Verso il postcapitalismo
Un dialogo tra cristiani, marxisti ed ecosocialisti
Verso il postcapitalismo. Un dialogo tra cristiani, marxisti ed ecosocialisti
Verso il postcapitalismo è il titolo del libro di Rafael Díaz-Salazar, edito da Cristianisme i Justícia, tradotto in italiano e uscito lo scorso aprile grazie alla redazione di Aggiornamenti sociali, rivista dei gesuiti italiani.
Cristianisme i Justícia è un centro studi con sede a Barcellona dedicato alla riflessione su temi sociali e teologici. Nato nel 1981 su iniziativa dei gesuiti della Catalogna, il centro riunisce un gruppo interdisciplinare di oltre 80 professori di scienze sociali e teologia, oltre ad altri professionisti ed esperti a diretto contatto con concrete realtà sociali.
Mondi diversi ma vicini
Potrebbe sembrare anacronistico parlare di dialogo tra cristiani e marxisti. Eppure non è così: pur nelle differenze – a volte radicali – l’incontro sta innanzitutto nella prossimità a chi subisce ogni giorno le conseguenze di un sistema iniquo. Una lotta di vicinanza, dunque; e, a partire da questa, una condivisione teorica sempre in itinere, e che sempre della lotta si nutre.
Per questo, il sottotitolo del libro è stato probabilmente scelto per definire alcune identità ma – come spiegato nel testo – l’appello è aperto a ogni persona, movimento e organizzazione anche non marxista e non religiosa (pacifista, ecologista, femminista, sindacalista). L’obiettivo comune – non un fine fisso e rigido, ma sempre dinamico – può essere il «postcapitalismo di orientamento ecosocialista», superando i limiti del pensiero socialdemocratico e del marxismo ortodosso.
Il libretto accenna ad alcune figure attive negli ultimi anni in questo dialogo tra cristiani e galassia anticapitalista, sollecitate dal papato di Francesco: per citarne alcune, Michael Löwy, Vandana Shiva, José Mujica, Evo Morales, Naomi Klein, Serge Latouche; in Italia, Rossana Rossanda e la rivista Critica Marxista. Ma l’elenco potrebbe essere ampliato.
Ed esiste l’interessante progetto Dialop, nato dopo l’incontro nel 2014 tra papa Francesco, Luciana Castellina e Alexis Tsipras, portato avanti da Movimento dei Focolari, Transform Europe, Fondazione Rosa Luxemburg e Partito della Sinistra Europea (fondato tra gli altri da Fausto Bertinotti, da anni fautore del dialogo tra Chiesa e mondo socialcomunista).
Nel gennaio 2024 papa Francesco ha ricevuto una delegazione di Dialop; nel suo intervento ha detto: «Una politica veramente al servizio dell’uomo non può lasciarsi dettar legge dalla finanza e dai meccanismi di mercato […]. C’è sempre tanto bisogno di dialogare, non abbiate paura!».
Per il passato viene citato – ad esempio – il libro di Togliatti Il destino dell’uomo. Comunisti e cattolici di fronte ai problemi dell’epoca moderna, negli anni ’50-’60 del secolo scorso il movimento spagnolo Frente de Liberación Popular (FLP), e le varie forme della teologia della liberazione e dei Cristiani per il socialismo, in Europa e America Latina.
L’apporto del cristianesimo
Le basi del «cristianesimo di liberazione» – quindi di questo dialogo che si fa alleanza – si trovano nella parresia dei profeti in Israele, nella vita e nelle parole di Gesù Cristo, negli Atti degli Apostoli, nei Padri della Chiesa, in parte della Riforma (Thomas Müntzer, ad esempio). E nella Dottrina sociale della Chiesa: per un ordine sociale più giusto – è scritto nella Gaudium et spes (1965) –, «bisogna lavorare al rinnovamento della mentalità e intraprendere profondi mutamenti della società.
Lo Spirito di Dio, che con mirabile provvidenza dirige il corso dei tempi e rinnova la faccia della terra, è presente a questa evoluzione. Il fermento evangelico suscitò e suscita nel cuore dell’uomo questa irrefrenabile esigenza di dignità». Senza dimenticare che il bene comune va attuato anche per «servire (…) al raggiungimento» del «fine ultraterreno ed eterno» (Pacem in terris, 1963).
«Amare qualcuno è volere il suo bene», scriveva invece Benedetto XVI in Caritas in Veritate (2009); il bene individuale e il bene comune, «il bene di quel “noi-tutti”». E poi Ratzinger proseguiva riflettendo su come l’attacco ai diritti dei lavoratori e la rinuncia a meccanismi di redistribuzione del reddito richiedono «una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo» e la «progressiva apertura» a livello globale «a forme di attività economica caratterizzate da quote di gratuità e di comunione».
Gratuità e comunione sono i tratti originali che il cristiano porta in questo dialogo-alleanza, oltre all’eschaton: «Quando nella promessa del vero (ciò che verrà), la differenza col reale (ciò che è), è sentita e sofferta non ci si può più accontentare fatalisticamente del reale, ma l’esistenza dovrà diventare rivoluzionaria nel suo stesso essere che spera nel futuro», scriveva Arthur Rich, teologo protestante.
«Regno di Dio significa éschaton, novissimum, l’“Altro”, in breve la rivolta di Dio che pone in questione in modo radicale la nostra misera realtà e la fonda nuovamente in forma radicale sulla speranza» (in Dibattito sulla “teologia della rivoluzione”, Giornale di teologia, 49, 1970).
Per una piena democrazia
Tornando al libro di Díaz-Salazar, solo una speranza profondamente umana (quindi escatologica) può immaginare la possibilità di una «democrazia radicale», oltre la democrazia liberale, non in grado – come stiamo vedendo – di «cambiare in modo sostanziale le condizioni materiali di vita di coloro che soffrono di precarietà sociale e lavorativa».
