L’Esercito a scuola: il diritto di obiettare
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L’Esercito a scuola: il diritto di obiettare
Leggo sul sito dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna che il Comando Militare Esercito ER propone una serie di conferenze di orientamento e informazione rivolte alle Istituzioni scolastiche per divulgare agli studenti il ruolo, i compiti e le attività dell’Esercito Italiano.
L’Esercito vorrebbe presentare le offerte formative delle Scuole Militari, dell’Accademia Militare, della Scuola Sottufficiali e le opportunità di impiego nelle altre figure professionali delle Forze Armate.
Se l’Esercito vuole incontrare gli studenti per raccontare il proprio ruolo, la propria storia e le proprie responsabilità, può proporlo.
Sta alle scuole e agli insegnanti accettarlo o meno.
Io non lo accetterei, perché non credo che la scuola debba trasformarsi in una vetrina per le carriere militari, senza interrogarsi sul rapporto tra queste professioni, la guerra e la costruzione della pace.
La scuola non è un centro commerciale nel quale ogni istituzione può allestire il proprio banchetto promozionale. La sua funzione è educare persone libere, capaci di pensare, interrogarsi sulle conseguenze delle proprie scelte e scegliere il proprio futuro.
Nel caso alcune scuole lo accettassero, penso che un incontro serio dovrebbe lasciare spazio anche alle domande scomode: sulla guerra, sulle spese militari, sull’obiezione di coscienza, sulle vittime dei conflitti e sulle alternative alla violenza. Altrimenti il rischio è che la pubblicità si travesta da orientamento educativo. Del resto, l’orientamento non è mai neutrale: significa anche suggerire quali strade meritano attenzione e prestigio.
Ad esempio, accanto ai rappresentanti dell’Esercito potrebbero entrare nelle classi anche operatori umanitari, mediatori dei conflitti, costruttori di pace e persone che hanno conosciuto sulla propria pelle le conseguenze della guerra.
A scuola, gli insegnanti educano i ragazzi e le ragazze al rispetto della diversità, al confronto e al dialogo. Insegnano a risolvere pacificamente i conflitti e a costruire la pace attraverso l’ascolto reciproco.
Per questo mi domando: quale idea di futuro vogliamo proporre ai nostri ragazzi, se trasformiamo anche la scuola in un luogo di promozione del mestiere delle armi?
In copertina: Elaborazione grafica di Chat GPT su idea dell’autore
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