La Patrimoniale è la strada giusta. Piace agli italiani, ma rimane un tabù
La Patrimoniale è la strada giusta.
Piace agli italiani, ma rimane un tabù
La segretaria del PD Elly Schlein ha avuto finalmente il coraggio di dire che si potrebbe anche chiedere una imposta patrimoniale all’Europa che tassasse i grandi patrimoni.
Subito è stato tutto un opporsi dei giornali (“guai a tassare i ricchi”), ma la grande maggioranza degli italiani (2/3 nei sondaggi) si dice favorevole a una patrimoniale sui milionari.
Questo significa che anche larga parte dell’elettorato di centro-destra è favorevole. E perché non dovrebbe esserlo visto che colpisce solo l’1% degli italiani e che la disuguaglianza è in forte crescita. Tutti sanno che buona parte di questi guadagni non è dovuta al merito, ma a rendite, speculazioni finanziarie e potere che consente di sfruttare informazioni che altri non hanno.
L’ideale sarebbe che ci fosse una forte iniziativa della UE su un’armonizzazione delle imposte sul reddito, dei profitti, dei consumi, sull’eredità, sulle multinazionali estere, sui paradisi fiscali (a cominciare dai suoi). Temi di cui l’attuale élite non vuol sentire neppure parlare.
Gran parte dei media (tv e stampa anche quella finta progressista) non vogliono alcuna patrimoniale. Il che dimostra come si possa essere una “democrazia” liberale (puoi votare,…), ma dove la ricchezza (squilibrata) fa si che il potere e l’informazione (5° potere) sia nelle mani della destra e dei ricchi proprietari dei media.
Non stupisce quindi che l’Italia sia al 52° posto nel mondo per trasparenza (e corruzione) e sia peggiorata di 10 posti negli ultimi 10 anni (Vedi Corruption Perceptions Index). Ciò che colpisce è che anche autorevoli ex dirigenti del centro-sinistra (Prodi, Veltroni…) si limitino ad analisi sulle crescenti disuguaglianze che crescono (“i poveri diventano sempre più poveri”, negli Stati Uniti 1.355 miliardari hanno un patrimonio equivalente a 170 milioni di americani pari a 5.700 miliardi,…”), ma mai facciano una proposta, né portino esempi di dove funziona.
In Norvegia l’imposta patrimoniale sui ricchi esiste dal 1892 e nel 2022 il Governo ha aumentato l’aliquota massima da 0,85% a 1,1% sui patrimoni superiori a 1,7 milioni di euro. E’ vero che qualche miliardario se n’è andato ma, come dicono tutti gli studi (Young 2016, Advani, Burgherr e Summers 2022), chi va via dal proprio paese per l’imposta è una quota inferiore allo 0,1%, per cui anche in Norvegia le entrate da imposta patrimoniale sono cresciute da 1,9 miliardi del 2021 a 2,7 nel 2023.
Se l’Italia facesse la stessa cosa incasserebbe 15 miliardi. Ovviamente l’ideale sarebbe che lo facesse la UE, anziché chiedere di spendere 800 miliardi in altre armi e la UE sarebbe così benvoluta e non osteggiata come oggi.
In Spagna esiste dal 2017 un’imposta progressiva sui patrimoni netti oltre i 3 milioni (e fino a 10 milioni) di 1,7% e di 3,5% oltre 10. Il movimento “Tax the rich” propone l’imposta degli economisti Saez, Zucman e Landais: 1% tra 2 e 8 milioni, 2% da 8 milioni a un miliardo e 3% oltre. Oxfam propone una patrimoniale dai 5 milioni. In Francia l’economista Gabriel Zucman propone un’aliquota del 2% per chi ha patrimoni oltre 100 milioni per un gettito stimato in Francia di 20 miliardi. Tutte proposte che colpiscono solo l’1%.
In California in autunno c’è il referendum su una patrimoniale del 5% su chi possiede oltre un miliardo di dollari della sinistra DEM di Bernie Sanders (ospite la settimana scorsa a Propaganda Live) che trova però contrario il partito DEM, da tempo diventato moderato (come del resto in Italia).
Se poi dovesse succedere che un imprenditore non riesce a pagare subito può sempre rateizzare, com’è in Norvegia.
In Italia sappiamo che ci sono 62 miliardari con un patrimonio di 190 miliardi cresciuto del 23% negli ultimi 3 anni che darebbe un gettito rilevante.
Guai però a dire che i ricchi vanno tassati in quanto ci si deve limitare, nell’anno di san Francesco, a celebrare madonna povertà. Lo sport dei nostri esperti, giornalisti e finti moralisti è raccontare la grande disuguaglianza (che prima o poi porterà alla rivolta) ma mai, dico mai, che si accenni ad una proposta di tassare i più ricchi.
Non si capisce però come si possa poi difendere il welfare (sanità, scuola, poveri, disabili, care giver, case per i giovani, affitti calmierati,…) in un periodo in cui si vuole anche aumentare la spesa militare. Arriveremo anche in Europa a quella “bella” situazione americana in cui ci si cura da soli come ai tempi dei cow boy, ma si ha tutti il porto d’armi.
La Banca d’Italia ci rammenta che nel 2025, la ricchezza netta (che comprende immobili e attività finanziarie, al netto dei debiti) delle famiglie italiane ammontava a 453 mila euro per famiglia, in aumento del 5,1% sul 2024.
