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Cosa portiamo a casa da Bonn?
I negoziati intermedi in preparazione alla COP31 sul clima

Cosa portiamo a casa da Bonn?
I negoziati intermedi in preparazione alla COP31 sul clima

Poco più di due mesi fa, il 18 giugno a Bonn, si sono ufficialmente chiusi i negoziati intermedi in preparazione alla COP31 sul clima, in programma a novembre in Turchia.

Il network italiaclima.org, nato nel 2011 per affrontare la crisi climatica e assicurare un futuro sostenibile a noi e alle prossime generazioni, è tra i pochi a fornire informazioni su questo importante appuntamento (https://www.italiaclima.org/cop31-aspettative/) nel quasi completo disinteresse dei media italiani.

Tra le prime considerazioni che si trovano nella sintesi che il network pubblica si sostiene che la “COP31 è percepita dai Paesi come il “momento decisivo per passare all’implementazione concreta dell’Accordo di Parigi”, ponendo in primo piano l’obiettivo relativo al lancio del secondo Global Stocktake (GST) e alla necessità di chiudere il gap sull’adattamento”.

Il Global Stocktake (o Bilancio Globale) è il meccanismo chiave dell’Accordo di Parigi e consiste in una valutazione periodica globale dei progressi compiuti per raggiungere gli obiettivi climatici, in particolare limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali.

Successivamente si dice come sia “emersa, in modo trasversale tra i Paesi partecipanti e sui diversi tavoli di lavoro, la necessità di attribuire maggiore centralità alla finanza nei prossimi negoziati considerandola un elemento essenziale per rendere attuabili gli obiettivi concordati”, e infine che i “Paesi riaffermano l’impegno nel multilateralismo e lo considerano cruciale per accelerare la transizione energetica e mantenere l’obiettivo di 1,5°C”.

Sally Box, vicepresidente dei negoziati e capo negoziatrice per la COP31, continua il rapporto di Italian Climate, ha dichiarato che “l’Australia intende lavorare su tutti gli elementi del negoziato, facendo leva sui risultati della COP30 e cooperando con Brasile e Turchia per accelerare l’attuazione a livello globale e preparare le basi per il secondo Global Stocktake (GST) attraverso un processo inclusivo e trasparente”.

La delegazione del Network che ha seguito i negoziati sul clima da Bonn scrive che le due settimane di lavori sono state segnate “da una forte frustrazione collettiva”, culminata nella serata del 18 giugno, quando all’ultimo minuto dell’ultimo giorno non è stato trovato un accordo sulla creazione di una taskforce sul Global Goal on Adaptation, che comunque sarebbe stata una soluzione di compromesso.

Dai negoziati una sola vera eccezione positiva: il tavolo negoziale sulla giusta transizione, l’unico, in due settimane di lavori, capace di avanzare concretamente grazie all’approvazione di un testo preliminare verso COP31”.

Altro elemento importante che scaturisce dall’articolo è il risalto dato “alla rapidità con cui i governi mobilitano risorse finanziarie per il settore militare e per la gestione delle crisi geopolitiche, in contrasto allo stallo e alla frammentazione che continuano a frenare lo stanziamento di risorse (materiali e politiche) per i cambiamenti climatici, la cui urgenza non può essere messa sempre in secondo piano rispetto alla contingenza geopolitica, anzi: ne fa parte”.

I principali temi negoziali trattati nelle settimane di Bonn sono stati la Giusta Transizione, il tavolo negoziale che ha fatto i passi avanti più concreti, l’Adattamento, il Global Goal on Adaptation (GGA), che si è trovato a un bivio dato dal fatto che il negoziato di Belém (COP30) avrebbe dovuto passare dalla costruzione dell’architettura all’attuazione pratica, ma a Bonn si è visto quanto sia difficile fare il passo successivo.

Segue la Mitigazione, uno dei dossier più controversi e tesi, come si è visto in questi negoziati intermedi.

Sul quarto tema, il Global Stocktake (Bilancio Globale), Il dato forse più positivo è arrivato dal Segretariato UNFCCC : il 90% dei nuovi obiettivi climatici nazionali (NDC) presentati tra giugno 2024 e giugno 2026 dichiara, almeno verbalmente, di basarsi sul primo Global Stocktake (GST1).

