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Il 25% delle specie animali e vegetali potrebbero sparire in brevissimo tempo. Davanti alla concreta prospettiva della Sesta Estinzione di Massa della storia del pianeta Terra, il rapporto IPBES  fornisce dati, strumenti e indica ai Governi la strada della tutela della biodiversità e della rigenerazione delle risorse naturali.

22 maggio: Giornata mondiale della biodiversità

Le Nazioni Unite, per ricordare l’adozione del testo della Convenzione per la Diversità Biologica (22 maggio 1992), hanno proclamato come Giornata Internazionale per la Biodiversità quella del 22 maggio di ogni anno. Ciò allo scopo di aumentare la comprensione e la consapevolezza dei problemi legati alla biodiversità e di evidenziare l’importanza per tutte le persone del pianeta delle azioni che tutti noi possiamo e dobbiamo fare, ogni giorno dell’anno, per conservare, ripristinare e condividere equamente la natura e la miriade di benefici che fornisce agli esseri umani.
(Dal sito ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)

 Cosa può fare la finanza etica

La finanza etica può fornire un importante contributo e offrire al tempo stesso risposte sostenibili in termini di crescita economica, salute e benessere. Gli investimenti ESG– attivi nei settori della finanza che mettono al primo posto l’ambiente (Environment), la società (Society) e il governo d’impresa (Governance) – sono l’applicazione del concetto di sostenibilità al mondo del business.

La finanza etica mette le persone e l’ambiente al centro della sua attività creditizia e di investimento, spostando in questo modo gli abituali metodi di valutazione economica (rapporto rischio-rendimento) anche e soprattutto sul piano etico e della sostenibilità.

Tra gli strumenti finanziari a disposizione della finanza etica ci sono i Green bond, noti anche come “obbligazioni verdi”. Sono nati nel 2007 e investono ad ampio spettro in progetti che hanno un impatto positivo per l’ambiente: produzione di energia da fonti pulite e rinnovabili, uso sostenibile dei terreni, realizzazione di edifici eco-compatibili, trasporti a impatto zero, tutela dell’ambiente e della biodiversità, economia circolare, trattamento e riciclo dei rifiuti.
Secondo i numeri del Report d’Impatto di Etica Sgr hanno consentito di risparmiare 8.509 tonnellate di CO2: una quantità equivalente a quella emessa dal consumo di elettricità di oltre 1500 abitazioni in un anno.(leggi qui)

Il rapporto IPBES : la minaccia che incombe sulla biodiversità

Il 21 Aprile scorso, a Roma, è stato reso noto l’ultimo rapporto [1] IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services), la Piattaforma intergovernativa di politica scientifica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici, massima autorità in tema di biodiversità, istituita dalle Nazioni Unite nel 2012. Il rapporto afferma che dall’inizio del XVI secolo in poi, almeno il 9% di tutte le specie di mammiferi allevati per l’alimentazione o l’agricoltura sono state portate all’estinzione e almeno 1000 sono minacciate: la natura sta diminuendo a livello globale a tassi senza precedenti nella storia, e il tasso di estinzione delle specie sta accelerando.

Nel comunicato stampa di IsprAmbiente, che presenta il rapporto, si legge che “la biodiversità, e i contributi della natura alle persone sono il nostro patrimonio comune e la più importante «rete di sicurezza» a sostegno della vita dell’umanità. Molti contributi fondamentali che ci offre la natura, continua il comunicato, dal cibo al legno e al sequestro del carbonio, stanno diminuendo rapidamente”, così come la diversità all’interno degli ecosistemi e tra le specie. Pur in presenza di questi aspetti negativi “abbiamo ancora i mezzi per garantire un futuro sostenibile per le persone e il pianeta”.

La pubblicazione curata da IPBES dal titolo “Assessment Report on the Different Value and Valuation of Nature”, è stata redatta da 82 esperti di scienze sociali, economiche e umanistiche. ISPRA, su richiesta del Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza Energetica e assieme allo stesso, rappresenta l’Italia presso IPBES, oltre a partecipare alla definizione dei programmi di lavoro ed indicare e stimolare la partecipazione di esperti italiani alla redazione dei rapporti.

Nel rapporto, IPBES sostiene che circa 1 milione di specie (un quarto di quelle conosciute) è a rischio di estinzione, e che il 50% di queste potrebbe estinguersi entro la fine di questo secolo.
A questo proposito gli autori della pubblicazione hanno coniato l’espressione ” specie morte che camminano” (dead species walking) riferendosi alle circa 500 mila non ancora estinte, ma che “a causa della distruzione e degradazione degli habitat a loro disposizione e ad altri fattori legati alle attività umane (sovra-sfruttamento, inquinamento, cambiamenti climatici e diffusione di specie aliene invasive) vedono ridurre le loro probabilità di sopravvivenza nel lungo periodo”.

