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Parole a capo < br > Un poemetto di Cristina Simoncini e un ricordo di Mariella Bettarini scritto da Elisa Donzelli

Parole a capo  / Un poemetto di Cristina Simoncini e un ricordo di Mariella Bettarini scritto da Elisa Donzelli

Parole a capo /

                                     Un ricordo di Mariella Bettarini e un poemetto di Cristina Simoncini

ADDIO A MARIELLA BETTARINI (Firenze 1942- Firenze 2026) Non ha avuto la gloria di molti uomini della poesia del secondo Novecento. Non c’è altra parola per darne spiegazione che una parola retorica: “ingiustamente” non ha avuto la stessa attenzione. Mariella Bettarini ha rappresentato molto più di altri e altre la voce che ha “giurato guerra alla guerra” attraverso l’azione della poesia. E ha visibilmente rappresentato un’epoca domandandosi in quell’epoca da donna, e domandando a uomini e donne, “Chi è il poeta?“. Non solo secondo l’idea che ce ne ha restituito “Il pubblico della poesia”, oggi la sola antologia, o quasi, iconizzata (epigonizzata) dagli studi e dai poeti stessi per leggere quel tempo.
Mariella sarà al centro di una antologia che uscirà a mia cura con più di altre 100 voci di poeti (almeno 40 di poete/esse) tra pochi mesi per lo Specchio Mondadori. Ne era onorata e felice, persino stupita. Perché era una che non ha mai giocato a fare la sacerdotessa, o a fare la parte della poetessa oracolare o impegnata. Mi ha aiutata moltissimo per ciò che poteva e ricordava a ritrovare i suoi infiniti materiali sparsi e i suoi materiali inizieranno a ricircolare a partire da questo libro.
Noi tutti le dobbiamo per l’azione e la diffusione artistica, politica e della bellezza della poesia. Perché aveva quanto più cervello e nettezza nelle scelte che aveva compiuto da “Salvo imprevisti” (fondata con Silvia Batisti nel 1973) alla collaborazione a circa 160 giornali e riviste. Soprattutto per la sua poesia che sapevano essere il cuore della sua azione almeno Frabotta, Porta, Cordelli, Manacorda, Luperini, Cucchi, Borsellino, Cecchi, Siti, Kemeny, Majorino, Lunetta, Fortini. Fortini anche, sì, che come tutti loro ha scritto su di lei, e che qualche volta la aveva anche “ingiustamente” snobbata. Poi intelligente come era recuperando e vergognandosene.
Ciao Mariella, grazie.
ELISA DONZELLI
Divisori di pagina immagini - Download gratuito su Magnific (precedentemente Freepik)

Nel 2006, la Bettarini diceva di séVivo e lavoro a Firenze (dove fino al ’92 ho insegnato nelle scuole elementari), città dove sono nata il 31 gennaio 1942.
Dopo una parentesi torinese negli anni dell’infanzia e un doloroso soggiorno di tredici anni a Roma, e dopo corroboranti esperienze nella mia città natale (la città di La Pira e di don Milani, di padre Balducci e dell’Isolotto: le mie radici), nel 1973, in un postsessantotto colmo di disperate speranze, con alcuni amici scrittori diedi vita a “Salvo imprevisti”, quadrimestrale (12/11/06), fascicoli monografici dedicati a temi come “Cultura e meridione”, “Intervista a Mariella Bettarini :: LaRecherche.itDonne e cultura”, “Dopo il sessantotto”, Pasolini, “Poesia e inconscio”, “I bambini/la poesia”, “Poesia e teatro”, “Poesia e follia”, “Del tradurre”, ecc: Ho, infatti, sempre sentito strettissimamente connessa la mia ricerca etico-estetica con il rovello, la ricerca, l’esperienza etico-culturale di altre persone (prima che poeti/scrittori), in una comunitaria, non competitiva passione insieme letteraria e sociale.

Dal 1992 “Salvo imprevisti” si chiama “L’area di Broca”, semestrale che privilegia temi scientifico/conoscitivi, oltre che letterari.
Intanto, dal 1961 scrivevo molto, soprattutto poesia (ma anche prosa creativa e critica: recensioni prefazioni, brevi saggi), leggevo moltissimo, traducevo la Weil, partecipavo attivamente, su fogli e riviste, al dibattito in corso sui sempre difficili rapporti tra letteratura e società.

Da allora ad oggi ho pubblicato ventisei titoli di poesia, sette tra libri e plaquettes di narrativa,due di saggistica (sulla condizione della donna e la sessualità nel 1978 e nell’80 una serie di interviste a 33 poeti di varie generazioni); ho partecipato a dibattiti, letture pubbliche, convegni, ecc.
Poiché credo nella cooperazione culturale (e amo profondamente la scrittura degli altri), sono sempre stata contraria ai premi letterari. Così, dal 1984, in questa linea di intensa partecipazione e collaborazione, assieme a Gabriella Maleti (che ne è stata l’ideatrice) curo la piccola Editrice Gazebo, che ha collane di scrittura creativa e critica. Nel 1996, con i genitori di Alice Sturiale, ho curato Il libro di Alice (ripubblicato da Rizzoli nel 1997).

