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Parole a capo
Giorgia Deidda: “Esercizi di assenza” e altre poesie

Parole a capo <br> Giorgia Deidda: “Esercizi di assenza” e altre poesie

 

Scriverti è come baciarti. È qualcosa di fisico.
(Simone de Beauvoir, Lettera a Nelson Algren, 1949)

 

Voglio sete. Sempre sete

 

Voglio sete. Sempre sete —
una sete che si rifocilla
a ogni passo desertico,
una sete che non ceda.
Voglio lacrime copiose,
una stasi marmorea,
l’anello turchese che mi hai regalato,
o quando quel giorno, la vite recisa
mi ha regalato chicchi d’uva,
e la notte mi ha fatto da manto.
Nelle chiese spoglie
ho trovato la mia sete,
e come le cerve che anelano
all’acqua, così la sete mia
si è sciolta dai nodi capillari,
dai trambusti, dalle metastasi.
Sono miriadi le stelle,
che come pasta dentifricia
hanno pulito gli alveoli oculari,
facendoli brillare più dell’inchiostro.
E adesso ti stringo, come velatura,
come un fantasma che spesso appare.

 

*

 

Gigli

 

Gigli — la natura mi ha regalato gigli.
E di questa fattura ne riconosco una,
che s’inerpica tra i capelli come pipistrelli
pronti a scappare.
I gigli, vecchie creature di plastica,
ondeggiano tra le serpi
che s’annidano voluttuose tra sterpaglie,
mentre la coccinella squittisce adagia.
Chissà come, il cielo dipinge dall’alto
verso il basso, pennellate con l’apostrofo,
vecchi carmini, rossi pungenti.
È sera — la luce di fuoco va spegnendosi
piano, per lasciare spazio alla notte indigena.
Cricchiano i grilli, tutto giace.
Dorme il daino, e l’upupa.
Dorme la civetta che ogni tanto
apre gli occhi, padrona della luna.
Dormo io, che dormi tu —
mentre la ruota gira lenta,
tra le traverse e le clavicole della terra.

 

*

 

La fame è come una febbre

 

La fame è come una febbre —
tocca limpida e calda la bocca,
le parole di ciliegia stampate
sulle labbra intirizzite.
Sono anni che rincorro
la perdizione — fiumi di vino
che s’incastrano tra le effigie
dei miei capelli, come trame
che non sanno parlare.
Tu sei la colomba che si posa
ogni giorno alla mia finestra —
non parli ma becchi dal mio palmo
tutto ciò che trovi; l’amore mio
per te e la tua libertà.
Se un giorno potessi liberarmi
dalle catene e dalle metastasi
guiderei di guizzo fino alla battigia
il mare. Cavalcherei le sue onde
bulbose e cerulee.
E ti ricorderei come il bianco
asettico delle camicie che indossavi.

 

*

 

Il mio cuore è un colibrì

 

Il mio cuore è un colibrì.
Non sa d’esser nato con la furia nelle ali.
Talmente piccolo, che i fiori del giardino s’in-
chinano per offrirgli il nettare.
È la circoscrizione di Dio —
ognuno vive senza sapere,
e ognuno sa di non sapere.
I gesti meccanici con le mani
d’asfalto. Siamo poeti, tutti.
Non c’è eccezione. Il cielo
piove anche quando è tempo.
E tra le ciglia bagnate corro,
verso la casa cordone, nel grembo.
Non sapevo di essere nata.

 

(Queste poesie sono tratte da “Esercizi di assenza“, Self-Publishing, 2025)

*

 

Tu per me sei

 

Tu per me sei
roccia da cui sgorga l’acqua,
l’immacolata purezza di un bacio,
lo strappo della bocca di ciliegia,
la storia che deve ripetersi —
ché nel primo amore mi sono scelta
olivi e roseti, uno scorrere d’alghe
attraverso le pietre bianche.

Tu per me sei
la luce che illumina il terriccio,
il cielo che fa capolino durante
le stelle che frigolano,
la nostra
un punteruolo diritto,
una cometa che passa.

Tu per me sei
l’unico regalo che potessi farmi,
la luce che da bianca e nera
si trasforma in oblio di colori
ad olio, gli stessi che uso
per dipingerti gli occhi.
E da questo giorno nefasto
io ti prometto d’esser sempre
la Venere che illumina
il tuo cammino.

(inedito)

 

*

 

La morte è stata smascherata

 

La morte è stata smascherata —
una salvezza per chi giace nei cunicoli
muschiati al freddo, imbevuti d’acqua santa,
per chi crede al cielo in distorsione, le stelle
come compagine — cartone disfatto —
dove si gettano gli schiocchi lerci
dei vecchi ammutoliti.
Li vedete —
con i cani cuciti ai passi,
mutilati in volto, come il Cristo rappreso,
coagulato nella sua stessa luce.
La pietra è stata bucata, il sepolcro spostato —
si grida al miracolo, ma i miracolati
erano già altrove:
inermi nella fede,
nel lembo di una veste sfiorata
come corrente —
defibrillare il cuore, credere
e non fuggire.
Si squarcia il nero d’inchiostro —
il cielo soporifero che rantola a Dio,
le maree sotto l’influsso
di una madre cieca.
Sì ma non è luce —
non ancora —
ma una crepa nella carne del tempo,
un margine slabbrato
dove il Figlio si rialza senza peso,
come un pensiero che ha perso il corpo.
Le donne tremano —
portano aromi come colpe,
mani che odorano di fine —
e trovano il vuoto:
un grembo rovesciato,
un bianco che non consola.
«Non è qui» —
ma il qui resta,
incollato alle ossa del mondo.
Padre —
se davvero lo hai richiamato,
perché lasciare le bende
come una muta abbandonata?
Perché questo silenzio
che pulsa più della carne?
La resurrezione non è un canto —
è una fenditura,
un urto secco nel costato del reale.
E noi —
inermi, con la bocca piena di polvere e preghiera —
continuiamo a chiamarla salvezza,
mentre la morte, smascherata,
ci guarda
con il volto che ci somiglia.

