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La contraccezione, la rivoluzione copernicana delle donne

Dal punto vista della sociologia e filosofia femministe la vera rivoluzione nella vita femminile non è stata l’immissione in massa nel mondo del lavoro post rivoluzione industriale (dato che le serve e le schiave le abbiamo sempre fatte), né l’istruzione obbligatoria introdotta gradualmente a partire dagli anni ’60, bensì la rivoluzione anticoncezionale, uno dei rari, ma fondamentali momenti in cui la scienza si è alleata con la vita femminile, fornendole uno strumento di liberazione.
Se Freud aveva potuto affermare agli inizi del secolo scorso che “il destino della donna è la sua anatomia”,  la possibilità, per le donne eterosessuali, di sganciare la propria sessualità dalla maternità ha interrotto la macabra catena delle morti femminili, a seguito delle decine di parti che “l’anatomia” riservava loro, oltre che degli aborti clandestini a cui spesso dovevano ricorrere. L’utilizzo di massa degli anticoncezionali si può legittimamente paragonare alla rivoluzione copernicana perché sconfessa che il “ sole dell’anatomia” giri ( si stringa) intorno alla donna, bensì che sia quest’ultima, liberamente, che giri (e decida) “intorno al sole della propria anatomia”.

È interessante notare la posizione della Chiesa Cattolica al riguardo, da sempre poco amante delle rivoluzioni scientifiche, visto i secoli di ritardo della riabilitazione di Galilei e Darwin ad opera di papa Giovanni Paolo II.
Il catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nel 1992, ad opera di quest’ultimo, recita all’art. 2370: no a ogni forma di contraccezione, sia prima, sia durante, sia dopo il rapporto sessuale (…è intrinsecamente cattiva ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione). Da cui conseguono, anche se ancora più discutibilmente gli articoli 2270-2273: “No sempre e comunque all’aborto, compresi i casi di grave malformazione del feto, di gravidanza in seguito a stupro, di pericolo di vita della madre”.

Questi articoli, ancora incredibilmente in vigore, nonostante l’opposizione alcuni esponenti autorevoli della Chiesa Cattolica, come il cardinale Martini, hanno il merito di essere illuminanti sulla vera vocazione dei movimenti pro-vita: la vita della donna , anche se in pericolo fisico e psichico, dopo uno stupro, per malformazione del feto, per problemi di salute, è la prima a saltare, all’ultimo posto della catena biologica per una (sadica?) volontà di Dio. Gli articoli sopra citati esprimono infatti una gerarchia valoriale in cui al primo posto è il seme maschile, feticisticamente idolatrato al di dei suoi prodotti (feto gravemente malformato), al di là che venga emesso in un atto d’amore o di violenza (valorizzato anche in caso di stupro) e al di là che possa avere esiti omicidi nei confronti della donna.(pericolo di vira della madre).

D’altronde non c’è da stupirsi perché tale barbara ideologia è in assoluta continuità con secoli di misoginia della Chiesa, che relega la sessualità femminile ad un ruolo esclusivamente procreativo, fuori dal quale è fornicatrice, come recita l’art.2351 del catechismo: “No a ogni tipo di piacere sessuale all’infuori del matrimonio e all’infuori della procreazione” , e ancora, all’art.2353: No all’unione sessuale tra un uomo e
una donna non sposati, detta fornicazione. Mi viene il sospetto, vedendo lo scarso numero dei figli dei cattolici dichiarati, (al massimo due o tre in genere) che tale anacronistica dottrina serva principalmente a mantenere in piedi il sacramento della confessione, (sempre più disertato dai fedeli) come meccanismo ingegnoso per poter continuare a compiere peccati inevitabili.

Mi si è anche chiarito l’oscuro episodio del 12 maggio dell’aggressione ad Elena Cecchettin (sorella di Giulia uccisa dal fidanzato con 75 coltellate) durante il suo monologo sui femminicidi al Salone del libro di Torino.
Una promotrice della vita, ma a quanto pare non delle vite delle donne assassinate dal partner, al grido di “vade retro Satana”, recitando l’Avemaria, l’ha accusata di uccidere i bambini. Ancora una volta un evento incentrato sulla violenza sulle donne, vittime di brutali assassinii da parte di partner a volte insospettabili, ha subito un capovolgimento semantico, molto usato dagli avvocati difensori di omicidi e stupratori, per cui le vittime diventano carnefici, seduttrici di uomini deboli, ma innocenti, losche fornicatrici assenteiste rispetto al dovere di produrre potenziali feti, di cui abortendo diventano probabili assassine. Possibilità che per una donna si ripete puntualmente, ogni mese, in età feconda, la cui unica alternativa non colpevole, ovviamente, è la castità. Era questa un opzione scelta in passato da moltissime donne, in un proliferare di vocazioni femminili non sempre autentiche, ma che era l’unico modo per salvarsi la vita dalle morti per parto o per aborti non assistiti.

La gravità della posizione della Chiesa Cattolica in merito agli anticoncezionali e alla sessualità femminile si ripercuote gravemente sull’attuazione della legge 194 sull’interruzione di gravidanza. Pervenendo l’obiezione di coscienza degli operatori sull’immediata somministrazione della pillola del giorno dopo (o dei cinque giorni dopo) in quanto anticoncenzionale, si obbliga la donna a interrompere non prima della decima-dodicesima settimana, quando il feto è già formato, programmando addirittura con una proposta di legge l’ascolto del battito cardiaco del feto come dissuasore.

Per chi si proclama tanto attento alla vita sorprende la mancanza di distinzione fra possibilità di vita e vita già formata. La scorrettezza di questa posizione è comprensibile solo alla luce di una concezione della sessualità femminile destinata esclusivamente alla procreazione, ampiamente smentita dalla realtà.
I dati statistici di Adnkronos salute rilevano che l’età media del primo rapporto sessuale era di 16,4 anni fino al 2023, anno in cui è salito a 17, con l’11,6% riferisce di avere avuto la sua prima esperienza prima dei 13 anni, tanto da prevedere per legge, in tutti gli stati europei, corsi di educazione affettivo. sessuale nelle scuole per evitare la trasmissione di malattie sessuali e gravidanze indesiderate. Da notare che anche in paesi africani dove ogni figlio è considerato un dono di Dio, come l’Eritrea, il governo distribuisce gratuitamente profilattici alla popolazione.

Concludo con una frase del vangelo secondo Matteo, rivolta ai farisei e ai sadducei:  Quando si fa sera voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; e al mattino “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? (Matteo16, 2-3).

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Eleonora Graziani

Laureata in pedagogia e filosofia, PHD in feminist studies presso l’Università di Coimbra. Ha insegnato in Italia e all’estero, in carcere e agli adulti stranieri lingua e cultura italiana. Filosofa femminista ha al suo attivo diverse pubblicazioni sulla mistica femminile.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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