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Il mondo della scuola per la Pace e la Giustizia.
Io prendo posizione per la pace e il rispetto dei diritti umani: cessate il fuoco!
Fermiamo i massacri in corso contro la popolazione civile!

Alle AUTORITÀ
All’OPINIONE PUBBLICA 

Quanto sta avvenendo in Medioriente tra Israele e Palestina, ma anche in Ucraina e in numerose altre parti del mondo, ci addolora e ci preoccupa.

Ci sono inoltre guerre troppo spesso dimenticate, (perché ritenute “lontane” da noi) soprattutto in Africa dove, da sempre, le potenze economiche mondiali attuano un politica neocolonialista e anziché favorirne lo sviluppo, tendono ad accaparrarsi terre, aziende, materie prime di cui è ricca la terra africana, e fomentano l’odio (di cui non c’è proprio bisogno dopo che ne abbiamo distribuito tanto noi nazioni “occidentali” ) tra le diverse fazioni e tribù.

Le conseguenze del terrorismo e delle guerre sono spaventose: le morti innumerevoli (tra cui quelle di moltissimi bambini e bambine), la distruzione di case e infrastrutture, anche ospedaliere e scolastiche, la separazione di famiglie e le popolazioni terrorizzate, senza cibo-acqua-elettricità.

Ci sentiamo smarriti e impotenti nel nostro ruolo di educatori ed operatori della scuola.

Nell’esperienza formativa dobbiamo educare ai valori costituzionali di democratica e pacifica convivenza dei popoli, di giustizia e libertà, di gestione attiva e non violenta del conflitto, ma i nostri allievi vedono ogni giorno immagini di violenze efferate, coetanei uccisi, mutilati, traumatizzati dalla guerra e sono immersi in una cultura di guerra, che impedisce il tentativo di comprensione delle ragioni dell’altro e riduce la complessità dei contesti allo scontro tra tifoserie: soprattutto i media semplificano le questioni, impoveriscono concetti e diffondono lessico improprio, inducendo polarizzazioni e dando risonanza alla propaganda di guerra delle parti in conflitto.

Come lavoratori e lavoratrici nel campo del sapere sappiamo bene che nessun conflitto armato risolve i problemi, anzi prepara ad altre guerre ancora più sanguinose, semina odio ed accresce desiderio di vendetta, ma rischiamo di essere inefficaci nell’affermarlo, perché i nostri allievi si rendono conto che una cosa è quello che imparano a scuola e un’altra è quello che avviene nella realtà.

Le guerre alimentano il mercato delle armi e delle lobby internazionali delle aziende produttrici di armi, che, avendo la “forza economica” per condizionare i parlamenti e soprattutto i governi, “fomentano” le guerre e tendono a  farle protrarre.

Non vogliamo assistere rassegnati allo svuotamento della nostra funzione educativa e culturale; in particolare in questo momento storico di recrudescenza della violenza e di indebolimento degli organismi internazionali per la pace, riteniamo che formare le nuove generazioni significhi anche assumere in prima persona l’impegno civico per la pace: israeliani, palestinesi, ucraini, e tutti i bambini e i ragazzi delle nazioni coinvolte in guerre, devono poter trovare sostegno e protezione da parte del mondo adulto, dei loro educatori, devono poterci vedere oggi come testimoni di rifiuto radicale della guerra e poter dire domani “so che tu allora hai preso posizione per la pace”! Non possiamo più tacere di fronte alle gravissime violazioni dei diritti dei bambini a cui assistiamo impotenti: è la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, sottoscritta da 193 Paesi nel mondo, che ci impegna a mettere al primo posto l’interesse superiore del bambino (art 3) e in particolare a rispettare il Diritto alla vita (art 6).

Per tutto questo, in coscienza e in coerenza con il nostro ruolo di lavoratrice/lavoratore della scuola, rendiamo pubblico questo

APPELLO PER LA PACE                

indirizzato:                                                             

Ø all’Onu, dove sono rappresentate tutte le Nazioni del mondo e che ha il compito di prevenire futuri conflitti, mantenere la pace e rispettare il Diritto Internazionale.

Ø al Governo Italiano che deve far rispettare la nostra Costituzione che, come recita l’art. 11 della Costituzione, ripudia il ricorso alla guerra per risolvere le controversie internazionali.

Ø al Parlamento Europeo    che rappresenta i cittadini di tutta Europa

Chiediamo alle suddette Istituzioni che facciano tutto quanto è in loro potere per far rispettare la Dichiarazione dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Ci appelliamo ad esse perché si impegnino per far tacere le armi, affidando alle trattative diplomatiche la risoluzione dei conflitti in corso, la restituzione contestuale degli ostaggi e per l’accesso degli aiuti umanitari.

Chiediamo che si arrivi al cessate il fuoco immediato e allo stop al massacro a Gaza del popolo palestinese, per il rispetto del diritto umanitario internazionale.

Chiediamo che anche per il conflitto in Ucraina si organizzi una Conferenza di Pace dove venga rispettato il Diritto internazionale.

Da parte nostra continueremo quotidianamente ad impegnarci a scuola e nella società affinché progrediscano idee e pratiche di Pace e Nonviolenza.

Ci  dichiariamo disponibili per una mobilitazione della società civile che dia voce al rifiuto della guerra e del terrorismo che ponga al primo posto il valore supremo della pace, quale unico scenario in grado di perseguire umanità e giustizia.

Comitato Scuola Pace Costituzione

Per informazioni: scuolapacecostituzione@gmail.com

L’appello si può sottoscrivere  [Qui]

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Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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