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Una storia, quella dei due giovani, Emiliano e Francesco, che attinge alle radici di quel lontano 31 dicembre 1950, il giorno della loro nascita.
Lo scrittore trentino Roberto Corradini ne scrive le vicende nel suo recente romanzo “Nati con la camicia”, collocandole e rendendole vive in molti avvenimenti che hanno caratterizzato gli anni ’50, ’60,’70 e via via, fino ad arrivare alla nostra epoca.
Ci si ritrova a leggere pagine piene di un’Italia che cambia, una società che sperimenta, gioisce e soffre di trasformazioni che la segneranno profondamente e anche i nomi non sono scelti a caso: dalla casa di ringhiera in Via della Pace, dove i protagonisti nascono e muovono i primi passi, che ricorda una guerra devastante appena lasciata alle spalle, si passa a Via del Progresso, il nuovo condominio in cui traslocheranno nell’adolescenza.
I due ragazzi crescono e percorrono insieme un tratto di vita, accompagnati dalle loro famiglie, gli amici, i personaggi caratteristici che compaiono e scompaiono entrando ed uscendo dalle pagine del romanzo, scandendo il tempo che passa e con esso lo scorrere della storia del nostro Paese.
I ricordi affiorano e portano alla luce stili di vita, abitudini, consuetudini ed eventi che hanno lasciato il segno: semplici esperienze di vita familiare e sociale che descrivono i rapporti interpersonali, le feste, i luoghi di aggregazione, i divertimenti, la scuola, la ricostruzione, l’economia che decollava dopo gli eventi bellici.
Ma anche i grandi avvenimenti che hanno segnato un’epoca nuova: i primi viaggi nello spazio, le trasmissioni popolari in televisione, i miti del cinema e della musica come Marylin Monroe ed Elvis Presley prima, Brigitte Bardot e i gruppi rock poi, l’elezione di papa Giovanni XXIII e la riforma della liturgia nel mondo cattolico, la legge Merlin del 1958 che chiudeva definitivamente le case di tolleranza.

Un romanzo che non sconosce rallentamenti o pause, che snocciola rapidamente eventi incisivi destinati a modificare la realtà italiana. Arriva il boom economico, gli elettrodomestici agevolano la vita e diventano lo status di un’Italia che corre, il ciclismo con Bartali e Coppi, il calcio e gli stadi pieni, la Fiat 1100, le vacanze di massa, i cambiamenti culturali, il benessere diffuso e il PIL che cresce, anche se, come sottolinea Francesco, “il PIL misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”.
Non manca nemmeno la narrazione degli avvicendamenti politici, le sfide dei grandi partiti, l’instabilità, l’eversione, le relazioni internazionali e la guerra del Vietnam. I due amici fraterni si dividono e imboccano strade diverse: è la vita. Ci sono i viaggi nel mondo, l’Africa, le professioni da seguire, le famiglie da far crescere, ma ci si lascia e poi ci si ritrova, è il destino dei grandi legami.

Le storie di Emiliano e Francesco diventano lo scenario più ampio che ci permette di camminare attraverso il tempo senza sterili e piagnucolose nostalgie da ‘a m’arcord’ ma con un sorriso di tenerezza, perché noi lettori possiamo permetterci la libertà di amare quel passato da spettatori ormai lontani.

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Liliana Cerqueni

Autrice, giornalista pubblicista, laureata in Lingue e Letterature straniere presso l’Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano. E’ nata nel cuore delle Dolomiti, a Primiero San Martino di Castrozza (Trento), dove vive e dove ha insegnato tedesco e inglese. Ha una figlia, Daniela, il suo “tutto”. Ha pubblicato “Storie di vita e di carcere” (2014) e “Istantanee di fuga” (2015) con Sensibili alle Foglie e collabora con diverse testate. Appassionata di cinema, lettura, fotografia e … Coldplay, pratica nordic walking, una discreta arte culinaria e la scrittura a un nuovo romanzo che uscirà nel… (?).

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

La redazione e gli oltre 50 collaboratori scrivono e confezionano Periscopio  a titolo assolutamente volontario; lo fanno perché credono nel progetto del giornale e nel valore di una informazione diversa. Per questa ragione il giornale è sostenuto da una associazione di volontariato senza fini di lucro. I lettori – sostenitori, fanno parte a tutti gli effetti di una famiglia volonterosa e partecipata a garanzia di una gestitone collettiva e democratica del quotidiano che si finanzia, quindi vive, grazie ai liberi contributi dei suoi lettori, amici e sostenitori. Accetta e ospita sponsor ed inserzionisti solo socialmente, eticamente e culturalmente meritevoli.

Nato 10 anni fa con il nome Ferraraitalia già con una vocazione glocal, oggi il quotidiano è diventato Periscopio e naviga già in mare aperto, rivolgendosi a un pubblico nazionale e non solo. Non ci dimentichiamo però di Ferrara, la città che ospita la redazione e dove ogni giorno si fabbrica il giornale.  Ferraraitalia continua a vivere dentro Periscopio all’interno di una sezione speciale, una parte importante del tutto. 

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Francesco Monini
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