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L’Esercito a scuola: il diritto di obiettare

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L’Esercito a scuola: il diritto di obiettare

Leggo sul sito dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna che il Comando Militare Esercito ER propone una serie di conferenze di orientamento e informazione rivolte alle Istituzioni scolastiche per divulgare agli studenti il ruolo, i compiti e le attività dell’Esercito Italiano.

L’Esercito vorrebbe presentare le offerte formative delle Scuole Militari, dell’Accademia Militare, della Scuola Sottufficiali e le opportunità di impiego nelle altre figure professionali delle Forze Armate.
Se l’Esercito vuole incontrare gli studenti per raccontare il proprio ruolo, la propria storia e le proprie responsabilità, può proporlo.

Sta alle scuole e agli insegnanti accettarlo o meno.

Io non lo accetterei, perché non credo che la scuola debba trasformarsi in una vetrina per le carriere militari, senza interrogarsi sul rapporto tra queste professioni, la guerra e la costruzione della pace.
La scuola non è un centro commerciale nel quale ogni istituzione può allestire il proprio banchetto promozionale. La sua funzione è educare persone libere, capaci di pensare, interrogarsi sulle conseguenze delle proprie scelte e scegliere il proprio futuro.

Nel caso alcune scuole lo accettassero, penso che un incontro serio dovrebbe lasciare spazio anche alle domande scomode: sulla guerra, sulle spese militari, sull’obiezione di coscienza, sulle vittime dei conflitti e sulle alternative alla violenza. Altrimenti il rischio è che la pubblicità si travesta da orientamento educativo. Del resto, l’orientamento non è mai neutrale: significa anche suggerire quali strade meritano attenzione e prestigio.

Ad esempio, accanto ai rappresentanti dell’Esercito potrebbero entrare nelle classi anche operatori umanitari, mediatori dei conflitti, costruttori di pace e persone che hanno conosciuto sulla propria pelle le conseguenze della guerra.

A scuola, gli insegnanti educano i ragazzi e le ragazze al rispetto della diversità, al confronto e al dialogo. Insegnano a risolvere pacificamente i conflitti e a costruire la pace attraverso l’ascolto reciproco.

Per questo mi domando: quale idea di futuro vogliamo proporre ai nostri ragazzi, se trasformiamo anche la scuola in un luogo di promozione del mestiere delle armi?

In copertina: Elaborazione grafica di Chat GPT su idea dell’autore

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Mauro Presini

È stato maestro elementare; dalla metà degli anni settanta si è occupato di integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Dal 1992 al 2025 ha coordinato il giornalino dei bambini “La Gazzetta del Cocomero”. Dal 2016 cura “Astrolabio”, il giornale del carcere di Ferrara, insieme ad una redazione composta da persone detenute.

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