del resto quello quasi analogo pubblicato da Musacci qualche giorno fa su “La Voce di Ferrara”. Sul voto dei cittadini, penso che il problema principale sia che ormai tanti non vanno a votare. D’altronde, gli “esempi oppositori” notati con Vasco Rossi non ci confortano granché.