3 Luglio 2016

FRA LE RIGHE
“Intrigo rosso”, il caso Moro: spy story su un passato che non passa

Riccarda Dalbuoni

Tempo di lettura: 3 minuti

macchina da scrivere

(pubblicato il 28 febbraio 2016)

Un cronista di oggi che non molla: vuole portare avanti una sua personale indagine alla caccia del memoriale di Aldo Moro. E’ Saverio Corsi, il protagonista di “Intrigo rosso”, romanzo del giornalista Alberto Garbellini che intreccia un pezzo di storia d’Italia non risolto con il presente, le Brigate Rosse degli anni Settanta con i centri sociali. Invenzione, indagine e addentellati precisi con il caso Moro creano un romanzo in cui confluiscono diversi generi, dal poliziesco alla spy story, senza mai tralasciare la cronaca di quei giorni.

intrigo rosso-copertina
La copertina di Intrigo Rosso

Saverio Corsi si incaponisce in un’inchiesta giornalistica anche molto rischiosa, ma si fanno ancora inchieste giornalistiche al giorno d’oggi?
Per chi lavora in un quotidiano e fa cronaca è davvero difficile. Ci vogliono risorse e tempo, e noi non le abbiamo. Se la passano meglio i settimanali, oppure i free lance, che poi magari trasformano l’inchiesta in un libro, di cui abbiamo avuto esempi anche recentemente. Per il resto, quale giornale sarebbe disposto a pagare trasferte e viaggi? Credo ormai nessuno.

Parliamo del romanzo. L’impianto è basato sul caso Moro e, in particolare, il memoriale. Perchè, dopo quarant’anni, è importante continuare a parlarne?
La saggistica e gli studi su questo tema sono tantissimi: a ogni tesi c’è sempre stata un’antitesi pronta a smontarla. Il mio intento non è rivelare qualcosa di inedito, ma continuare a riflettere su un mistero che non si è mai definitivamente chiuso e riguarda il nostro Paese, non possiamo fare finta di nulla. C’è ancora una commissione parlamentare d’inchiesta e non dimentichiamo che l’originale del memoriale non è mai venuto alla luce. Abbiamo fotocopie, battiture a macchina dei brigatisti, ma l’originale dov’è finito? Cosa conteneva? Arriveremo un giorno a scoprirlo?

Leggendo il romanzo, si ritrovano sia elementi di verità storica sia di verosimiglianza. Come distinguerli?
Quando faccio riferimento al terrorismo e al rapimento Moro, riporto i fatti e la storia così come sono avvenuti. Quando, invece, narro l’inchiesta di Saverio Corsi e, in particolare, le strategie di una nuova cellula terroristica contemporanea, inserisco elementi che ricalcano l’organizzazione che un tempo le Br avevano. E questo è il verosimile. Per esempio, l’approvvigionamento delle armi, le modalità di fuga, le esercitazioni di tiro nella campagna toscana, i finanziamenti, l’appoggio in Francia e certe complicità erano quelle dei terroristi che abbiamo conosciuto.

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Alberto Garbellini

Nel romanzo, la trama procede anche per colpi di scena e inseguimenti. È appropriato o fuorviante parlare di spy story?
“Intrigo rosso” è un insieme di generi ed è un gioco su più livelli, per cui ci può stare la spy story, anzi mi piace, in quanto i servizi segreti, i pedinamenti e le intercettazioni sono molto importanti per lo sviluppo del racconto.

Un po’ in ombra la parte sentimentale, non trova?
E’ sicuramente in secondo piano la relazione tra Saverio e Nadia, ma è stata una scelta, ho preferito sviluppare altri piani dell’intreccio che forse…mi venivano meglio.

Alberto Garbellini, Intrigo rosso. Caccia al memoriale di Aldo Moro, Zona contemporanea Edizioni, 2015.



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L’autore

Riccarda Dalbuoni

È addetto stampa del Comune di Occhiobello, laureata in Lettere classiche e in scienze della comunicazione all’Università di Ferrara, mamma di Elena.
Riccarda Dalbuoni

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