E al riguardo si veda anche una recente ordinanza del Tribunale di Napoli (qui).
FIUMANA DI EVENTI
Ecco gli eventi in programma quest’estate nella Nuova Darsena organizzati da “Dodicieventi” di Stefano Zobbi: dal 30 giugno al 5 luglio, la quinta edizione di “Rio Latino”, con musica e balli dalle 20 in poi (e schiamazzi documentati dai residenti oltre le 2); dal 7 al 19 luglio c’è “Uain” (anch’essa alla quinta edizione), con numerose aree per bere e mangiare, ed «eventi particolari» (così è scritto sul sito di “Dodicieventi”); infine, dal 22 luglio al 9 agosto, “Mangiafexpo”, con oltre 20 gazebo di locali e ristoranti. Inoltre, l’Associazione Musicisti di Ferrara organizza “Un fiume di musica”, concerti dal 1° giugno al 16 luglio tutti i lunedì e i giovedì, oltre ad alcuni eventi speciali. E dal 13 al 16 agosto ci sarà “Ferragosto in Darsena”. Infine, ogni lunedì sera, incontri musicali con “Freestyle Darsena” (dalla primavera del 2024), con molti partecipanti e attività fin oltre mezzanotte.
DENUNCIA, RICORSO E PERIZIA
Il primo esposto di due residenti risale al 2022. E nel 2024 una residente – e proprietaria – di via Mulinetto (che vive lì da 13 anni e sta ancora pagando il mutuo) ha promosso una causa civile contro “Dodicieventi” e il Comune patrocinatore. La signora lamentava – e lamenta ancora – immissioni luminose intollerabili all’interno della propria abitazione. Nel giugno 2024 si è rivolta al Tribunale di Ferrara con un ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. per far valere in giudizio il proprio diritto, sussistendo il fondato motivo di temere un pregiudizio grave e irreparabile, ma nel luglio dello stesso anno il giudice Mauro Martinelli rigettava la richiesta di concessione del provvedimento «in virtù di un sommario vaglio di infondatezza del ricorso sotto il profilo del pericolo irreparabile». Il giudice aveva, però, proposto un accordo che prevedeva lo spegnimento dei fari alle 23.30: proposta accettata dalla residente ma rifiutata da Zobbi.
Nel 2025 la signora ha quindi chiesto una perizia allo Studio Tecnico Aldegheri per valutare l’inquinamento luminoso provocato dall’impianto di illuminazione usato sul lungofiume. Perizia eseguita tra luglio e agosto dalla terrazza della sua abitazione – all’ultimo piano di uno degli stabili di via Mulinetto -, in occasione di manifestazioni sul Lungo Darsena, con luminanzometro e con una Campagna di misure tramite documentazione fotografica.
Ma vediamo uno a uno i fatti contestati.
MANCA IL PROGETTO
Martinelli nella risposta alla residente informava che gli eventi organizzati da “Dodicieventi” (col patrocinio del Comune) erano autorizzati, avendo la «dichiarazione di conformità a regola d’arte dell’impianto elettrico e degli impianti alle regole tecniche del Decreto del Ministero dell’Interno»; ma, ci spiega la residente, «il Comune aveva riconosciuto già nel 2023 il problema dell’inquinamento luminoso e Zobbi non era in possesso del progetto illuminotecnico» (nel caso specifico obbligatorio per legge regionale DGR 1732/15 nel caso di più di 10 fari, e in questo caso ne sono utilizzati 23), da non confondere con la conformità dell’impianto elettrico.
Lo scorso 22 giugno la consigliera comunale Anna Zonari (La Comune di Ferrara) ha quindi inviato all’ing. Alessio Stabellini, Dirigente del Servizio Ambiente e Agricoltura del Comune di Ferrara, una segnalazione in merito a queste denunce. Segnalazione che non ha ancora ricevuto risposta. E lo scorso 2 luglio Zonari ha fatto una richiesta di accesso agli atti. Ma sempre l’ing. Stabellini nell’agosto 2023 rispondeva così alla segnalazione di una residente: «Quanto alla problematica dell’inquinamento luminoso, che pare ancora permanere, qualora la manifestazione “Rio Latino” si dovesse svolgere anche l’anno prossimo si terrà conto della sua segnalazione al fine di adottare ulteriori misure gestionali atte ad attenuare il disagio segnalato». Sono passati, però, tre anni ma nulla il Comune ha fatto in tal senso.
LUCI, DIREZIONI E RIFRAZIONI
Martinelli rilevava poi la «illuminazione indiretta di tali palazzi – collocati a oltre 100 metri dai fari – posto che i fari sono rivolti verso l’acqua, utilizzando solo il colore blu, in quanto meno impattante per la vista, e ad un grado di intensità molto limitato». Ma – ci spiegano i residenti – «la luce blu non è rilassante, anzi è la peggiore, in quanto può alterare il ciclo sonno-veglia e danneggiare la retina». E nella perizia è scritto: «si segnala che la luce emessa è risultata essere di colore blu, ovvero avente uno spettro emesso compreso nelle lunghezze d’onda tra 400nm e 500nm». Tale aspetto «non dev’essere trascurato in quanto è ampiamente riscontrato da parte della ricerca scientifica come l’essere umano risulti essere particolarmente sensibile a tali lunghezze d’onda».
