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«L’ignobile casone» di fianco al Duomo: Ferrara città da saccheggiare

«L’ignobile casone» di fianco al Duomo: Ferrara città da saccheggiare

Lo scorso 26 gennaio il Sindaco di Ferrara ha aperto il suo discorso-fiume in Consiglio Comunale dedicato all’affaire Grattacielo citando le parole pronunciate da Giorgio Bassani durante un’altra seduta del Consiglio, quella del 25 giugno 1962: in quell’occasione, lo scrittore definì «ignobile casone» l’imponente struttura vicino alla Stazione. Percorrendo più volte il centro città, mi chiedo perché non dovrei definire allo stesso modo il maxi-palco montato nei giorni scorsi in piazza Trento e Trieste.

Forse – è questo il dubbio che mi viene – la bruttezza del Grattacielo percepita da chi amministra la nostra città non è tanto estetica ma etico-culturale: il Grattacielo – secondo la nostra Giunta – è “antiestetico” perché fuori dalla loro logica di “decoro”. Logica che considera “indecoroso” tutto ciò che non è né redditizio né mediatizzabile. Raggiunto un consenso talmente alto da stare al timone della città per almeno 10 anni, le torri non sono nemmeno più necessarie a livello propagandistico come luogo “immorale” inintegrabile nella logica del profitto-intrattenimento.

ESTRARRE ESTRARRE ESTRARRE!

Il 20-22 marzoBattiti Live Spring” e il compleanno di Radio 105 invaderanno il Listone ferrarese. Il 26-27 sarà il turno del “Super Karaoke”. Eventi nazionali che richiameranno 5mila persone a sera, senza contare gli ascolti tv sulle reti Mediaset: gli spettacoli, infatti, sono organizzati dal gruppo che oltre ai vari canali televisivi ha al proprio interno anche Radio Mediaset, s.p.a. di cui Radio 105 fa parte. Ferrara, quindi, è per l’ennesima volta vittima di estrattivismo urbano: lo spazio pubblico (e tutelato come patrimonio Unesco) ha valore solo in quanto risorsa da cui ricavare profitto, e profitto per pochi: questo vale per il Listone, per il Parco Urbano (coi concerti di Springsteen e di Vasco), per piazza Ariostea (col Ferrara Summer Festival).

“Estrarre”, infatti, significa «cavare, tirare fuori, con semplice atto meccanico» (Treccani). E, infatti, nel nostro caso non vi è nulla di umano, nulla che richiami la bellezza, l’anima di una città, la convivialità che fa di una piazza il crocevia di storie, diversità, parole. La società dello spettacolo, regno dell’immateriale, piomba con la sua violenta materialità perché non incontra resistenze – anzi! – da parte di chi amministra la città; amministratori che, invece, dovrebbero valorizzare le forze vive del territorio, non svendere i luoghi al miglior offerente. E proprio nel 2026, compie 40 anni quell’infelicissima espressione coniata dall’allora Ministro italiano del lavoro de Michelis sulla cultura come «petrolio d’Italia».

IL VERO LAVORO, LA VERA RICCHEZZA

A proposito di lavoro, sono tanti i lavoratori dentro il recinto allestito sul Listone: penso anche a loro, costretti a dare le proprie energie e professionalità per qualcosa che non porta nessun vero arricchimento.
Proprio in piazza durante il montaggio del palco, qualche giorno fa ho colto il dialogo tra due signore: alla prima, che si lamentava dei disagi che portava il mega palco, la seconda ha risposto: «ho vissuto diversi anni a Imola e quando il Gran Premio di Formula 1 non si è svolto (dal 2006 al 2020, ndr) la città si è completamente svuotata».

Come a dire: le nostre città possiamo mantenerle vive solo imponendo manifestazioni dall’esterno, senza inculturazione e senza nessun rispetto per la storia dei luoghi e la tutela della natura. Scompare, così, l’idea stessa di urbe intesa sì come organismo aperto e permeabile ma omogeneo, fatto di sottili e invisibili equilibri sedimentatisi nel tempo.