Non è solo, non è tanto un problema “morale” dei singoli rappresentanti politici o della loro incisività: la questione è strutturale e riguarda l’inconciliabilità fra democrazia e capitalismo. Il testo propone, dunque, una «democrazia multidimensionale», vale a dire un sistema che mantenga sì una qualche forma di delega ma sia soprattutto «conflittuale»: «i potenti e i ricchi difficilmente» accetteranno un avanzamento di democrazia nel senso emancipativo ed egualitario delle masse, per cui «è necessario un contro-potere popolare nella società civile e in Parlamento» e «conflitti sociali nonviolenti».
Una democrazia piena dev’essere anche «partecipativa» a livello istituzionale, economico, lavorativo, sociale e culturale. Ciò significa, ad esempio, «la costituzione di assemblee cittadine settoriali», bilanci partecipativi, controllo pubblico della finanza e dei settori produttivi strategici, autogestione e autocontrollo di lavoratrici e lavoratori nei luoghi di produzione (materiale e intellettuale), tutela dei diritti fondamentali (casa, salute ecc.).
Che gli ultimi siano i primi
Non bastano, quindi, «il volontariato, le ONG, l’Agenda 2030 e le politiche di aumento salariale», tutti soggetti e azioni positive ma che «mantengono lo status quo del potere economico». «Non si tratta di ridurre il cambiamento climatico con misure lente e di breve portata – scrive ancora Díaz-Salazar -, ma di cambiare il sistema che lo produce».
Cambiamento che non può che avvenire dall’alto e dal basso (superando un’antitesi astratta), quindi con esperienze di base, «attivando azioni anticapitaliste concrete», «creando esperienze di economia e vita comune ecologiste» e contemporaneamente con un’azione politica che scardini le strutture e le sovrastrutture del potere.
Con un unico orizzonte: che «si realizzi il desiderio di Gesù di Nazareth che gli ultimi siano i primi e che il regno del denaro scompaia. Senza la lotta contro di esso – conclude l’autore -, dal punto di vista cristiano è chiaro che il regno di Dio non può crescere in questo mondo».
Cover da https:/./pixabay.com/images/search/free%20images/
Per leggere gli altri articoli di Andrea Musacci su Periscopio clicca sul nome dell’autore
















Ringrazio l’Autore per l’opportuna segnalazione.
Ottimo Andrea! Per il passato aggiungo due grandi protagonisti del dialogo tra
‘Marxisti e cristiani’: Lucio Lombardo Radice e Giulio Girardi. Aggiungo solo… una correzione…🤪 Sto preparando per l’autunno una conferenza sul filosofo ‘marxista’ Cesare Luporini. Nel 1983, nella ricorrenza del centenario della morte di Marx, Luporini invitava a ‘liberare’ Marx dai marxismi, che tanto danno (dogmatismo, settarismo, rigidità) hanno causato alla ricca e aperta lezione/eredita’ di Marx, chiudendolo spesso in una ‘gabbia ideologica’. Un altro autore del ‘dialogo’ a me caro fin dagli ormai lontani anni della giovinezza e’ stato Gustavo Gutierrez, uno dei fondatori ‘teorico-culturali’ della grande Teologia della Liberazione, maltrattata da Papa Giovanni Paolo II, e rilanciata durante il suo fecondo operato da Papa Francesco… Scusa la lunghezza, ma quando un articolo si dice che è stimolante, ecco cosa mette in movimento…
Molto stimolante l’articolo di Andrea Musacci, come sicuramente il volume di Rsfael Díaz-Salazar (che mi procurerò). Mentre leggevo e parteggiavo per il nuovo entusiasmo degli autori, ho avvertito però l’inadeguatezza nel riproporre (e ampliare) la feconda stagione del dialogo tra cristiani e marxisti: ero molto giovane ma ricordo bene il fermento intellettuale di quegli anni. Che manca oggi? Manca molto: non dalla parte Cristiana (basta pensare al magistero di Francesco), ma dalla parte marxista, laica, comunista. Non vedo oggi uomini “di sinistra”, intellettuali organici (organici a che cosa?) impegnati a dissodare questo campo. Cacciari? Forse, quando non è impegnato in un incontro di pugilato televisivo. Forse qualcosa di Marco Revelli… non vedo molto altro. Certo, c’è la grande galassia anticapitalista ed ecologista, ma di galassia si tratta, non di un pensiero organizzato. Forse, per dare ali al dialogo, per fare un passo avanti e occupare la scena, manca soprattutto la categoria della politica e della sintesi. E manca di naturalmente l’utopia. Quindi condivido il suggerimento, ripartiamo da Thomas Müntzer di Fromm.
Grazie Alberto, Fiorenzo e Francesco.
Condivido i nomi che propone Fiorenzo. Non li ho inseriti per mera ragione di spazio e perché mi sono limitato ad accennare ad alcuni citati nel libro.
Da tempo vorrei scrivere un pezzo sulla teologia della liberazione, e un altro su una personalità tra i due mondi come Pietro Barcellona.
Spero di riuscire a farli a breve.
Concordo con Francesco che in Italia a sinistri manchino punti di riferimento organizzati. Esistono in realtà piccole realtà, tra centri studi e riviste (dal Centro per la riforma dello stato a Jacobin, o due che cito: Dialop e Critica Marxista). Ma purtroppo in molti mondi della sinistra non c’è interesse per questo dialogo profondo, purtroppo. Ma senza profondità, a sinistra si continuerà a galleggiare sulle onde delle mode…
Buona serata