Parole a capo <br>Valeria Rossi: Alcune poesie
Figlio o figlia che tu sia
Ti ribelli a me
come fossi l’ostacolo del tuo esser libera.
Nell’opporti su quel mio consigliare
mi disorienti e ti dai un bel da fare
nel chiudere la porta lasciandomi aspettare.
Su quel disappunto dove non posso arretrare
per il troppo bene e per come ti voglio amare
sembra cadere il mondo e non mi lasci più parlare.
Figlio o figlia che tu sia
incrocio le braccia e ti accarezzo con il pensiero
guardo da lontano
dove stai andando e cosa stai facendo.
Spiarti non è il mio intento, ma solo aiutarti,
se arrivasse mai quel momento.
Ti sono madre ti sono amica
sono la donna sul quale stare
a cui puoi credere, che mai ti farei del male.
I muri son di carta, gli abissi non son profondi
e i giorni non son così distanti.
Incrocio le braccia e ti accarezzo con il pensiero,
aspetto il mio giorno, quando nel riscoprirti serena,
mi ritroverai accanto
con una mano posata sul tuo fianco.
Perché tu non lo sapevi
ma stavi cadendo, ed io ti stavo sorreggendo.
Figlio o figlia che tu sia
sei la parte irrinunciabile, indistruttibile,
di quell’anima mia.
*
Quel coso capitato per caso
È passato silenzioso nessuno se ne è accorto.
Piccolo quasi invisibile apparentemente innocuo
quell’incredibile coso.
Lo hanno chiamato Trisomia 21
ed io d’istinto mi sono chiesta…
come si chiama?
“Cromosoma”.
Un cromosoma in più, che ti ha tolto così tanto
cambiando i lineamenti del tuo volto,
il corpo che sarebbe stato altro
e non solo quello.
Sei stato la montagna più alta della mia vita
scalarla, una grande fatica.
Con nessuno che mi abbia detto:
è la cosa più bella che potrai vivere
la devi solo capire.
Ho imparato da sola quanto sono stata fortunata
e giù da quella montagna non sono mai caduta.
Ringrazio quel coso capitato per caso.
Con te al mio fianco è stato come correre nel vento,
dentro al tuo universo ho vissuto il mio tempo
non toccando mai il fondo.
Perché tu, sei stato tutto il mio mondo.
*
Donna per eccellenza
Ti ho visto crescere, cambiare, farti male,
ma mai rinunciare.
Ti ho guardata quando stremata dalle fatiche
hai scritto
di tutte quelle ingiustizie
con la matita dell’amore
perché tutto si potesse cancellare.
Una donna che non si è mai risparmiata,
piuttosto
piegata su sé stessa,
ad allungar la mano
per un qualsiasi essere umano.
Ti ho visto mettere il rossetto e piangere a dirotto
ma all’angolo dell’occhio
un sorriso nascosto.
Ci sono e ci sono stati uomini
che si sono immedesimati, vestiti, innamorati,
della tua femminilità,
ma continua a cullarti la luna
tu,
non assomigli a nessuna.
Con i tuoi torti con le tue virtù
sei il mal d’amore che colpisce il cuore
che riesce a cambiare l’intera esistenza
di chi ti vuole amare.
Donna per eccellenza e nessuna forma di vita
che possa farne senza.
La più bella cosa che ci sia mai stata
ecco cosa pensava Dio
quando ti ha creata.
*
Semmai t’incontrassi
Semmai t’incontrassi ti riconoscerei dai passi
dalle rughe delle tue mani
e dai malinconici tramonti dei tuoi occhi.
Celata nella mia corazza
dietro l’abito che vesto
scruterei di nascosto
l’aria che ti porti appresso
per comprendere quanto sei cambiato
da quando ti ho lasciato.
Se i tuoi gusti sono gli stessi se ami ancora i gatti
e dipingi quadri astratti.
Se ti sei sposato o innamorato
e se mi hai perdonato.
Con te parlerei del tempo cercando nel tuo sguardo
qualcosa di profondo
che mi dica, che ancora ti sconvolgo.
Semmai t’incontrassi
vorrei accadesse a settembre
con le giornate più corte, le arie meno calde,
ed i colori dell’autunno alle soglie.
Con noi che ci guardiamo e ci tocchiamo senza farlo
disperatamente innamorati
come non lo siamo mai stati.
*
Sei la mia bambina
Ti sfioro dolcemente la fronte
lasciandoti un bacio
uno di quelli che non ti ho mai dato.
Sei la mia bambina cresciuta da allora,
così indifesa ora.
Ti sussurro all’orecchio
cose che non ti ho mai detto
ma che ti ho lasciato in ogni mio abbraccio.
Per non turbar il tuo sonno così addormentato
ti ho messo un vestito
non copre i segni sul collo che ti han ferito
ma è il tuo preferito.
L’animo con il quale ti guardo
è il lamento di ogni parte del mio corpo
che mi sta lasciando.
Con una carezza scivolo sulla tua pelle
perché fievole mi arrivi
il calore umano
che sento morir sotto la mia mano.
A quell’uomo che ti ha spento il sorriso
vorrei gli arrivasse solo mezzo respiro
e al momento di dormire
sentirsi soffocare e piangere dal male.
Forse, potrebbe capire, quel che mi resta del mio vivere
*
Immagine di Cachi, Albero da frutta, Foglia caduta. Uso gratuito. di Maluberg persimmons.