Come ci spiega la residente di via Mulinetto, «i fari erano visibilmente orientati dal basso verso l’alto, in violazione di legge, puntati sulle abitazioni e non sull’acqua». «Come riscontrato dalle indagini svolte – è spiegato nella valutazione della perizia -, la proprietà della committente è risultata essere illuminata a causa dell’errato orientamento dei fari modello STAR COLOR 240 WASH LIGHT». «Dalle indagini svolte» nella perizia si ritiene quindi che questo impianto luminoso, marca BeamZ, «non sia conforme a quanto indicato dalla legislazione della Regione Emilia-Romagna inerente al contenimento del fenomeno dell’inquinamento luminoso attualmente vigente».
«CHIUDI LE TAPPARELLE!»
Ma oltre al danno, la beffa: Martinelli nella sua risposta spiega anche che «il pieno uso della camera da letto è consentito dall’utilizzo delle tapparelle traforate (che consentono anche il passaggio dell’aria)», o «dalla installazione di una tenda ovvero, infine, dal semplice uso di una mascherina (così lasciando la finestra aperta); evidenziato per altro come le manifestazioni terminino intorno alle ore una di notte, lasciando oltre sei ore di sonno». «Non esiste però alcuna legge – risponde la residente – che imponga ai cittadini di chiudere le tapparelle di un’abitazione privata. La loro funzione è infatti principalmente quella di schermare dai raggi solari e limitare il surriscaldamento degli ambienti interni, non di proteggersi da immissioni luminose forzose dall’esterno e di sera». Una ovvietà, ma evidentemente non per tutti.
ORARI “SBALLATI”
E rispetto agli orari, questa «immissione» – secondo Martinelli – «si produce dalle ore 22.00 alle ore 1,00 di notte per un periodo temporale annuo di circa un mese, durante l’estate, senza impatto di rumore o esalazione di fumi». Ma ai sensi della normativa regionale, l’illuminazione di uso temporaneo ottenuta con apparecchi provvisori, dovrebbe rimanere accesa per non oltre due ore al giorno e massimo 15 giorni consecutivi, e per non più di 2 cicli all’anno. Al contrario – come documentato anche dalla perizia – nella precedente edizione (2025), i fari venivano accesi già nel pomeriggio e spenti all’1 di notte (a volte anche oltre questo orario).
RUMORI (SENZA TREGUA)
Infine, il problema dell’inquinamento acustico causato dalle tante iniziative sul lungofiume. I residenti, nonostante le molteplici segnalazioni, denunciano come non siano stati effettuati controlli fonometrici. Eppure, dalle autorizzazioni in deroga relative agli eventi del 2025 si prescrive che se nel corso di manifestazioni musicali vengono fatte segnalazioni o esposti, si deve provvedere a eseguire attività di monitoraggio con rilievo fonometrico assumendo come tempo di riferimento il periodo “notturno”. E la normativa regionale – legge n. 15/2001 -, all’art. 11 spiega: «I Comuni, fermo restando il principio di minimizzazione del disturbo, a tutela dei ritmi biologici dovranno garantire almeno il riposo notturno, salvo ragioni di inderogabili urgenze autorizzate dal sindaco».
Per non parlare – come denunciato da anni dai residenti – dei diversi episodi di schiamazzi notturni e disturbo alla quiete pubblica ben oltre la mezzanotte e dei rumori circa alle 3-4 del mattino dei camion della spazzatura e poco dopo delle draghe.
IN MALATTIA
Una delle residenti con cui siamo in contatto – già con patologie pregresse -, ci spiega le conseguenze di tutto ciò sulla sua salute: «durante questi eventi in Darsena – sono sue parole – non riesco a dormire. Per lo stress e la mancanza di sonno e di riposo ho già dovuto prendere alcuni giorni di malattia dal lavoro e probabilmente ne dovrò prendere anche altri». Nell’ultima certificazione il medico scrive: «La malattia è dovuta a un evento traumatico» e parla di «malessere e affaticamento».
A essere leso, oltre al diritto alla salute, al sonno e al riposo, è anche il suo diritto al lavoro; un lavoro che richiede un’attenzione e una concentrazione molto elevata, per evitare conseguenze anche rilevanti. Senza considerare i possibili rischi legati al fatto che al luogo di lavoro si reca con la propria auto e che il non poter tenere le finestre aperte a causa delle luci moleste, la costringe – nelle calde sere d’estate – a dover accendere l’aria condizionata: ma dati i suoi problemi di salute, il condizionatore dovrebbe tenerlo acceso il meno possibile.
Insomma, una vera e propria «invasione» nello spazio domestico, “sacro” per sua natura, un obbligato cambio di abitudini e di stile di vita. Altro che “padroni a casa propria”…
Nota: questo articolo è stato redatto per il numero corrente della “Voce di Ferrara Comacchio”.



















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