Niente male in un anno in cui redditi e salari reali della maggioranza non crescono.
E’ la solita media di Trilussa per cui, se vai oltre, scopri che il 10% delle famiglie più ricche ha il 60,6% del patrimonio totale, mentre il 50% meno abbiente delle famiglie il 7,2%. Intanto la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza (misurata dall’Indice di Gini) aumenta così rispetto al 2024 (da 71,5 a 72,2).
Federico Rampini anziché scrivere di questo ci informa che Svezia e Gran Bretagna danno “addio al modello socialdemocratico”, nel senso che hanno ridotto le imposte e ormai gran parte della sanità e della scuola sono private. Scrive Rampini: “C’è qualcosa di simbolico nel fatto che il ripensamento del modello socialdemocratico avvenga oggi proprio lì nel Nord. Per decenni la Svezia è stata il laboratorio più celebrato della sinistra occidentale. Non si tratta di una conversione ideologica al liberismo più radicale. Piuttosto è il risultato di una constatazione pragmatica: …lo Stato sociale va ridimensionato o affiancato da una maggiore iniziativa privata e…Oggi quasi metà della sanità è gestita da privati”.
C’è qualche problemino ammette Rampini “L’altra faccia della medaglia è che la crescita della ricchezza si è accompagnata a un aumento delle disuguaglianze. Alcuni territori e categorie sociali si sono sentiti lasciati indietro. Nei quartieri periferici a forte immigrazione si sono sviluppati fenomeni di criminalità organizzata che hanno alimentato un acceso dibattito sul venir meno di alcuni meccanismi di integrazione sociale e nell’istruzione la liberalizzazione suscita polemiche con scuole buone frequentate dalle famiglie più istruite e scuole che concentrano gli studenti più problematici”.
Ma Rampini non ci dice che oggi la Svezia è governata dalle destre e che la pressione fiscale è stata ridotta sui ricchi eliminando dal 2005 l’imposta sull’eredità, ma non dice che quella sui redditi personali del 20% dei più ricchi è più alta di quella italiana (Fonte: Eurostat). L’Inghilterra ha invece ancora un’ottima imposta sull’eredità mentre fa pagare sul reddito meno dell’Italia.
E l’Italia? Ha drasticamente ridotto le aliquote fiscali (max 43%, meno della Cina col 45%) anche per chi guadagna oltre 500mila euro all’anno.
Nell’imposta sull’eredità esenta fino a un milione di euro e poi fa pagare solo il 4%. Landini, segretario Cgil, propone di far pagare 1,3% a chi eredita oltre 2 milioni di euro. Sarebbero circa 500mila italiani (1% dei contribuenti) che pagherebbero 26 miliardi all’anno.
Altre misure possibili sono aumentare l’IMU sulla seconda casa (oggi 10 miliardi di gettito) agli 8 milioni di italiani che le hanno, aggiornare il catasto cosa che l’Italia non fa da 50 anni (la UE ha una procedura di infrazione contro l’Italia), aumentare la progressività dell’imposta sul reddito a chi guadagna oltre 200mila euro all’anno, eliminare la flat tax al 15% per gli autonomi.
Nei paesi europei (e Italia) a partire dagli anni ’80 è tutta una riduzione delle imposte sui ricchi e ciò spiega la crescita delle disuguaglianze ovunque.
Personalmente non ho nulla contro i ricchi – e forse nemmeno quel 64% di italiani favorevoli a tassare i grandi patrimoni – ma è giusto che si paghino le imposte come prevede la Costituzione (in modo progressivo) anche per favorire la concorrenza e lo sviluppo di tutti, inclusi coloro che, poveri, siano aiutati dal welfare a vivere e studiare e poter diventare, a loro a loro volta, ricchi.
E’ questa la ragione di un grande movimento di miliardari a favore di imposte maggiori guidati da Abigail Disney, erede del creatore di Topolino, che scrive “se non ci fossero state quelle tasse, mai sarei stato aiutato dallo Stato e mai sarei diventato milionario” e in una lettera al World Economic Forum, 102 super ricchi chiedono esplicitamente: “Fateci pagare più tasse”.

In ogni caso Svezia e Regno Unito ancora oggi spendono per sanità e scuola (in % del Pil) più dell’Italia e solo la Svezia ha ridotto la pressione fiscale (che era altissima) e che rimane comunque più alta dell’Italia. Ma Spagna e Belgio, per esempio, l’hanno accresciuta.
L’Europa potrebbe diventare l’area economica che insegna al mondo (USA, Cina, arabi, …) non solo e tanto il liberalismo (libero mercato, libere elezioni, rispetto delle minoranze, libertà di parola, etc.) ma la diffusione dei diritti sostanziali (sanità universale, scuola, pensioni, welfare) che comportano imposte sul reddito progressive e imposte patrimoniali sui ricchi e sulle grandi eredità. L’eguaglianza unita alla giusta remunerazione dell’intrapresa è il futuro, non un capitalismo predatorio che genera crescenti disuguaglianze e impoverimento, foriero solo di guerre (esterne o interne) e violenza.
In copertina: il senatore della sinistra DEM Bernie Sanders – immagine via Wikimedia Commons
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