*
Valeria Rossi (Argenta prov. di Ferrara), sposata con tre figli. Ha presenziato come giudice in concorsi letterari riguardanti le istituzioni scolastiche. Inoltre ha partecipato a vari concorsi letterari ed è comparsa su diverse antologie. Eccone alcune: Verrà il mattino e avrà un tuo verso (2012) Aletti Editore; Umane transumanze (2014) de Comporre Edizioni; L’indice delle esistenze. La diversità (2014) Aletti Editore; Il lungo percorso della mia poesia (2016) Limina Mentis Edizioni; nel 2023 ha pubblicato Dove ti porta la poesia (Center copy).
LO SCAFFALE POETICO
Segnalazioni editoriali interne (o contigue) al mondo della poesia.
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Pier Luigi Guerrini: “L’amnistia del silenzio” – Ed. Bertoni 2025 – pag. 60 – € 15,00
In prefazione Rita Bonetti scrive: “Il viaggio tra queste pagine colme di vita, sofferenza, gioia, visione e immaginazione poetica, non è da me definitivamente archiviato come un ricordo tra i ricordi. È, anzi, un punto di partenza per il seguito di quell’esplorazione dei sentieri complessi della vita che non deve essere mai interrotto. Nell’opera di Guerrini, infatti, sembrerebbe affiorare l’insistenza con la quale ogni mistero della natura umana debba essere indagato, in questo caso con l’uso della parola più adeguata e con l’uso di un cuore pronto ad alzare il sipario al mondo e sul mondo.”
L’emozione che suscita la poesia allora è come una trafittura piacevole che cerca di risvegliare sentimenti e interrogativi, o ancora meraviglie e illusioni, o ancora memorie e desideri.
In questo panorama multicolore ecco anche il gioco acrobatico della parola:
FUORI POSTO
prova parvo privo di voce
trova torva trave di croce
selva valse troppe illusioni
rupe ch’attende acque pure.
Pasqua si prende il silenzio
tutto per sé.
traverso di fango
mi chino e piango.
rivolto nel sangue
pietà grondanti
e il cielo non è disposto
a rincorrere
il mio esser fuori posto.
nel mare di burrasche,
tante navi fuori porto.
*
Un breve ma intenso percorso emotivo che ruota intorno al sentimento di estraneità e di disarmonia dell’io rispetto al mondo. Fin dai primi versi si avverte una tensione sonora e semantica: “prova parvo privo di voce / trova torva trave di croce”. L’accumulo di allitterazioni e assonanze (soprattutto con le consonanti p, t e v) crea un effetto quasi martellante, che restituisce la fatica dell’espressione e la difficoltà del soggetto poetico a trovare una voce autentica. Il riferimento alla “trave di croce” introduce un’immagine di peso e di sofferenza che richiama implicitamente una dimensione sacrificale.
Anche il paesaggio naturale assume un valore simbolico: la “selva”, la “rupe” e le “acque pure” delineano un ambiente aspro, quasi primordiale, in cui l’illusione si dissolve e rimane soltanto l’attesa di una possibile purificazione. Il verso “Pasqua si prende il silenzio / tutto per sé” suggerisce una sospensione sacrale: la Pasqua, momento di rinascita nella tradizione cristiana, qui appare invece come un tempo di silenzio assoluto, quasi sottratto all’uomo. Il soggetto resta dunque escluso anche dalla promessa di redenzione. L’io poetico entra in scena in modo diretto: “traverso di fango / mi chino e piango”. Il fango è simbolo di caduta e di umiliazione, ma anche di una condizione terrena da cui non si riesce a sollevarsi. Il sangue e la “pietà grondante” evocano ancora un immaginario cristologico, accentuando la dimensione dolorosa dell’esperienza. Tuttavia il cielo “non è disposto / a rincorrere” l’uomo: il divino rimane distante, indifferente alla condizione umana. In tutta la silloge, Guerrini si distingue per una scrittura fortemente fonica e concentrata, in cui il lavoro sulle allitterazioni e sulle rime interne svolge un ruolo fondamentale nella costruzione del senso. Le immagini naturali e religiose si intrecciano in un breve percorso simbolico che conduce dalla metafora alla vertigine esistenziale, dal mistero alla incredulità. La sua scrittura appare così come una meditazione sull’inadeguatezza dell’uomo contemporaneo, sospeso tra desiderio di redenzione e la consapevolezza di una irriducibile distanza dal sacro, sospeso tra il sacrificio per il lavoro fisico ed il divertimento sotteso alle frasi.
“il freddo dirada le parole
come il passero in cerca di sole.
i pensieri accavallati
s’inseguono, si trovano,
si scontrano, s’illudono,
si scontano ai saldi di stagione.“
*
ANTONIO SPAGNUOLO
*
Parole a capo” è una iniziativa dell’Associazione culturale “Ultimo Rosso”.
Per rafforzare il sostegno al progetto, invito, nella massima libertà di adesione o meno, a inviare un piccolo contributo all’IBAN: IT75P0538713004000003826665
La redazione di “Parole a capo” informa che è possibile inviare proprie poesie per una possibile pubblicazione gratuita nella rubrica all’indirizzo mail: gigiguerrini@gmail.com
La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Periscopio. Questo che leggete è il 334° numero. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.
Pier Luigi Guerrini è nato in una terra di confine e nel suo DNA ha molte affinità romagnole. Sperimenta percorsi poetici dalla metà degli anni ’70. Ha lavorato nelle professioni d’aiuto. La politica e l’impegno sono amori non ancora sopiti. E’ presidente della Associazione Culturale Ultimo Rosso. Dal 2020 cura su Periscopio la rubrica di poesia “Parole a capo”.
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