Il 25% delle specie animali e vegetali è minacciato di estinzione. Oltre il 40% delle specie di anfibi, quasi il 33% dei coralli che formano la barriera corallina e dei mammiferi marini sono a rischio di estinzione. Sempre secondo IPBES, la biomassa dei mammiferi selvatici è diminuita dell’82% e uno studio recente calcola che il 94% della biomassa dei mammiferi terrestri oggi viventi sia rappresentata da esseri umani (36%) e animali domestici (58%). Per gli insetti, i dati disponibili fanno ritenere che almeno il 10% delle specie sia minacciato. Negli ultimi cento anni l’abbondanza media di specie autoctone, nella maggior parte degli habitat terrestri, è diminuita di almeno il 20%.

Gli scenari sviluppati da numerosi scienziati, sulla base dei dati oggi disponibili, indicano che gli attuali tassi di estinzione delle specie in natura sono da cento a mille volte superiori alla media delle estinzioni della storia del pianeta. Questi numeri portano a riferire il tempo che stiamo vivendo come sesta estinzione di massa, dopo quelle precedenti causate da eventi cosmici e planetari, tra le quali tutti hanno sentito parlare di quella che portò all’estinzione i dinosauri, 65 milioni di anni fa.

Chi è e cosa può fare IPBES?

Nel suo sito IPBES si è presenta come “la piattaforma intergovernativa di politica scientifica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici istituita dagli Stati per rafforzare l’interfaccia scienza-politica per la biodiversità e i servizi ecosistemici per la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità, il benessere umano a lungo termine e lo sviluppo sostenibile”.
La piattaforma – un organismo intergovernativo indipendente – è stata istituita a Panama City il 21 aprile 2012 da 94 governi, non è un organismo delle Nazioni Unite e non ne fa parte. Tuttavia UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, con l’autorizzazione del Consiglio direttivo, fornisce servizi di segreteria alla piattaforma.

Da parte sua IPBES esegue valutazioni periodiche e tempestive delle conoscenze sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici e le loro interconnessioni, che includono valutazioni tematiche, globali e regionali complete. Ad oggi, sono state completate otto valutazioni dal momento della sua costituzione. Nella pagina www.ipbes.net/assessing-knowledge  Valutare lo stato delle conoscenze sulla biodiversità e i contributi della natura alle persone a sostegno dello sviluppo sostenibile) e nei numerosi rimandi, viene descritta l’attività della piattaforma.

Il programma di lavoro 2030 di IPBES comprende tra le diverse attività le seguenti valutazioni e documenti:
a) una valutazione tematica delle interconnessioni tra biodiversità, acqua, cibo e salute nel contesto del cambiamento climatico;
b) un documento tecnico sull’interconnessione tra biodiversità e cambiamento climatico;
c) una valutazione tematica delle cause alla base della perdita di biodiversità e dei fattori determinanti del cambiamento trasformativo e delle opzioni per raggiungere la Vision 2050[2] per la biodiversità;
d) una valutazione metodologica dell’impatto e della dipendenza delle imprese dalla biodiversità e dai contributi della natura alle persone.

Denso di informazioni è il sito di IPBES [3], che vale la pena consultare. Molto interessanti risultano i report sulle valutazioni, tra cui: Uso sostenibile delle specie selvatiche, Valutazione metodologica relativa alla diversa concettualizzazione dei molteplici valori della natura e dei suoi benefici, comprese la biodiversità e le funzioni e i servizi degli ecosistemi, Degrado e ripristino del suolo, Impollinatori, impollinazione e produzione alimentare, e poi tutti i documenti che presentano i rapporti sulla biodiversità e i servizi ecosistemici delle diverse aree del mondo.

Vivere della natura, con la natura, nella natura

Ma tornando al rapporto presentato a Roma, nel comunicato si legge che “per aiutare la politica a comprendere meglio i modi molto diversi in cui le persone concepiscono e apprezzano la natura, viene fornita una classificazione nuova e più completa dei valori della natura”.
La nuova classificazione evidenzia come diverse visioni del mondo e sistemi di conoscenza influenzano il modo in cui le persone interagiscono e apprezzano la natura e presenta quattro prospettive generali:
vivere della natura, che significa la capacità della natura di fornire risorse per sostenere i mezzi di sussistenza, i bisogni e i desideri delle persone, tra cui cibo e beni materiali;
vivere con la natura, cioè porre attenzione sulla vita “diversa da quella umana”;
vivere nella natura, nel senso di dare importanza alla natura come ambiente per il senso del luogo e dell’identità delle persone e infine vivere come natura, il che presuppone di vedere il mondo naturale come una parte fisica, mentale e spirituale di se stessi.