È un segnale utile politicamente, ma non basta a garantire il funzionamento del meccanismo. Soprattutto resta da capire se nel registro ONU mancano all’appello ancora 53 obiettivi climatici nazionali, nonostante la scadenza fosse a febbraio 2025 e i richiami al GST nei piani nazionali siano un vero cambio di rotta o una formula di rito.

Infine il tema della Finanza Climatica che vede contrapporsi visioni distanti, con divisioni che attraversano lo stesso fronte dei Paesi in via di sviluppo.

Tra le poche fonti di informazioni che hanno riportato notizie su questi negoziati vi è GreenMe (testata giornalistica online d’informazione e di opinione su tematiche green), dove, all’articolo di Riccardo Liguori I negoziati climatici di Bonn sono stati un fallimento: ecco cosa (non) si è deciso  si afferma come “i negoziati intermedi dell’ONU si arenano sui dossier più delicati. Avanti solo la Giusta Transizione.”

Il giudizio che viene dato sui lavori di Bonn non è certo lusinghiero. “Più che preparare la strada verso la COP31, i negoziati climatici intermedi di Bonn hanno fotografato lo stato del multilateralismo climatico nel 2026: un sistema che continua a produrre dialogo e compromessi, ma che fatica sempre di più a trasformare gli impegni in decisioni operative”.

Nel sito di Materia Rinnovabile (versione italiana di Renewable Matter, magazine bimestrale di approfondimento di argomenti inerenti la transizione economica circolare), Jacopo Bencini, nell’articolo Clima, a Bonn si assaggia la durezza del post-negoziato scrive che “le sessioni preparatorie di COP31 si chiudono con pochi progressi e molte tensioni su adattamento, mitigazione e finanza climatica, mentre l’attuazione mette alla prova gli impegni assunti negli anni scorsi”.

Anche Huffington Post è tra i pochi a dare notizia dei negoziati. Il 19 giugno, il giorno successivo alla chiusura, ne parla sul proprio sito Alfredo De Girolamo, con toni simili ai precedenti, nell’articolo Comincia male la strada verso Cop31 a Bonn: un negoziato troppo frammentato e prudente si dice che “la «diplomazia dei piccoli passi» non riesce a tenere il passo con la velocità del riscaldamento globale.
A novembre in Turchia si dovrà dimostrare che gli obiettivi di Parigi sono ancora raggiungibili, non con dichiarazioni ma con azioni concrete”.

Questa breve rassegna farebbe pensare a una realtà tutta in negativo; fortunatamente non è così: una notizia del giugno scorso apre a un po’ di ottimismo. È quella riguardante la transizione ecologica del nostro paese e che fa ben sperare nei negoziati della prossima COP.

La riporta il sito della testata digitale Ambientenonsolo nell’articolo A maggio rinnovabili al 52,8% della domanda elettrica italiana: il solare guida la transizione, dove viene messo in evidenza come le fonti rinnovabili confermino un ruolo ormai centrale nel coprire il fabbisogno energetico nazionale. Ma questo tema, che merita commenti e argomentazioni appropriate, conviene venga approfondito in modo adeguato in altro articolo.

Immagine di copertina: Foto di Pete Linforth da Pixabay

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Gian Gaetano Pinnavaia

Ho lavorato come ricercatore presso l’Alma Mater Università di Bologna nel settore delle Scienze e Tecnologie Alimentari fino al novembre 2015. Da allora svolgo attività didattica come Docente a Contratto. Ferrarese di nascita ma di origini siciliane. Ambientalista e pacifista fin dagli anni degli studi universitari sono stato attivo in Legambiente e successivamente all’interno di Rete Lilliput di Ferrara fin verso il 2010. Attualmente faccio parte della Rete per la Giustizia Climatica di Ferrara. Sono socio dell’Associazione culturale Cds OdV – Centro ricerca Documentazione e Studi economico-sociali, del cui direttivo faccio parte e collaboro da anni all’Annuario socio-economico ferrarese. Nel 1990 sono stato eletto con la lista “Verdi Sole che ride” nel Consiglio Comunale di Ferrara fino al 1995; in seguito, dal 1999 al 2004 consigliere della Circoscrizione Nord per la lista “Verdi”.

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