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Da qualche mese è uscita la nuova prova poetica di Maria Mancino, in arte “Maggie”. Un titolo “La memoria della betulla” (Il Babi Editore, gennaio 2024) che unisce ricordi/memoria con l’immagine della betulla, una pianta flessibile, molto resistente e capace di resistere anche in luoghi molto poveri di risorse. C’è un costante confronto, incontro, allontanamento tra l’illusione e la realtà. Un paio d’esempi:

Gioco d’azzardo

Punto sul nero degli occhi
e non vinco
Punto sul rosso del sangue
e perdo

Gira e gira la ruota
si ferma su numeri senza valore
riempie le tasche di falsi denari
e sfida la sorte
che ha negli occhi la morte

Gioco d’azzardo con la mia vita
punto tutto su quella che sono
e gioco a difendere
ogni illusione

 

Mentre tornava la luce

Avverto il destino di un filo
che penzola tra due tralicci
senza energia
Non vi è amore nello spazio
tra il metallo e il taglio
solo i battiti d’ali
di un falco che non sa
Ho scritto parole feroci
per condannare lo squarcio
L’illusione ha cancellato il significato
mentre tornava la luce

Tra le parole chiave, emerge “prepotente” il tema della notte. La notte è spesso fonte di ricordo, di sogni che si combinano in maniera strana. Appaiono persone, situazioni paradossali. Non so se succede anche a “Maggie” ma a me succede di alzarmi nel cuore della notte e prendere una matita e un foglio per impressionarvi parole che mi chiedono di non essere dimenticate dall’arrivo del mattino. A volte emerge il dolore e fare i conti con questo stato d’animo è difficile, troppo spesso impari, ma il cuore mi/ci dice che non ci si deve arrendere mai, per cercare di rinascere.

Che era notte

Ho sentito il dolore
squarciarmi dentro
come un aratro che
affonda il terreno

Ho annusato il sangue
l’ho assaporato
come fosse cibo

Ai piedi della morte
ho seppellito la paura
e dal suo ventre
sono rinata

Che era notte

 

Aspetto l’alba

Si riversa nel cuore la pioggia
come fosse di pianto e di sangue
Dalle pozzanghere farà sparire
il ristagno
e ai fiumi ruberà gli argini
Aspetto l’alba bagnata
e il sorriso umido
di chi della notte
ne ha fatto il suo giorno

Il duro richiamo della realtà, della brutalità di un mondo bugiardo e insensibile emerge, in particolare, in due poesie:

Come avvoltoi

Come avvoltoi le nuvole
possiedono il cielo
in un volo di morte
La solitudine si prostituisce
all’aria nuda del mattino
Un uomo vestito di silenzio
rovista nelle tasche
in cerca di parole

 

Sui sedili di un treno

Occhi saldati sulle pieghe
sporche di vestiti rotti
dal lungo viaggio
e tra lunghi capelli
unti di indifferenza
Nessuna possibilità s’intravede
tra le catene che cingono colli e polsi
e negli sguardi fissi che osservano
Come fosse l’adolescenza
una vetrina del particolare
Eppure sono così belli
sotto l’ingenuo addobbo
di una violenta apparenza
Testimone del pregiudizio
buco l’aria con il respiro
mentre il treno annuncia
la mia fermata

In quest’ultima poesia s’intreccia anche il tema degli adolescenti questi sconosciuti.
“La memoria della betulla”, nella sua apparente semplicità, ci riporta immagini e situazioni d’infanzia. L’infanzia di Maggie quando “crescevano poesie”. A conclusione di questo breve excursus, voglio ripartire dal filo naturale che dà corpo a questa intensa silloge.

La memoria della betulla

Ti scioglierò le trecce vita mia
ai piedi di una betulla nera
ti slegherò dai lacci di falasco
aggrovigliati intorno al capo

Terrò legati i tuoi tormenti
al tronco dell’albero maturo
e su corteccia bianca
scriverò come fosse carta

Ti aspetterò nutrendomi
di linfa zuccherina
e quando una notte tornerai
ti leggerò nuove poesie

e del passato soltanto la betulla
se ne ricorderà

La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Periscopio. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.

 

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Pierluigi Guerrini

Pier Luigi Guerrini è nato in una terra di confine e nel suo DNA ha molte affinità romagnole. Sperimenta percorsi poetici dalla metà degli anni ’70. Ha lavorato nelle professioni d’aiuto. La politica e l’impegno sono amori non ancora sopiti. E’ presidente della Associazione Culturale Ultimo Rosso. Dal 2020 cura su Periscopio la rubrica di poesia “Parole a capo”.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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