L’eroe di cui possiamo fare a meno
L’eroe di cui possiamo fare a meno
Sareste in grado di individuare il nome della persona che ha scritto queste parole deliranti?
“Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato.”
Difficile, vero? Proviamo con un’altra frase, dello stesso autore, che consente di individuare il periodo storico al quale facciamo riferimento:
“Abbiamo udito, in questi giorni, in seguito alla totale eliminazione degli ebrei dalle scuole italiane, qualche timido lamento. L’operazione chirurgica è stata pronta e spietata; e qualche animuccia debole se ne è spaurita.”
Sono frasi tratte da un articolo pubblicato il 21 ottobre 1938 sull’orribile rivista “La Difesa della Razza” che durante il periodo fascista affermava la superiorità della razza italica su tutte le altre, e quindi la necessità di una vera e propria pulizia etnica. Per ora non rivelerò il nome dell’autore, che di quella rivista era il Segretario di Redazione: chi volesse può leggere l’articolo originale, messo a disposizione nell’archivio storico del Senato, può trovarlo a questo link.
La stessa persona che aveva scritto quell’articolo la ritroviamo qualche anno dopo nel ruolo di Capo di Gabinetto del Ministro della Cultura Popolare della Repubblica Sociale Italiana. In questo ruolo risulta essere il firmatario di una disposizione datata 17 maggio 1944, con la quale si ordinava la fucilazione alla schiena per tutti quei partigiani che non si fossero costituiti consegnando le armi. Questa è la copia di uno dei manifesti che pubblicizzavano la disposizione.
Si tratta di una riproduzione un po’ sbiadita di una vecchia foto, ma la firma è riconoscibile senza problemi: è quella di Giorgio Almirante. Questo documento fu recuperato e pubblicato nel 1971 da L’Unità e il Manifesto, subito denunciati da Almirante per diffamazione: non voleva, evidentemente, che riemergessero i suoi peccati di gioventù. Il processo durò 7 anni, e si concluse con l’assoluzione dei quotidiani: il documento era autentico.
Lo stesso Almirante, nel frattempo fondatore del Movimento Sociale Italiano ed eletto in parlamento, si trovò coinvolto in un’altra vicenda poco limpida. Nel 1972, a Peteano (GO), un attentato dinamitardo posto in atto da terroristi di estrema destra causò la morte di tre carabinieri e il ferimento di altri due (qui). Almirante fu accusato di favoreggiamento, reato per il quale la Procura di Roma ottenne l’autorizzazione a procedere dal Parlamento, ma non fu mai processato a causa di un’amnistia che estinse il reato.
Lo scorso 22 maggio si è celebrato l’anniversario della morte di Giorgio Almirante, occasione per una sorta di santificazione postuma. Queste le parole con cui è stato ricordato da alcuni leader politici di centrodestra.
Giorgia Meloni: “di lui restano il carattere, la forza delle idee, l’amore per l’Italia e una concezione della politica vissuta con passione, dignità e rispetto”. (La forza delle idee: abbiamo visto quali fossero le sue idee. L’amore per l’Italia, che amava a tal punto da far fucilare chi, a differenza sua, si batteva per liberarla dalla dominazione tedesca. La dignità e il rispetto che riconosceva a chi faceva fucilare alla schiena).
Ignazio La Russa: “L’unica accusa vera: l’essersi mostrato non contrario all’antisemitismo”
( Sic… Peraltro, Almirante non era semplicemente “non contrario”: Almirante era uno dei teorici e dei più accaniti sostenitori delle leggi razziali).
Bertolt Brecht scrisse “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”. Non so se il popolo italiano abbia bisogno di eroi: so per certo che di eroi come Almirante possiamo tranquillamente fare a meno.
Immagine di copertina wikimedia.commons
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