Quella estrattiva, invece, è una forma di neocolonialismo (si vedano le riflessioni della filosofa spagnola Marina Garcés): produce dipendenza economica, concentrando risorse e capitali in quell’ambito, non riuscendo più a immaginare un modo diverso di creare valore; non crea ricchezza diffusa, ma solo per pochi, anzi pochissimi; frattura la popolazione urbana tra chi ci guadagna e chi no, rendendo in ogni caso passivi tutti, sia i primi sia i secondi. Al massimo, convincendo una parte a reinventarsi come spettatori…

ARMIAMOCI E BALLIAMO

L’occupazione della città per il profitto di Mediaset assomiglia anche a un’occupazione “militare”: ci siamo, infatti, abituati a una camionetta dell’Esercito a ridosso del Duomo, nei giorni scorsi nell’esiguo spazio tra Libraccio e il recinto sul Listone, o davanti la Cattedrale stessa.
Domenica scorsa, due carabinieri presidiavano, assieme alla Securfox, piazza Trento e Trieste. D’altronde, al Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica svoltosi a inizio mese in Prefettura in vista degli eventi sul Listone, era presente anche il rappresentante del Comando Operazioni Aerospaziali (COA) di Poggio Renatico. Ci chiediamo in che modo il COA sarà coinvolto nella manifestazione.

Nel comunicato della Prefettura emesso per l’occasione viene spiegato come la «temporanea rimodulazione degli arredi urbani e delle occupazioni di suolo pubblico rappresenta anche l’occasione per avviare un confronto costruttivo sulla gestione permanente degli spazi, volto a conciliare la vivibilità commerciale con i più moderni standard di sicurezza urbana». Sarà interessante capire come cambierà la «gestione permanente degli spazi». Nello stesso comunicato, è scritto anche: il «passaggio al livello di allerta superiore» (causa terza guerra nel Golfo) «prevede l’impiego di dotazioni tecniche avanzate per il personale». Ma non si specifica quali.

UNA CITTÀ AL CONTRARIO

Uno scempio, quello riguardante il cuore di Ferrara, che non inizia certo oggi.
A inizio 2019 la Giunta Comunale a guida Tagliani presenta il progetto per una nuova piazza Verdi, «in grado – si disse – di accogliere eventuali manifestazioni e allestimenti occasionali di diverso genere». Al posto del parcheggio, invece, con la prima Giunta Fabbri la piazzetta divenne una distesa semi-privatizzata per i tavolini dei locali attigui. E col modello “zona rossa” applicato nel 2020 per la movida in zona via C. Mayr/p.zza Verdi e replicato l’anno scorso per il Buskers Festival (anch’esso privatizzato).

Sorte simile è toccata al Giardino delle Duchesse e a piazza Cortevecchia; quest’ultima è stata “rigenerata” quasi due anni fa: da allora – tolti i “vulcani” e l’edicola – è quasi totalmente occupata dai tavolini dei locali.
La Giunta Tagliani è invece totalmente responsabile del parcheggio multipiano Borgoricco: un mostro di cemento armato a pochi passi dal Duomo che non ha fatto che imbruttire il centro e soffocare con traffico e smog le vie di accesso. E ora sembra che anche l’area di piazzale Kennedy possa essere interessata dalla realizzazione di un parcheggio multipiano.

Insomma, il Grattacielo sarà pure un «ignobile casone», ma almeno era abitato da famiglie, studenti, da persone in carne e ossa che negli anni han costruito relazioni nuove, sperimentato stili diversi di convivenza. Possiamo dire lo stesso di questi luoghi appena citati? E potremmo dire lo stesso del rumoroso mostro di luci e metallo di fianco al Duomo?

           

La foto in copertina e quelle che illustrano l’articolo sono di Andrea Musacci.

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Andrea Musacci

Nato nel 1983, laureato in Filosofia, vivo a Ferrara e da 13 anni lavoro come giornalista. Sono “tuttofare” per “La Voce di Ferrara-Comacchio” e scrivo per “Filo Magazine”, “The Ferrareser”, “Avvenire”. In passato ho collaborato con “La Nuova Ferrara” e “Listone Magazine”. Credente in ricerca, sono un discepolo di Emmaus sempre bisognoso dell’incontro con Cristo. Per me la politica è prassi reale di liberazione personale e collettiva (e più o meno lo stesso posso dire dell’autentica esperienza artistica). «L’unica cosa che conta è l’inquietudine divina delle anime inappagate». (Emmanuel Mounier)

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