Se fossi stato a Genova, quel giorno
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Se fossi stato a Genova, quel giorno
Se io fossi stato lì, in piazza Carlo Giuliani (ragazzo) ex Alimonda, cosa avrei fatto? Avevo poco più di trent’anni all’epoca, mi ero pure informato per essere a Genova, ma poi timidamente e mascherandomi dietro un italianissimo “tengo famiglia” – la mia bimba grande aveva meno di un anno – non sono andato.
Ma mettiamo che quel giorno alla partenza dei pullman da piazza Verdi ci fossi stato anche io, mettiamo fossi arrivato a Genova, mettiamo avessi visto le cariche delle forze dell’ordine, avessi visto le manganellate alle tute bianche invece che al blocco nero, mettiamo avessi visto teste spaccate, giovani e vecchi mascherati di sangue. Mettiamo che fossi, per uno strano caso del destino, a fianco di Carlo, cosa avrei fatto?
Sinceramente, penso che gli avrei detto: “ragazzo, cala quell’estintore, dallo a me che ho le braccia da borgata, magari riesco a dare più forza al lancio”. Probabilmente avrei reagito così, probabilmente, quella pistola già puntata prima, quella mira già presa prima e non dopo l’estintore, avrebbe esploso il suo colpo su di me. Oppure sarei potuto essere alla scuola Diaz, o alla caserma Bolzaneto, oppure sarei riuscito a tirare un sasso senza farmi beccare, o rilanciare un lacrimogeno con un rinvio da vecchio libero. Non c’ero, per fortuna mia non c’ero, e ho potuto vedere la devastazione dal divano di casa mia e non essere dentro la devastazione di una città, di un mondo intero.
Quella generazione, quel movimento, represso a Genova con una violenza mai più riscontrata dal dopoguerra ad oggi, fu, forse, l’ultima speranza dei milioni di persone che credono che l’utopia sia solo un percorso lungo, ma raggiungibile e non una bella favola per abbindolare gli stolti.
Si diceva, “un altro mondo è possibile”, “un altro mondo è necessario”; no, non era vero. Un altro mondo è obbligatorio, perché questo sta scomparendo e nel chiaroscuro sono già nati i mostri che lo inghiottiranno. Non c’è nessun nuovo mondo all’orizzonte, è stato sparso il sale sul movimento dei movimenti, il gattopardismo della nuova sinistra liberale, riformista, democratica, non parla nemmeno più di un superamento del capitalismo. Perché ne fa completamente parte, perché pare, secondo loro, che non ci sia nulla di meglio dei valori del sedicente occidente. Quello stesso occidente che è causa dello stupro del mondo, che è motivo, ragione delle guerre di aggressione e genocidiarie di questo ventennio nero e senza limiti.
Il sonno della ragione genera mostri, non solo, crea camaleonti buoni per ogni salsa, non solo lo scontro sociale è sopito e anestetizzato, ma il padrone e l’operaio votano uguale, metà della popolazione italiana non vota, esiste un buco nero di rappresentanza che si è mangiato le stelle rosse da ogni dove.
La violenza delle istituzioni è tutelata, la risposta talvolta scomposta, alle volte violenta, alle volte pilotata delle piazze invece è la causa di ogni sconfitta. Di quella famosa sinistra che perde, quella massimalista, quella radicale, quella comunista, quella ambientalista. Ma, per dire, quale sarebbe la sinistra che vince, quella che ha abbandonato da decenni gli ideali proletari, quella giustamente identificata nelle ZTL del centro storico?
Il profitto, i soldi, il consumo, la difesa dei confini, la difesa del privilegio, merci da un euro che volano da un continente all’altro, genere umano che muore in mare, nei lager e sotto le bombe. Questi sono i germi che porteranno alla cancrena del capitalismo monomandatario. Il capitale come unico mondo possibile, dieci esseri subumani che governano il mondo. Continenti schiavi utilizzati come mangiatoia per il primo mondo, quando si dimentica che il mondo non è primo, ma ultimo e unico.
Nella teoria del Caos, al posto della farfalla si potrebbe mettere la scheggia di una bomba. Una bomba esplosa a Gaza, produrrà un’onda d’urto fino alla giungla dell’Amazzonia, una barca affondata nel Mediterraneo produrrà un’onda a ritroso che sommergerà l’Europa.
Siamo tessere di un unico puzzle, quando mai l’uomo capirà questo semplice concetto?
«Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini» disse Jurij Gagarin.
QUI un pezzo di Wuming sul tragico e storico luglio del 2001 a Genova
Cover: Gagarin murales by Jorit, wikimedia creative commons, source:https://www.facebook.com/joritgraffiti/photos/a.590731567739702/1846467512166095/
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