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IL BACIO

A dire il vero non so dirti nient’altro
potrei dirti che c’ero
nell’ombra di quella sera

La tua bocca di fianco
e dopo
più dentro di me

il tuo bacio

Una fossa scavata
nell’anima mia bambina

Bello inventare parole
che mai saranno fra me e te
il giardino che ho dentro
profuma di parole taciute
che non è di parole
che io t’amo

Questa bella ed intensa poesia è inserita nell’ultima fatica letteraria di Rita Bonetti “D’amore e di altre storie (Bertoni Editore, 2021). In una recente conversazione, nella rubrica web settimanale “Circolare poesia”, diretta da Mattia Cattaneo, Rita Bonetti ha parlato dell’amore come “una ricerca su più piani di lettura, per conoscere se stessa sempre meglio. Uno scavo interiore per conoscere, per capire”. C’è una ricerca di un codice amoroso scritto con frammenti della propria storia.
“L’amore, dice Rita, ci salva sempre perché è l’unica cosa a cui aspiriamo e noi nasciamo dall’amore.” Scrivere dell’amore cercando di non essere mai banali, cercando di riconquistare continuamente l’originalità della relazione.
“La maggior parte delle ferite d’amore me le procura lo stereotipo” (anticamera della banalità, ndr.), scrive Roland Barthes in “Frammenti di un discorso amoroso“, (…) “ma quando la relazione è originale, lo stereotipo viene sconvolto, superato, evacuato”. Un antidoto a questo rischio è, per la poetessa bolognese, che la poesia sia strettamente connessa alle proprie emozioni. Come se si cercasse una originalità sempre imprevedibile, inclassificabile, atopica.

L’AMORE

Da un nascondiglio mai dischiuso
riaffiorano i graffi
su cui si è posato il bianco dell’inverno
punge ancora la spina
lascia labbra di sangue

Beato l’amore
che sopravvive agli amanti
e non s’annuvola nel tempo
che appassisce la pelle

La rugiada che specchia la luna
spegne il brivido alla rosa d’inverno
e il dolore si consegna muto
alla profondità di un pozzo
all’ombra spessa che ci trova nudi
senza il coraggio di amare ancora

Tra le cosiddette ‘altre storie’, ci sono poesie che mi hanno colpito per la loro intensità descrittiva ed emotiva. Ad esempio “Al parco una sera“: una sera di primo autunno in malinconica solitudine, camminando tra foglie e pensieri. Oppure frammenti di vita quotidiana ‘tagliata’ da voci giudicanti fuori quadro come “Una bambola“, una poesia che sceglie parole efficaci per evidenziare il contrasto stridente (e purtroppo reale) tra pietas e ignoranza.

UNA BAMBOLA

E’ un’alba livida
di calze smagliate
rimmel colato
e dolore nero

Incespica su tacchi stanchi
non lascia impronte sulla strada
la bambola rotta

Appese ai balconi
le malinconie della miseria
dietro le persiane
un’ombra curva urla “poveraccia!”

Uno spicchio di cielo vira al turchino
oppure
sono occhi brilli di bambino

Appiccicosa e calda
si stringe la mano

All’inizio del suo libro, come una porta d’ingresso, Rita Bonetti mette dei “dettagli“,  come fossero delle indicazioni sulla propria scrittura.

DETTAGLI

Mi è difficile descrivere.
I dettagli
si perdono per strada
come bottoni
di un vecchio cappotto

Scritti spaiati
scatti rubati
bozzetti accennati
di pittura astratta

Qualche segno
e la parola urgente
si stringe forte
all’emozione di vivere

Durante la lettura del libro, ti accorgi spesso che le poesie lasciano aperti orizzonti (davanti al mare in ascolto dei suoi suoni, andando indietro nei ricordi dell’adolescenza e gioventù, in un cielo magico anche senza stelle) quasi volando sopra l’infinito e da lì esplorare ‘nuove profondità’ o con la voglia di staccarsi dalle cose della vita quotidiana che ogni giorno mandano in onda lo stesso copione ma, nonostante tutto, seminano “granelli di poesia in frammenti di carta sottile”.  Sono come fotografie in movimento.

NESSUNA ORMA

Sono sempre le stesse
le cose del mondo

Della gente
i rumori corrotti
i lamenti e brusii

Sulla battigia
nessuna orma rimarrà

La tragedia scolpirà i volti
nelle ore cupe che ci separano
dalla vista del sole
e nessuno ne uscirà liscio

Dal nero dell’inchiostro assorbita
vorrei confondermi con un gabbiano
per la durata di un volo

Un’ultima annotazione sulla bella copertina. Una foto fatta dal figlio Ivan Selva durante un viaggio in Nepal nel 2020. L’Everest di notte in lontananza, un cielo stellato, quasi un sogno. Un’immagine che rimanda un desiderio di spiritualità. Un aspetto che è presente a più riprese in questo bel libro che consiglio.

Rita Bonetti nasce e vive a Bologna. Da sempre innamorata di romanzi e letteratura.
Dopo la laurea in Archeologia presso l’Università di Ferrara, inizia una stretta collaborazione di scrittura creativa con due amiche storiche e nel 2017 pubblica la prima opera narrativa, una raccolta di racconti scritti a tre mani Le Regine di Quadri. Contemporaneamente, l’autrice approfondisce la passione per la poesia e nel mese di Febbraio 2019 esce la sua prima raccolta di liriche “Persiane Blu”, Armando Siciliano Editore. Nel settembre 2019, questa raccolta di poesie si classifica al secondo posto al Concorso Internazionale POETIKA LAB. Il 18 Maggio 2019 la sua poesia Dettagli e l’11 Gennaio 2020 la sua Poesia “Scrivi per me” vengono pubblicate nella rubrica La bottega della Poesia del quotidiano Repubblica di Bologna. La sua poesia Il bacio si classifica sesta tra i dieci vincitori del PREMIO WILDE Concorso Letterario Europeo sezione POESIA D’AMORE. Nel 2020 l’autrice inizia la sua collaborazione con il sito web Lo Scrigno di Pandora, per la pagina della poesia. Nel 2021 viene pubblicato “D’amore e di altre storie”, Bertoni Editore.

La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su periscopioPer leggere i numeri precedenti clicca [Qui]

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Pierluigi Guerrini

Pier Luigi Guerrini è nato in una terra di confine e nel suo DNA ha molte affinità romagnole. Sperimenta percorsi poetici dalla metà degli anni ’70. Ha lavorato nelle professioni d’aiuto. La politica e l’impegno sono amori non ancora sopiti. E’ presidente della Associazione Culturale Ultimo Rosso. Dal 2020 cura su Periscopio la rubrica di poesia “Parole a capo”.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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