Francesco, una lettera e diversi ricordi
Francesco, una lettera e diversi ricordi
Sarà quando quell’ultima volta
che la vedi e la senti parlare
quando il giorno dell’ultima volta
che vedrai il sole nell’albeggiare
e la pioggia ed il vento soffiare
ed il ritmo del tuo respirare
che pian piano si ferma e scompare
(Da L’ultima volta di F. Guccini)
Sono molti a credere che prima di morire, ci sfili davanti agli occhi il film della nostra vita. Non so se questo sia vero, ma mi piace pensare che ad un narratore di storie come Francesco Guccini, questo sia effettivamente accaduto. D’altra parte lo aveva prefigurato anche lui, nel testo di una delle sue canzoni più belle e profonde. L’ultima volta è il brano con cui si apre l’album conclusivo della sua lunga discografia, quell’Ultima Thule, con cui aveva salutato ufficialmente il palco da cui cantava da oltre cinquant’anni.
Da quando ho letto della sua scomparsa, non ho più riaperto il file con la seconda lettera che da oltre vent’anni stavo cercando di scrivergli.
Alla prima, che aprivo con una battuta che probabilmente gli era piaciuta, ovvero mi sembra di scrivere a Babbo Natale, invece che al Circolo Polare Artico in via Paolo Fabbri, 43 aveva inaspettatamente risposto, lasciandomi in segreteria telefonica, con il suo inconfondibile accento: “sono Francesco Guccini, proverò a ricontattarla “.
Era il 1989 e sorprendendo un po’ tutti, era appena uscito per Feltrinelli Croniche Epafaniche. Ma anche L’antologia verde (1986, a cura di Enzo Tiezzi, Lucio Passi e Gianfranco Orunesu, per i tipi di Giunti). Era il primo tentativo di rintracciare la trama ambientalista nella cultura occidentale. Guccini era presente, insieme ad altri prestigiosi nomi, con il testo della canzone Il vecchio e il bambino. Ed allora mi venne in mente che sarebbe stato molto interessante invitarlo a parlare di “ecologia”, in una delle rassegne che stavo organizzando per l’Università verde di Ferrara, ormai alla sua quinta stagione.
Siccome volare alto non costa nulla, avevo pensato di contattare anche Gianni Celati, che con il suo Narratori delle pianure, mi sembrava portatore, come Guccini, di un punto di vista non scontato sull’ambientalismo, quello dello scrittore.
Purtroppo, come responsabile locale di Legambiente, quegli anni erano per me un turbinio di impegni e di attività. Guccini provò a ricontattarmi, ma io non ero mai in casa e quindi il contatto non si chiuse mai, facendo naufragare sul nascere quell’ambizioso progetto. Che però mi aveva convinto che uno dei miei miti giovanili, Francesco Guccini, fosse veramente diverso dagli altri e che quindi valesse la pena cercare di incontrarlo. Ad avvalorare questa idea, una serie di indizi.
Il primo mi arrivò da una mia cara amica, che all’inizio degli anni Novanta lavorava come commessa alla libreria Feltrinelli International, sotto le due torri. Da quella posizione vedeva molto spesso sfilarle davanti i più bei nomi dell’intellighenzia della sinistra bolognese. Non farò nomi, per non deludere molti amici, ma l’unica eccezione a questa lunga passerella di intellettuali che la guardavano dall’alto verso il basso, trattandola al più come un soprammobile e non come una persona, era proprio lui, Francesco. Mi raccontò che le aveva anche fatto personalmente i complimenti per la sezione di glottologia, che trovava aggiornata e curata.
Anni dopo, mia moglie, che sul finire degli anni Ottanta lavorava presso un famoso dentista di Bologna, mi raccontò che Guccini, spronato dall’allora compagna già cliente dello studio, si era rivolta lì per le sue cure dentali. Lo ricordava come persona molto a modo e, quando seppe dell’ammirazione che nutrivo nei suoi confronti, mi stupì, mettendomi tra le mani il volume Di tutto cuore del fumettista Peynet, con dedica vergata dalle mani del nostro, che la ringraziava per la sua assistenza.
Infine il compianto Don Franco Patruno, che conoscendo personalmente l’agente di Guccini, riuscì ad organizzare, credo all’inizio degli anni Novanta, una trasferta a Bologna addirittura a casa sua, ottenendo un’intervista per La Voce. Don Franco conosceva il mio desiderio di incontrare Francesco Guccini e mi aveva assicurato che avrei fatto parte della missione. Poi si dimenticò di avvisarmi. Così scoprii la cosa direttamente leggendo l’intervista sul settimanale. Ma non ci si poteva arrabbiare con Don Franco. Mi raccontò una barzelletta e mi consolò con la promessa che ci sarebbe stata una seconda occasione.
Ho imparato a suonare la chitarra, arrivando ad interpretare le sue canzoni e simulando addirittura la sua lieve erre mosce, fin dal liceo. Quando arrivò la visita di leva, poiché con un amico, ci fermammo a dormire a Bologna, provai ad andare a sentirlo all’Osteria delle Dame, dove avevo saputo che si esibiva direttamente negli anni Settanta. Anche allora ero deciso ad avvicinarlo. Purtroppo l’Osteria aveva appena chiuso per ferie, a ridosso della pausa estiva.
Lo vidi qualche anno dopo, al Palasport di Bologna, in occasione di una serata concerto organizzata dai Radicali per sostenere uno dei Referendum per la legge sull’aborto. Ero a qualche metro da lui, subito dietro il piccolo palco, su cui si accalcavano Bennato e De Gregori. Era una montagna e lo ricordo a fianco del fratello. Anche quella volta non mi riuscì di avvicinarlo. Lo ascoltai solo cantare. Come in altre occasioni successive, dove sempre, quasi fosse una congiura, mi mancò poco per riuscire almeno a scambiare una battuta.
Così maturai l’idea di scrivergli una lettera. Diversa nello spirito dalla prima, che evidentemente gli era piaciuta, ma che non aveva potuto avere un seguito. Sono convinto che in quella occasione avesse apprezzato la scrittura, ancora prima della richiesta che vi era contenuta. Usciva dalla mia Olivetti, la vecchia macchina da scrivere con cui ho contattato, ottenendo quasi sempre risposta, diversi altri personaggi della cultura italiana. Purtroppo non ne ho copia, ma mi ero divertito a scriverla e ricordo che segretamente nutrivo speranza in una risposta.
Resterà un sogno. Perché “siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa ed il cuore di simboli pieno”.
Cover: Francesco Guccini in concerto a Piacenza il 27 novembre 2009 – immagine su licenza wikimedia commons
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Grazie per questi ricordi prof! Non l’ho mai incontrato di persona il Maestrone, ma ho avuto la fortuna di sentirlo dal vivo almeno una volta, a Padova, nel lontano – si fa per dire – 2009. E quanto lo abbiamo suonato con gli amici del Liceo e dell’Università, quando ogni sabato sera prevedeva almeno una chitarra nel bagagliaio. E a proposito di musica, non la ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto scoprire Nick Drake, in quinta liceo… una vera perla. A presto, spero di rivederla a suonare in giro!