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Mi chiamo David
(un racconto)

Mi chiamo David

(un racconto)

Ciao, mi chiamo David e sono un soldato, da noi tutti devono esserlo. Dobbiamo servire e difendere la nostra patria, la nostra terra, quella che Dio ci ha promesso e poi dato. Noi siamo il popolo eletto, gli uomini e le donne elette dalla religione e dal Signore. I miei bis nonni hanno subito il male estremo, quello che ci dissolse nei fumi dei camini, nei saponi dei gerarchi, che sciolse i denti d’oro per trasformarli in lingotti. Quel male estremo che voleva annientare la nostra razza, la nostra religione, la nostra storia. La mia famiglia fu venduta da un paese dell’Est ad un Kibbutz negli anni ’60. Noi rappresentiamo la democrazia occidentale in un territorio ostile, dove ogni nostro confinante vuole la nostra estinzione, vuole il nostro annullamento e noi allora combattiamo. Contro tutti, la guerra per noi non è mai finita, perché loro non avranno mai un loro Stato, la terra è nostra e per duemila anni siamo stati sparsi per il mondo, fino a quando il mondo si è accorto di noi e del male che abbiamo subito. Non ci è stato dato uno Stato per riunificarci, ci è stato dato ciò che già era nostro da sempre e per sempre. Sulla nostra terra c’erano degli usurpatori, che stiamo scacciando.

Smettetela di paragonare il nostro male al loro, non potete paragonarci ai Nazisti, noi siamo diversi, siamo stati perseguitati da sempre, ci avete identificato come strozzini e aguzzini, come quelli che avvelenano i pozzi, ma noi siamo la vostra difesa. Siamo l’ultimo avamposto orientale contro il terrore. Loro ci vogliono distruggere, mentre noi eliminiamo solo i terroristi, noi siamo un esercito con regole d’onore ferree, noi eliminiamo solo obbiettivi. Tutti su quella striscia, prima o poi saranno contro di noi, verranno nelle nostre piazze, nei nostri mercati, in mezzo alla gioia dei nostri giovani, come il 7 ottobre. E quindi noi, combattiamo solo il terrore.

Non credete ai numeri della propaganda, noi gli stiamo solo dimostrando che non possono mettersi contro di noi, loro sono sulla nostra terra e già questo li rende degli obiettivi, sensibili.

Noi abbiamo droni, abbiamo tiratori scelti, noi selezioniamo gli obiettivi, abbiamo bombardato edifici che loro utilizzavano come covi, non importa fossero scuole o ospedali. Noi siamo diversi, non parificate il nostro male al loro, non lo potete fare, noi siamo democratici, noi siamo l’occidente in casa nostra circondati da nemici.

Non stanno morendo di fame o di sete, le nostre organizzazioni portano aiuti, noi colpiamo solo chi camuffa gli aiuti con armi, colpiamo chi nasconde materiali nel cibo, noi non siamo come loro.

Non paragonate il nostro male al loro, non esiste nessun paragone possibile. Dio è con noi, sappiatelo.

Un giorno ci ringrazieranno quando potremmo accoglierli in una striscia occidentale, pulita e ordinata, con posti di blocco, per difenderci dai terroristi, e accogliere solo chi è come noi. Chi è uguale a noi.

No, non paragonate il nostro male con il loro, se no sareste i soliti antisemiti, se no vuole dire che applichereste il razzismo nei nostri confronti, come successe in Europa per mille anni.

Noi siamo a questo posto di blocco anche per voi, come fate a non capirlo, come fanno i vostri giovani, come me, a manifestare contro di noi? Perché fischiate la nostra stella? Perché ascoltate la propaganda del terrore? Lo capite o no, che noi siamo democratici, che i nostri governanti sono eletti dal popolo, che noi abbiamo la possibilità di scegliere, mentre loro no, loro sono ossessionati dalla religione. Noi non siamo una teocrazia, siamo laici, noi siamo l’occidente. Perché non lo capite.

Non potete paragonare il nostro male al loro.

BANG

Eccone un altro che stava attraversando la linea gialla.

No, non potete paragonare il nostro male, al loro. Non potete.

In copertina: Soldato del battaglione Caracal delle Forze di difesa israeliane – immagine di Flickr con licenza Wikimedia Commons

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Cristiano Mazzoni

Cristiano Mazzoni è nato in una borgata di Ferrara, nell’autunno caldo del 1969. Ha scritto qualche libro ma non è scrittore, compone parole in colonna ma non è poeta, collabora con alcune testate ma non è giornalista. E’ impiegato metalmeccanico e tifoso della Spal.

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