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MATERNITA’ SURROGATA
Per un ecosocialismo che rispetti la vita (sempre)

MATERNITA’ SURROGATA. Per un ecosocialismo che rispetti la vita (sempre)

È inutile lottare ogni giorno per relazioni e stili di vita alternativi alla logica liberista se poi proprio in uno degli aspetti più intimi, “sacri” e belli della vita – la relazione madre/nascituro – ci si affida proprio al mercato e al profitto. Su questo riflette Luana Zanella nel suo recente libro La sostituzione della madre. Ecologia e femminismo pensano insieme (Moretti&Vitali ed., 2026), dedicato alla pratica inumana della maternità surrogata (detta anche “utero in affitto” o “gestazione per altri”).

Luana Zanella, femminista ed ecologista, è deputata di AVS (Alleanza Verdi e Sinistra), vicepresidente della Commissione XII Affari sociali della Camera dei deputati e segretaria della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio. Non è l’unica femminista contro l’utero in affitto: in Italia, lo sono anche le donne di RadFem, Udi, Arcilesbica e molte altre (si veda, ad esempio, questo appello internazionale>), o personalità come Aurelio Mancuso, ex presidente di Arcigay, oltre naturalmente al mondo cattolico.

CHE COS’È LA MATERNITÀ SURROGATA

La maternità surrogata è una tecnica di procreazione assistita nella quale una donna (la madre surrogata) porta a termine una gravidanza “su commissione” di altri. Fra la madre surrogata e la coppia (etero o omosessuale) o il singolo che richiede la surrogazione è presente un contratto commerciale di diritto privato. Di solito si utilizzano i gameti (ovociti e spermatozoi) della coppia richiedente, a volte i gameti di altri donatori.

Il contratto rende la madre surrogata totalmente legata per 9 mesi agli acquirenti, che comprano non solo una parte del suo corpo (già di per sé qualcosa di gravissimo), ma l’intera sua persona, imponendole per contratto limiti e divieti di ogni tipo: si pensi, ad esempio, al fatto che le viene consigliato o proibito di accarezzarsi il ventre durante la gravidanza; o al fatto che, nel caso di morte dei committenti, il nascituro non rimarrebbe comunque a lei.

LE LEGGI, DALL’ITALIA AL MONDO

La maternità surrogata è legale in alcuni Paesi del mondo ed è vietata in gran parte d’Europa, inclusa l’Italia (grazie alla legge 40/2004), dove dal 2024 è considerata un “reato universale” perseguibile anche se commesso all’estero.

Fra i Paesi noti in questo mercato svettano Ucraina, India, Thailandia e Nepal (Paesi dove donne proletarie e sottoproletarie accettano questa pratica per mera sopravvivenza), ma la pratica è legale anche in otto stati USA (soprattutto California) e in Russia.

Lo scorso ottobre, alla IV Conferenza mondiale sulle donne svoltasi presso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York vi è stata la presentazione del Rapporto contro l’utero in affitto redatto dalla giordana Reem Alsalem (relatrice speciale Onu contro la violenza sulle donne e le ragazze). E la Convenzione Internazionale di Oviedo sui Diritti dell’uomo e la biomedicina (1997), all’art. 21 recita: «Il corpo umano e le sue parti non devono essere, in quanto tali, fonte di profitto» (principio che dovrebbe valere per ogni aspetto del sistema capitalistico).

UNA ROTTURA VIOLENTA

«Come si può giustificare la rottura programmata e violenta della relazione madre-creatura, al momento del parto, quando invochiamo per i cuccioli dei nostri animali di affezione un periodo adeguato di svezzamento?», scrive Zanella nel suo libro. Il corpo della madre surrogata non sarà mai «un contenitore neutro, ininfluente e passivo».

Tanti e consolidati sono ormai gli studi sulla profonda relazione madre-nascituro in gravidanza: «Il feto – scrive Elena Stella, psicologa e psicoterapeuta – vive in un intenso scambio di relazioni sensoriali con la mamma e accanto ad esse vi è una continua interazione non solo nutrizionale ma anche biochimica ed immunoendocrinologica attraverso la placenta (…). Il bambino in utero percepisce già le emozioni della madre e tra di loro si crea pian piano una comunicazione che avviene non soltanto per via ormonale, ma anche per via empatica e ne costituisce la base relazionale futura».

Eppure, la madre surrogata per nove mesi deve prendersi cura in ogni modo del bimbo che porta in grembo e al tempo stesso – come spiega la femminista svedese Kajsa Ekis Ekman nel libro Essere ed essere comprate (Meltemi ed., 2024) – «deve creare una distanza tra sé e il suo corpo, tra sé e il bambino che porta in grembo, perché deve sempre fare una distinzione tra ciò che è il suo essere e ciò che viene comprato. Deve avere a cuore il bambino ma non affezionarsi a lui».

«PUOI SCEGLIERE SESSO, RAZZA E INTELLIGENZA»: VIAGGIO NEI SITI DELLE AGENZIE

Ho indagato sui siti web di alcune fra le più potenti agenzie che fan profitti con la maternità surrogata, per riportare le loro stesse parole. Pinnacle Fertility, agenzia statunitense, sul proprio portale spiega: «la nostra agenzia accetta solo madri surrogate disposte a seguire le raccomandazioni mediche, inclusa l’interruzione di gravidanza se necessaria». Tradotto: se i committenti sceglieranno l’aborto, la madre surrogata difficilmente potrà rifiutarsi (anche se la questione è discussa a livello legale).

