L’Italia vista dalla Dozza: un piccolo gioiello nato in carcere
Tempo di lettura: 5 minuti
Le voci da dentro. L’Italia vista dalla Dozza:
un piccolo gioiello nato in carcere.
di Maria Caterina Bombarda
Da diversi anni entro in carcere come persona libera.
Ogni volta che varco quella porta lascio fuori qualcosa: la fretta, le abitudini di tutti i giorni, le mie certezze. E ogni volta, quando esco, mi porto dietro qualcosa che prima non avevo.
Una parola. Una storia. Un pensiero. A volte anche una domanda che continua a girarmi in testa.
In questi anni ho imparato che il carcere è un luogo difficile da raccontare. Perché è facile parlare del carcere. Molto più difficile è fermarsi ad ascoltare le persone che ci vivono.
Non significa dimenticare quello che è successo o le responsabilità di chi sta scontando una pena. Significa, semplicemente, ricordarsi che dietro la parola “detenuto” c’è una persona. Una persona che può avere sbagliato, che sta pagando per i propri errori, ma che continua ad avere pensieri, paure, desideri e speranze.
Per questo, quando mi è capitata tra le mani L’Italia vista dalla Dozza, ho pensato che quelle pagine meritassero di uscire dalle mura del carcere.
Tredici persone detenute hanno preso matite, parole e idee e hanno provato a raccontare l’Italia dal loro punto di vista.
Leggendo, mi sono ritrovato ancora una volta davanti a una cosa che in carcere ho imparato a conoscere bene: spesso ciò che ci divide è molto meno di ciò che ci unisce.
Loro parlano dell’Italia che vorrebbero. Parlano di scuola, cultura, sanità, futuro. Parlano delle contraddizioni del nostro Paese. Ma, soprattutto, parlano del desiderio di avere una possibilità e di poter immaginare un domani diverso.
Sono pensieri che potremmo trovare anche fuori da un carcere.
Ed è forse proprio questo che mi ha colpito di più.
Perché quando ascolti davvero una persona, quando lasci da parte per un momento il muro, la divisa, la condanna e tutto ciò che ci fa sentire diversi, può capitare di scoprire che dall’altra parte ci sono domande molto simili alle nostre.
In fondo, anche chi è dentro guarda fuori.
Guarda l’Italia, pensa al futuro, si chiede come potrebbe essere una società migliore.
Questa piccola fanzine nasce da lì: dalla voglia di raccontare, ma anche dalla voglia di essere ascoltati. Io penso che valga la pena ascoltarla.
Non perché chi vive in carcere abbia necessariamente qualcosa di più importante da dire rispetto agli altri.
Ma perché ogni volta che ascoltiamo una voce che normalmente non sentiamo, allarghiamo un po’ il nostro modo di guardare il mondo.
E forse, dopo tanti anni trascorsi entrando e uscendo da un carcere, è proprio questa la cosa più importante che ho imparato: per capire davvero qualcuno, qualche volta, bisogna avere il coraggio di provare a guardare il mondo dalla sua parte del muro.
Comunque la pensiate buona lettura dell’articolo scritta da Maria Caterina Bombarda, Presidente di A.Vo.C. Bologna (Associazione Volontari Carcere ODV).
(Mauro Presini)
Ci sono storie che vale la pena leggere. E ci sono sguardi che vale la pena ascoltare.
“L’Italia vista dalla Dozza” è una piccola, bellissima fanzine a fumetti nata all’interno della Casa circondariale di Bologna “Rocco d’Amato”, grazie a un laboratorio di fumetto promosso da AVOC nell’ambito di Estate Dozza 2026. SCARICA IL PDF

Il laboratorio si è svolto dal 24 al 28 agosto e ha coinvolto 13 persone detenute, che sono diventate autrici e autori di questa pubblicazione: hanno scritto i testi, immaginato le storie e realizzato i disegni, mettendo in queste pagine il proprio punto di vista sull’Italia, sul presente e soprattutto sul futuro.
Un lavoro essenziale, nato con strumenti semplici, ma capace di restituire uno sguardo sorprendentemente ricco, ironico, lucido e profondamente umano.
Un grazie di cuore va ai conduttori del collettivo di graphic journalism C.R.E.P.E, che hanno accompagnato il laboratorio, e alla docente Selva Oscura, per la conduzione in aula e per aver contribuito a trasformare idee, parole e immagini in una pubblicazione che oggi possiamo condividere.
Un’Italia vista da dentro
Leggere L’Italia vista dalla Dozza significa entrare in contatto con uno sguardo che spesso rimane nascosto.
E forse proprio per questo questa piccola fanzine ci interroga.
Perché, pagina dopo pagina, ci accorgiamo che dietro le sbarre, al di là delle storie personali e delle vicende che hanno portato ciascuno a scontare una pena, ci sono persone che condividono con tutti noi desideri e preoccupazioni molto semplici e profondi.
La ricerca di un futuro possibile.
Il desiderio di costruire il proprio avvenire.
La speranza di vivere in un Paese nel quale l’istruzione non sia in declino, ma continui a essere considerata una delle fondamenta della società.
L’idea che le risorse pubbliche possano essere investite nella cultura, nella scuola e nella sanità, oltre che in altri ambiti che oggi occupano una parte importante del dibattito pubblico.
E poi c’è la consapevolezza, forse ancora più sorprendente, che l’Italia, con tutte le sue contraddizioni e i suoi problemi, rimane un Paese straordinario: un luogo fatto di differenze, culture, persone e storie che possono incontrarsi e rendere la nostra società più interessante e più ricca.
Uno sguardo che, alla fine, sembra ricordarci una cosa molto semplice: gli obiettivi a cui aspiriamo non sono poi così diversi.
Anche chi sta scontando una pena desidera stare meglio, avere una possibilità, poter immaginare un domani, vivere in una società che funzioni e che sappia investire nel futuro.
Il valore di dare voce
Per AVOC, questo laboratorio rappresenta anche questo: creare occasioni di espressione, relazione e partecipazione dentro il carcere, costruendo piccoli ponti tra ciò che accade dentro e ciò che accade fuori.
Perché il carcere non è un mondo separato dal resto della società. È parte della nostra comunità. E ascoltare le persone che lo abitano significa anche provare a conoscere meglio una parte di realtà che spesso rimane invisibile.
L’Italia vista dalla Dozza è un piccolo oggetto editoriale, ma porta con sé una domanda grande: quale futuro vogliamo costruire insieme?
Per questo vi invitiamo davvero a leggerla.
Non soltanto per scoprire il talento e la creatività delle 13 persone detenute che l’hanno realizzata, ma per lasciarvi sorprendere dal fatto che, dietro prospettive e percorsi di vita molto diversi, esiste un terreno comune fatto di desideri, speranze e bisogni profondamente umani.
Un piccolo gioiello nato in carcere, che dal carcere prova a guardare il Paese e a restituirgli il proprio sguardo.
Buona lettura.
Foto di copertina: “Autoritratti degli autori” (da “L’Italia vista dalla Dozza”).
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