A conclusione e come focus sulle attività che in tale ambito vengono svolte nel nostro paese un comunicato di ASvIS che a fine luglio 2021 ha dato notizia della prima bozza dell’accordo globale sulla biodiversità per il post 2020 [4] dove viene detto che pervivere in armonia con la natura” entro il 2050 bisogna che almeno il 30% delle aree terrestri e marittime vada conservato, che occorre dimezzare la perdita di nutrienti nel terreno e investire di più nella natura.

La bozza riconosce che “è questo il decennio fondamentale per l’azione e che è necessaria e urgente un’azione politica a livello globale, regionale e nazionale per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2030, innescata da quei modelli economici, sociali e finanziari che sono in contrasto con lo sviluppo sostenibile”. Viene infatti specificato che per l’adozione dell’Agenda 2030 sarà fondamentale garantire una ripresa ispirata dalle attività di tutela ambientale.
Nei successivi 20 anni, dal 2030 al 2050, bisogna poi portare a compimento la “2050 vision”, in modo da riuscire a “vivere in armonia con la natura, in un mondo dove la biodiversità viene valorizzata, conservata, ripristinata e utilizzata con saggezza, preservando l’integrità dei servizi ecosistemici, e sostenendo un pianeta sano e capace di offrire benefici essenziali a ogni individuo”.

La Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile

La Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASvIS ), nella pagina https://asvis.it/search/?q=biodiversità, offre moltissimi spunti, riflessioni, e documenti sul tema della biodiversità.
Nello scorso febbraio è stato approvato il 5° Rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia, uno studio effettuato dal Comitato per il capitale naturale (Ccn), e pubblicato dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase), dove si ribadisce che “la nostra deve essere la prima generazione che lascia i sistemi naturali e la biodiversità dell’Italia in uno stato migliore di quello che abbiamo ereditato”. Diverse sono le raccomandazioni presenti all’interno di un ampio lavoro di analisi che mette insieme tutti i pezzi necessari per garantire lo stato di salute degli italiani e degli ecosistemi. Si va dalle rinnovabili alle nature-based solutions, dalla contabilità ambientale fino al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).[5]

Riporto solo quanto viene detto nel sito riguardo la contabilità ambientale, elemento spesso sottovalutato nel dibattito pubblico e nella discussione politica. Si tratta, viene detto, di sviluppare un sistema di contabilità in grado di intercettare gli impatti dell’attività economica sulla natura, per tenere in considerazione “i conti dei flussi fisici, delle attività e dei flussi economici connessi in positivo e in negativo all’ambiente, oltre ai conti degli ecosistemi” nel processo decisionale.

Il Comitato per il capitale naturale ricorda che la Commissione statistica delle Nazioni Unite ha già identificato uno standard statistico internazionale, il System environmental economic accounting-ecosystem accounting (Seea-Ea), e anche la Commissione europea sta promuovendo da tempo l’inserimento dei conti degli ecosistemi nel regolamento sui Conti ambientali europei e sta operando per colmare il gap metodologico che ancora esiste con i sistemi di contabilità convenzionali.
Per questo motivo il Ccn ricorda che “per trasformare in chiave ecologica il nostro sistema di contabilità nazionale occorre finanziare l’intera filiera della Contabilità ambientale, comprese le attività di monitoraggio degli ecosistemi”.

[1] https://www.ipbes.net/the-values-assessment.

[2] https://asvis.it/home/4-10247/lonu-pubblica-la-bozza-di-accordo-per-salvare-la-biodiversita-wwf-inadeguata.

[3] https://www.ipbes.net/

[4] https://asvis.it/home/4-10247/lonu-pubblica-la-bozza-di-accordo-per-salvare-la-biodiversita-wwf-inadeguata

[5] https://asvis.it/home/4-14787/rinnovabili-contabilita-sussidi-dannosi-come-preservare-la-biodiversita-italiana

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Gian Gaetano Pinnavaia

Ho lavorato come ricercatore presso l’Alma Mater Università di Bologna nel settore delle Scienze e Tecnologie Alimentari fino al novembre 2015. Da allora svolgo attività didattica come Docente a Contratto. Ferrarese di nascita ma di origini siciliane. Ambientalista e pacifista fin dagli anni degli studi universitari sono stato attivo in Legambiente e successivamente all’interno di Rete Lilliput di Ferrara fin verso il 2010. Attualmente faccio parte della Rete per la Giustizia Climatica di Ferrara. Sono socio dell’Associazione culturale Cds OdV – Centro ricerca Documentazione e Studi economico-sociali, del cui direttivo faccio parte e collaboro da anni all’Annuario socio-economico ferrarese. Nel 1990 sono stato eletto con la lista “Verdi Sole che ride” nel Consiglio Comunale di Ferrara fino al 1995; in seguito, dal 1999 al 2004 consigliere della Circoscrizione Nord per la lista “Verdi”.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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