OCCHI COLOR ONICE.
Un racconto liberamente tratto da storie ascoltate degli ex abitanti del grattacielo
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OCCHI COLOR ONICE
Un racconto liberamente tratto da storie ascoltate degli ex abitanti del grattacielo.
Abitavo nella torre B del grattacielo, la prima ad essere stata sfollata, ricordo molto bene la paura di quella notte, le grida, il fumo che saliva e saturava le scale. Ho avuto il terrore di perdere mia figlia, la cosa più preziosa. Fortunatamente ne siamo usciti illesi e ci siamo abbracciati forte, non dimenticherò mai quell’abbraccio che è durato un tempo infinito.
Mia figlia è bellissima, ha lunghi capelli neri, come solo le donne del mio paese hanno la fortuna di avere, i suoi occhi ricordano due pietre di onice anch’essi nerissimi e intensi. Da padre mi sento fiero ed orgoglioso, credo che sia la migliore cosa che ho fatto nella vita.
Sono venuto via dal mio paese perché volevo darle un futuro migliore, ho lavorato sodo per molti anni e finalmente adesso ho un contratto regolare di lavoro, che mi ha consentito di accedere ad un mutuo per comprare casa.
Nel mio paese d’origine la vita è molto difficile e una quotidiana battaglia contro povertà, mancanza d’istruzione e la sanità è carente. Come se non bastasse, a tutto ciò si aggiungono condizioni climatiche estreme, caratterizzate da frequenti alluvioni ed epidemie.
Credevo di essermi lasciato il peggio alle spalle, ma ora devo affrontare nuovamente una prova molto dura, devo trovare la forza di di rialzarmi. Devo farcela, non per me, ma per quei meravigliosi occhi color onice.
Cover: blog.cliomakeup.com
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