(inedita)

 

*

Foto di Peter H da Pixabay

 

Giorgia Deidda (1994) proviene da Orta Nova, un paesino in provincia di Foggia. Ha studiato Lingue all’università di Bari, e ha vissuto lì per circa 3 anni in un collegio. Ha vissuto anche a Bitonto, una bellissima città alle falde delle Murge con una cattedrale romanica spettacolare in provincia di Bari, dove ha prodotto due romanzi. Si definisce una scrittrice biografico- confessionale e ha come luci ispiratrici Sylvia PlathAmelia RosselliAnne Sexton. Del suo fare poesia dice “Descrivo con minuzia il dolore, la passione, la melanconia. Le poesie gotiche hanno anche in parte influenzato la mia scrittura“.
Pratica Slam Poetry da alcuni anni; la Slam Poetry è una gara tra poeti che recitano i loro versi a memoria rivolgendosi al pubblico che decreterà il vincitore.
E’ apparsa su vari giornali quali “L’Attacco”,  “Il Quotidiano di Bari”, “Vento Adriatico – Circolo Letterario”. Dipinge, canta e suona il pianoforte da diversi anni. L’espressionismo viennese è una sua fonte d’ispirazione, in particolare Munch e Schiele. Adora l’arte in generale, in tutte le sue forme. Sillabario senza condono (PlaceBook Publishing, 2020), opera d’esordio dedicata alla memoria del poeta Gabriele Galloni; La fenice sul filo di spago (PlaceBook Publishing, 2021), romanzo; Oltre la fermata; tra sogno e realtà (PlaceBook Publishing, 2022), opera collettiva curata dall’autrice; Una pancia piena di sassi (PlaceBook Publishing, 2022); La musa (PlaceBook Publishing, 2022), romanzo che affronta il rapporto tra ispirazione, eros e identità femminile; Se la fatalità fosse un oggetto (PlaceBook Publishing, 2023), poesie; Lo specchio alle spalle (Edizioni Ensemble, 2024); “Esercizi di assenza” (Self-Publishing 2025). In “Parole a Capo” sono state pubblicate alcune poesie inedite il 21 dicembre 2023.

 

LO SCAFFALE POETICO

Segnalazioni editoriali interne (o contigue) al mondo della poesia.

Su autorizzazione di Antonio Spagnuolo, poeta di chiara fama e rara bravura, pubblichiamo questa poesia che si dipana tra attualità, memoria personale e storica e richiami d’infinito.

“Tregua”
Datemi cinque minuti per sgombrare la mente
dagli elefanti di Annibale, dalle Idi di Marzo,
dai pensieri di Schopenhauer, dai gas della Shoah, dalle tragedie del Golfo,
per tuffarmi nell’Intelligenza Artificiale, che potrebbe dirmi
perché non riesco a colloquiare con i defunti.
Eppure le mie onde elettromagnetiche sento che evaporano
e con i ricordi giungono sino alla tua tomba.
Turbinando addensano le ipotesi eternamente in perdita,
gocce d’alambicco a sangue freddo nell’ordinata ossessione
di comete.
Forse si nasconde un pulsante ancora ignoto ai miei polsi,
una raffica incredibile e sospetta a dissaldare memorie
in ambigue cifre, in sussulti che rincorrono illusioni.
Rimango un paroliere a perdifiato nel lampeggio
degli attimi di tregua.
(ANTONIO SPAGNUOLO)

Per avere informazioni più ampie sulla bibliografia di Antonio Spagnuolo si rimanda al numero di “Parole a Capo” del 12 marzo 2026.

*

Parole a capo” è una iniziativa dell’Associazione culturale “Ultimo Rosso”.
Per rafforzare il sostegno al progetto, invito, nella massima libertà di adesione o meno, a inviare un piccolo contributo all’IBAN: IT75P0538713004000003826665
La redazione di “Parole a capo” informa che è possibile inviare proprie poesie per una possibile pubblicazione gratuita nella rubrica all’indirizzo mail: gigiguerrini@gmail.com 
La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su PeriscopioQuesto che leggete è il 335° numero. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.
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Pierluigi Guerrini

Pier Luigi Guerrini è nato in una terra di confine e nel suo DNA ha molte affinità romagnole. Sperimenta percorsi poetici dalla metà degli anni ’70. Ha lavorato nelle professioni d’aiuto. La politica e l’impegno sono amori non ancora sopiti. E’ presidente della Associazione Culturale Ultimo Rosso. Dal 2020 cura su Periscopio la rubrica di poesia “Parole a capo”.

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