Oggi (inizi del 2006) continuo a lavorare molto, ad amare la parola: scritta, letta, orale, creativa, saggistica, epistolare. La parola/segno. La parola/bi-sogno. La parola/intenzione di dialogo, affinità, amore. Così come amo da sempre l’archeologia, l’arte, la botanica, l’astronomia, la fotografia, il cinema e la matrice poliedrica di tutto questo: la misteriosa/”naturale” natura: dall’infinitamente grande e lontano, interstellare, invisibile, all’infinitamente piccolo e prossimo (anch’esso talora invisibile). Parola che si fa carne. Carne (minerale, vegetale, animale) che si fa parola. Misteriosamente. A specchio.”

(Poemetto inedito di Cristina Simoncini)

IN CAMPAGNA 

1.
Col gesto affonda un semicerchio
nel verde, la bimba impugna la falce
e fa lo stesso, l’erba raccolta in grembo
sfamerà i conigli, lei ha imparato
ad aprire la gabbia – mentre i musetti
la osservano, impauriti.

2.
Il baffo di vernice sulle ali
dei polli che becchettano nell’aia
è il magro segno della proprietà.
Osservando l’altalena che oscilla
sghemba sull’area, il fotogramma si alza
e si abbassa mostrando la mescolanza
dei volatili, il vagare a vuoto
dell’ultima gente di campagna.

3.
Si sporge sui covoni di fieno
e guarda suo cugino che ridendo
si è tuffato in basso, sembra un burattino,
è settembre, forse, ancora caldo,
odore di animali e la paura che arrivi
lui, una nuvola d’ira, il forcone,
la distanza dall’infanzia non si colma.

4.
Scappa fino alla recinzione elettrica,
la affascina il grugnito, focalizza
i margini del bosco, il filo spinato,
sa che non deve avvicinarsi,
grida il suo nome, è arrivato a riprenderla,
forse uno sculaccione, non ricorda
non ha mai avuto le gambe così piccole,
come se tutto lì intorno la annientasse.
Quanto la trascina percepire
il reale come tale, un vento di cose.
La lontananza, non volere niente.

5.
Si sporge – le mani
sulla rete – è preoccupata
le ali spuntate la rendono più docile.
È andato a riprenderla.
Ora le sta davanti famelico
la bocca asciutta dalla rabbia
una solenne onnipotenza
alza il braccio e configge
la tortora con forza sul selciato
un ventaglio di sangue si diffonde
la testa sconfitta ciondola a lato
l’urlo ghiacciato nella bambina
si articola in vuoto cocciuto
i passi sembrano cadere
da una cornice di lentezza.

6.
È legato alla quercia da una corda,
domestico vuol dire a disposizione.
Qualcuno va su, a turno
– gli adulti all’oscuro –
provare ad allungare la ciotola,
nel caldo afoso dell’estate dire
Non più di lì, non tradire il confine.
Invece se n’è andato,
nessuno a casa intendeva accudirlo,
pensavano che già ci sono i figli.

7.
Lei, i passi, sembrano far strada
a una punta di disagio. Lo noti dalla foto.
Ad esempio, il vestito della donna
non c’entra niente con l’occasione.
L’erba secca da lontano ricorda
la savana, lui fischia a un cardellino
mentre la bimba sfodera bastone
e sguardo da esploratrice,
stanno distanti e in fondo pensano
che quello sia un mortorio, da dimenticare.

 

Cover: https://pixabay.com/it/photos/agnello-pecora-recinzione-451982/

 

Cristina Simoncini è nata a San Giovanni Valdarno (Arezzo) nel 1966. Vive a Terranuova Bracciolini. Ha pubblicato poesie su riviste cartacee (Il Foglio Clandestino, Nova), su alcune antologie e su molti spazi virtuali (tra le quali Avamposto, Limina Mundi, Larosainpiu, Circolare Poesia). Linea di mira (Pietre Vive Editore, 2025) è la sua prima opera poetica. In “Parole a capo” sono state pubblicate alcune sue poesie il 6 aprile 2023.

Ringrazio Cristina Simoncini per avermi autorizzato la pubblicazione.

“Parole a capo” è una iniziativa dell’Associazione culturale “Ultimo Rosso”.
Per rafforzare il sostegno al progetto, invito, nella massima libertà di adesione o meno, a inviare un piccolo contributo all’IBAN: IT75P0538713004000003826665
La redazione di “Parole a capo” informa che è possibile inviare proprie poesie per una possibile pubblicazione gratuita nella rubrica all’indirizzo mail: gigiguerrini@gmail.com 
La rubrica di poesiaParole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su PeriscopioQuesto che leggete è il 353° numero. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.
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Pierluigi Guerrini

Pier Luigi Guerrini è nato in una terra di confine e nel suo DNA ha molte affinità romagnole. Sperimenta percorsi poetici dalla metà degli anni ’70. Ha lavorato nelle professioni d’aiuto. La politica e l’impegno sono amori non ancora sopiti. E’ presidente della Associazione Culturale Ultimo Rosso. Dal 2020 cura su Periscopio la rubrica di poesia “Parole a capo”.

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