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Un’atmosfera bellissima, venerdì sera (29 luglio 2022), sotto i platani giganti del Parco Marco Coletta, i giardini del Grattacielo di Ferrara illuminati con gli effetti scenici del concerto di Giorgio Poi.

I Giardini del Grattacielo di Ferrara durante il Concerto di Giorgio Poi (foto GioM)

Una delle nuove voci emerse nel panorama della musica italiana per l’apertura del “Carino! Festival” è un’occasione da cogliere e la minaccia di pioggia non ha fermato i venti e trentenni assiepati sotto al palco.

Di fatto la pioggia caduta fino a pochi minuti prima ha reso ancor più piacevole trovarsi lì, in un clima inaspettatamente fresco e in una dimensione che sarebbe stata inaspettata fino a poco tempo fa, con tutte le forze sane, creative e attive di Ferrara unite insieme a un’amministrazione comunale di segno teoricamente opposto.

Pubblico al concerto di Giorgio Poi Ferrara (foto GioM)

Tanti studenti e giovani accorsi sotto il palco e trasformati in un’unica onda che si muove al ritmo delle canzoni dell’artista, classe 1986, che ha saputo dare un seguito a quel filone di cantautori nazionali che abbiamo tanto amato, imprimendoci un carattere personale fatto di giochi di parole e ironia, ma anche di delicatezza nel trattare i temi del mondo contemporaneo, dominati da amore e precarietà, inquietudine e una non facile ricerca di futuro.

Giorgio Poi sul palco del “Carino! Festival” a Ferrara (foto GioM)

Il modo di cantare fa ripensare a quella modalità un po’ in falsetto, che ha caratterizzato i brani prima maniera di Lucio Battisti, quelli come “Con il nastro rosa”, quando cantava “Chissà, chissà chi sei /chissà che sarai /chissà che sarà di noi /lo scopriremo solo vivendo /Comunque adesso ho un po’ paura /ora che quest’avventura /sta diventando una storia vera /spero tanto tu sia sincera!”. E di questa eredità Giorgio Poi è consapevole quando canta “La musica italiana”, il brano scritto insieme a Calcutta e che guarda con nostalgia e con autoironia a una relazione passata, con una ragazza che ora vive all’estero. E così, tra i raggi stroboscopici blu del palco, Poi ha cantato “Chissà che cosa pensi/Adesso che sei lontana/Se ti fa ancora schifo/ La musica italiana” ricordando “Le mani nei capelli/Quando partiva Vasco/ Battiato, che paura/Chissà che lingua parla/ Battisti e Lucio Dalla/ Fanno musica di merda/ Calcutta e Giorgio Poi/Madonna che tristezza”, ma chiedendosi anche “E forse chi lo sa/ Se visto da lontano/ Magari è tutto diverso/ Magari ti sembra meglio/ A me per esempio/ Dalla stanza accanto/ Sembra sempre tutto più bello”.

Struzzi e volpi sugli zainetti delle ragazze che ballano sotto il palco e dove fa la sua comparsa anche una delle voci più significative di questi anni Duemila come Vasco Brondi, mentre Poi intona il brano “Missili” scritto con Frah Quintale (“odio quando mi volti le spalle e te ne vai via di corsa/ Mi hai fatto a pezzi la voce/ e adesso non ti parlo più”).

Vasco Brondi al concerto ferrarese di Giorgio Poi (foto GioM)

La serata prosegue con “Supermercato” chiedendosi “E chissà se vai a fare la spesa/ Da sola anche tu” per poi scoprire che “Al reparto erano tutti contenti/Ad annusare i flaconi coi tappi aperti/ Ho fatto un giro tra i sottaceti/ Davanti al frigo dei surgelati/ E in preda a un vortice di emozioni/ Ti ho vista al banco degli affettati”.

Pubblico sotto la pioggia al concerto di Giorgio Poi (foto di Sara Tosi per ‘Ferrara sotto le stelle’)

Poi annuncia quindi che “visto che l’acqua è un tema centrale, la prossima canzone la dedichiamo a questo tema”. Ecco dunque il brano “Acqua minerale” che racconta “Che poi ti gira male, che vuoi fare/ Stavolta non è stata distrazione/ È un’incapacità di adattamento/ La bocca si trasforma in un groviglio/ Se il filo del discorso/ È un rospo da ingoiare/ Con l’acqua minerale/ Un fragile soccorso/ Per ricominciare/ A lasciarsi andare/ A volersi bene/ A sentirsi bene”, ma anche con “Niente di strano” che fa notare “Uh, fuori come piove/ Resta un altro po’”.

Giorgio Poi al clarinetto
Giorgio Poi alla chitarra
foto di Sara Tosi per ‘Ferrara sotto le stelle’

Conclusione con “Giorni Felici”, fatti di “baci con le labbra spaccate” e di “notti sudate a maledire l’estate”, che nel video su YouTube rievoca immagini di quotidiana poesia con uno stile vintage della coppia in fuga nel bosco e tinte pastello di gusto quasi Wes-Andersoniano.

Tutti a casa mentre un papà pachistano si diverte a giocare sulle giostrine con il figlioletto e una famiglia africana corre ridendo sotto il Grattacielo a chiusura di una delle tre serate curate da Officina Meca insieme a Ferrara Sotto le Stelle Festival e Solido con Arci Ferrara, il Comune e il contributo della Regione Emilia-Romagna dentro al grande contenitore della rassegna Giardino per Tutti, che per il secondo anno porta nel quartiere un calendario di eventi musicali a ingresso libero.

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Giorgia Mazzotti

Da sempre attenta al rapporto tra parola e immagine, è giornalista professionista. Laurea in Lettere e filosofia e Accademia di belle arti, è autrice di “Breviario della coppia” (Corraini, Mantova 1996), “Tazio Nuvolari. Luoghi e dimore” (Ogni Uomo è Tutti Gli Uomini, Bologna 2012) e del contributo su “La comunicazione, la stampa e l’editoria” in “Arte contemporanea a Ferrara” sull’attività espositiva di Palazzo dei Diamanti 1963-1993 (collana Studi Umanistici Università di Ferrara, Mimesis, Milano 2017). Ha curato la mostra “Gian Pietro Testa, il giornalista che amava dipingere”

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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Francesco Monini
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