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Quando questo diario in pubblico sarà edito, forse sapremo già la nostra sorte politica cittadina e quella dell’Europa. Per motivi contingenti ho dovuto trascorrere gli ultimi quindici giorni in casa, salvo qualche brevissima uscita istituzionale improrogabile e di grandissima soddisfazione, quale quella che mi ha permesso di donare il volume ‘Vivere è scrivere. Biografia visiva di Giorgio Bassani’ a cura di Portia Prebys e Gianni Venturi (Edisai Ferrara 2019) al grande scrittore israeliano David Grossman. Oppure per collaborare alla realizzazione della festa che ha concluso l’assegnazione del Premio Città di Ferrara Ippogrifo d’oro a Portia Prebys da parte dell’amministrazione comunale e consegnato dal sindaco Tiziano Tagliani, per la generosità che la curatrice onoraria del Centro ha avuto nel donare alla città di Ferrara oggetti, opere, libri, quadri, e suppellettili  del grande scrittore ferrarese e che ha permesso di istituire il magnifico Centro Studi Bassaniani nella casa Minerbi di Via Gioco del Pallone .

Nelle ore interminabili passate in un lento dormiveglia e dopo avere espletato il mio lavoro intellettuale, mi sono abbattuto in poltrona a guardare i programmi più popolari e più seguiti della tv cosiddetta generalista, ricavandone un senso di nausea e di orrore che sembra essere senza tergiversazioni lo stato mentale e ‘normale’  di milioni di ‘itagliani’. Si comincia col più scandaloso: un certo ‘Forum’ dove veri giudici sotto lo sguardo impassibile della Palombelli analizzano i casi mostruosi presentati da gente senza pudore, senno o capacità mentale sufficiente. Scusate il termine: da vomito. Ma possibile che esseri umani si dilettino a mettere in piazza simili atrocità disgustose? Ma possibile che per questioni esplicitamente mercantili veri giudici si pieghino a risolvere casi che sarebbe meglio fossero discussi a porte chiuse? Provocando l’eccitazione – anche sessuale – di quella miserabile umanità? E mentre in Rai tenta si susseguono i tentativi di togliere un programma della qualità di ‘Che tempo che fa’ di Fazio dalla sede di Rai1, per affidarlo ad altri, magari più accetti al potere odierno di cui il tacere è bello, assisto sbalordito a ‘Ballando sotto le stelle’ tra le urla scomposte della conduttrice e l’incredibile fauna di coloro che sono chiamati ‘giudici’. Guardo così le  evoluzioni aeree di una suora e gli altrettanto imbarazzanti passetti di una dignitosa signora che fu l’indimenticabile consorte nei film di Fantozzi di Paolo Villaggio tra le urla – ormai il tono di voce più amato – di spettatori probabilmente pagati che passano il loro tempo ad applaudire o a muggire.

Domanda rituale: perché ti infliggi questa penitenza? Proprio per la ragione che ha portato al distacco della sinistra dalle esigenze, scelte, indirizzi che il cosiddetto popolo stava imboccando e che ora stiamo pagando con un rifiuto, tanto più fragoroso, di quello stesso popolo che purtroppo, anche se in parte ancora minoritaria, applaude apertamente alle performances dell’ala più nera della destra a cui un potente ministro in carica sembra – e sottolineo sembra per le tortuose riflessioni del personaggio politico qui volutamente non nominato – abbandonarsi.

Comunque  ritorno alle mie riflessioni linguistiche. Entro frettolosamente a cambiar qualche euro con il  bancomat e trovo due bambini che come da sempre giocano a scivolare sul pavimento. La madre con voce trattenuta e impostata scandisce: “Volete cortesemente alzarvi e smetterla di lisciare il pavimento?” Ma quando mai? Da sempre in qualsiasi classe sociale si diceva o un trattenuto “alzatevi subito” oppure “se non la smettete vi do due slepe o scupazun…” Ma il ‘cortesemente’ puzza; puzza di linguaggio falso, assorbito dai social o dalle ultime leve politiche di tutto l’arco costituzionale e anche di quello incostituzionale.

Le parole-chiave durano lo spazio di un giorno. Resistono ‘le tasche degli italiani’ e le immobili flat tax, reddito di cittadinanza e via elencando. Forse fino a quando sapremo il nostro destino politico.

Un dubbio poi m’assale. Che sia una mia eccessiva e ironica immaginazione oppure tutta la sinistra sta eseguendo il rito del taglio della barba per distinguersi dai salviniani. Perfino Massimo Giannini che la esibisce in tutti i suoi siti se l’è tagliata. E’ vero che Feltri il giornalista non ce l’ha, ma forse è un mio giochetto per passare il tempo e far passare il tempo che ci/ mi rimane in un’attesa della sempre più gravosa e implacabile ‘resultanza’ dei giochi politici.

P.S. Ho 34 coltelli piantati nel cuore…

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Gianni Venturi

Gianni Venturi è ordinario a riposo di Letteratura italiana all’Università di Firenze, presidente dell’edizione nazionale delle opere di Antonio Canova e co-curatore del Centro Studi Bassaniani di Ferrara. Ha insegnato per decenni Dante alla Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze. E’ specialista di letteratura rinascimentale, neoclassica e novecentesca. S’interessa soprattutto dei rapporti tra letteratura e arti figurative e della letteratura dei giardini e del paesaggio.

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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