Inoltre, la donatrice degli ovuli si può scegliere da un vero e proprio catalogo: sul sito di Gest Life (agenzia statunitense molto presente anche in Europa) è scritto: «i futuri genitori possono selezionare caratteristiche specifiche, come l’aspetto fisico, la storia familiare e l’istruzione». Sullo stesso sito troviamo un altro punto intitolato “Puoi avere anche un bambino intelligente – Tecnologie avanzate per avere un ‘superbambino’”.

«Le tecniche di riproduzione assistita – è scritto – hanno fatto grandi progressi, permettendo oggi di aumentare le probabilità di avere un bambino sano, con un rischio inferiore di sviluppare malattie in futuro e con un potenziale intellettivo superiore alla media». Il paragone con l’eugenetica nazista non mi pare eccessivo.

Ma non è l’unico caso, anzi: con BioTexCom (agenzia ucraina), nel piano VIP (il più oneroso, 64900 euro) la «selezione del sesso» è «inclusa», grazie alla fecondazione in vitro, e così la «race»: molte sono «europeoid», tipologia razziale superata. E nella pagina dedicata alla scelta delle donatrici, rivolgendosi alle future madri committenti, è scritto: dopo il parto, «solo tu decidi come comportarti con tuo figlio e se rivelargli il segreto della sua nascita. Esiste un approccio europeo secondo il quale la donazione di ovuli è di fatto equivalente alla donazione di sangue o di rene» (!).

Stesso discorso sul sito di Feskov, altra agenzia ucraina: «Selezioniamo attentamente donatori che siano il più fenotipicamente simili alla futura madre, al fine di preservare tutte le sue caratteristiche intrinseche: tonalità della pelle, forma degli occhi, colore dei capelli».

PER UN ECOSOCIALISMO CHE RISPETTI LA VITA (SEMPRE)

La borghesia «non ha lasciato tra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, lo spietato “pagamento in contanti” (…). Ha fatto della dignità personale un semplice valore di scambio (…), ha strappato il velo di tenero sentimentalismo che avvolgeva i rapporti di famiglia, e li ha ridotti a un semplice rapporto di soldi». Queste, sono frasi che Marx ed Engels incisero nel loro Manifesto del Partito Comunista del 1948. Sembrano scritte ora.

Ci troviamo, infatti, di fronte sia a uno stadio della lotta di classe da parte dei padroni – che considerano la riproduzione e l’affettività terreno di estrattivismo -, sia di fronte a un nuovo tentativo di controllo patriarcale sul corpo delle donne. «In questo momento – scrive Luana Zanella nel suo libro -, l’appropriazione da parte del capitalismo neoliberista si rivolge soprattutto al percorso della maternità e della fecondità, sia fisica che mentale».

Il ricorso alla maternità surrogata inteso come diritto inalienabile pone, sempre secondo la deputata di AVS, «un ostacolo rilevante alla capacità di lettura disincantata e lucida del mercato globale e delle forze materiali che vi agiscono», e trascura «il fatto che il corpo femminile rappresenta uno dei territori privilegiati della neocolonizzazione biocapitalistica. Il tentativo mai dismesso di riappropriazione e controllo del corpo fecondo femminile trova nell’organizzazione internazionale della maternità surrogata l’occasione storica per asservire la capacità riproduttiva delle donne alle esigenze di un mercato redditizio e in espansione».

Il neoliberismo ha varcato l’ultima soglia: la vita nel suo nascere e l’intimità della donna sono diventate merci, oggetto di un contratto commerciale. A questo libro (faccio una parentesi) manca solo un passaggio: se centrale è l’inviolabilità del corpo femminile e della relazione tra madre e nascituro, allora va messo in discussione anche l’aborto.

Tornando all’utero in affitto, il sacrosanto desiderio di maternità/paternità deve riscoprire il limite invalicabile del corpo e della vita come indisponibili alle logiche del mercato e del profitto. Nessuna lotta anticapitalista, nessuna alternativa al neoliberismo può prescindere da ciò. Nessun ecosocialismo può accettare la compravendita dei bambini e delle madri. La lotta di classe inizia anche nel grembo materno.

«Tutto quello che resta di semplicemente desiderabile, non sarà più nella disponibilità delle persone perché avrà un prezzo di mercato o dovrà essere regolato secondo i rapporti di forza».
(Luisa Muraro, in L’anima del corpo. Contro l’utero in affitto, La Scuola ed., 2016)

Cover: Foto di Tumisu da Pixabay

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Andrea Musacci

Nato nel 1983, laureato in Filosofia, vivo a Ferrara e da 13 anni lavoro come giornalista. Sono “tuttofare” per “La Voce di Ferrara-Comacchio” e scrivo per “Filo Magazine”, “The Ferrareser”, “Avvenire”. In passato ho collaborato con “La Nuova Ferrara” e “Listone Magazine”. Credente in ricerca, sono un discepolo di Emmaus sempre bisognoso dell’incontro con Cristo. Per me la politica è prassi reale di liberazione personale e collettiva (e più o meno lo stesso posso dire dell’autentica esperienza artistica). «L’unica cosa che conta è l’inquietudine divina delle anime inappagate». (Emmanuel Mounier)

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