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Referendum giustizia:
come corrodere la democrazia dall’interno

Referendum giustizia: come corrodere la democrazia dall’interno

Questo non è l’ennesimo articolo che entra nelle motivazioni del referendum del 22 e 23 marzo, cercando di convincervi a votare NO oppure SI. Questo articolo esamina alcune insidiose forzature, che sembrano essere state sottovalutate, e che invece rappresentano situazioni di pericolo per la nostra democrazia, i cui effetti potrebbero manifestarsi con forza in futuro.

Prima di tutto ricordiamoci il motivo per cui dovremo andare a votare. La riforma Nordio cambierebbe diversi articoli della Costituzione: un fatto che non può essere considerato ordinario o banale. Cambiare la Costituzione significa cambiare le fondamenta su cui poggiano tutte le norme che regolano la nostra vita quotidiana; per questo, non è un provvedimento che si può adottare con superficialità. Soprattutto, non si può pensare che chi vince le elezioni abbia mano libera (anche se da qualche anno a questa parte è esattamente questa la convinzione che hanno i partiti politici). E’ stato previsto che le modifiche agli articoli costituzionali debbano essere concordate tra maggioranza e opposizione: ecco perché non basta la semplice maggioranza dei parlamentari, ma è richiesto un quorum dei 2/3. Tuttavia, nel timore di rendere troppo difficile anche apportare piccoli cambiamenti che nel tempo dovessero rendersi necessari, è stata prevista un’ulteriore modalità: se le riforme ottengono il parere favorevole della semplice maggioranza dei parlamentari, si può chiedere che siano i cittadini ad esprimersi, confermando o respingendo le modifiche proposte.

La richiesta del referendum confermativo è stata evidentemente prevista a tutela delle minoranze. La logica è: la maggioranza decide di cambiare alcuni articoli, l’opposizione non è d’accordo e può pretendere che siano gli elettori ad avere l’ultima parola. E invece, in questo caso, il referendum è stato richiesto dalla maggioranza di governo. Perché?

Perché avevano fretta. Perché volevano che si votasse il prima possibile. E il motivo è presto detto: meno la gente conosce il tema su cui si vota, più è facile che voti in base agli slogan o alle proprie simpatie politiche. E ovviamente, questo favorisce chi sembra detenere la maggioranza dei voti potenziali. Man mano che le persone approfondiscono tutti gli aspetti della riforma, il NO recupera consensi. Ed è ciò che sta avvenendo secondo i sondaggi.

Quindi questa è la prima, grave forzatura. Se si vuole cambiare la Costituzione, è fondamentale che le persone siano informate e capiscano esattamente cosa stanno votando. Orientare il loro voto con l’inganno significa renderle pedine inconsapevoli, ma fondamentali per modifiche destinate ad avere un impatto pesante sulla società.

La seconda forzatura sta nell’essersi appropriati di una prerogativa delle opposizioni, di fatto impedendogli di esercitarla. I comitati per il NO hanno comunque raccolto le oltre 500mila firme necessarie per la richiesta del referendum, producendo un risultato a dir poco paradossale. La Corte di Cassazione ha infatti ritenuto valide le firme e la formulazione del quesito referendario; anzi, ha stabilito che questo fosse quello giusto, in quanto quello presentato dal Governo presentava gravi carenze. Quindi, se il quesito giusto è quello presentato dalle opposizioni si rinvia il voto, considerando che la precedente richiesta era stata superata? Ebbene no: si vota con il secondo quesito, ma la tempistica rimane quella del primo. Un autentico aborto giuridico al quale, spiace dirlo, si è prestato il Presidente Mattarella.

La terza forzatura è la più grave. A differenza di quanto accaduto nelle ultime consultazioni, a lavoratori e studenti fuori sede non sarà consentito votare senza tornare a casa. Il motivo ufficiale: non ci sono i tempi per organizzare il loro voto. Rimettiamo insieme i pezzi: il Governo, che ha fatto di tutto per affrettare il voto, a costo di calpestare i diritti dell’opposizione, ci viene a dire che non c’è tempo? In realtà, il motivo della decisione è un altro. Gran parte dei fuori sede sono studenti universitari, e i sondaggi dicono che voterebbero nella stragrande maggioranza per il NO alla riforma. Quindi, per evitare il che il loro contributo possa diventare decisivo, si sceglie di calpestare il diritto al voto di oltre 5 milioni di Italiani. Facile prevedere che solo una piccola parte dei potenziali elettori tornerà a casa per esprimersi, considerando anche che i costi dei trasporti tendono a crescere esponenzialmente all’aumentare della richiesta. E così, senza che nessuno si sia ribellato apertamente, passa una logica che fa davvero paura: se non voti come diciamo noi, facciamo in modo di non farti votare.

All’inizio avevo scritto che non avrei spinto per votare SI o NO: in realtà era una bugia. Non entrerò nel merito del quesito referendario, che invito tutti ad approfondire a parte. Difficile, una volta comprese le logiche e la finalità della riforma, non votare NO.

Ma l’aspetto più inquietante è un altro. Quanto sta accadendo rappresenta un rischio concreto per la democrazia: se passano sotto silenzio queste forzature, alla prossima occasione ne vedremo di peggio. Non dobbiamo commettere l’errore di pensare che una maggioranza democraticamente eletta non possa comportarsi in modo antidemocratico. Abbiamo sotto gli occhi quanto sta accadendo negli Stati Uniti, dove la violenza è la punizione per chi non ha votato “bene”. E poi c’è sempre l’esempio più eclatante: Adolf Hitler fu eletto democraticamente nel 1933. Sappiamo a cosa portò la logica per cui chi vince le elezioni fa quello che vuole.

Pensiamoci bene. Bisogna bocciare una riforma sbagliata e pericolosa, ma bisogna anche fermare una deriva che se lasciata correre potrebbe diventare inarrestabile. E quindi noi possiamo, con solo voto, dire non uno, ma due NO. Uno più importante dell’altro.

 

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Luca Copersini

Bancario da oltre 30 anni, ha cominciato subito ad interessarsi di sindacato. Il motivo? Tante cose nel mondo del lavoro non gli piacevano, e voleva provare a cambiarle. Il tempo è passato e le cose che non gli piacciono sono aumentate, ma la voglia di combatterle è rimasta invariata. Il suo modello di riferimento? Wile E. Coyote

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