Vite di carta /
“Mostruosa mente” Medea
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Vite di carta. Mostruosa mente Medea
A volte mi concedo di ribellarmi alla tabella di marcia delle letture che mi sono data. In questo caso anziché prendere in mano il primo dei quattro saggi finalisti del Premio Estense 2026 – pensavo di partire con L’altro Garibaldi di Virman Cusenza – ho preso a sfogliare il romanzo di Mauro Mazza uscito nell’aprile del 2025, il cui titolo gioca sulla ambiguità tra la pronuncia di Mostruosa mente, che la fa sembrare una parola sola, e la forma scritta che separa l’aggettivo dal nome.
In copertina il ritratto di Joseph Goebbels, il gerarca più vicino a Hitler, e di sua moglie Magda: donna geniale e diabolica come lui, sostenitrice del Führer e a lui solidale fino all’ultimo minuto di vita, pur se pervasa da dubbi drammatici sul destino dei propri figli.
Mi viene consegnato, per di più, Madri e figli di Theodor Kallifatides e un’occhiata la do, giusto per rendermi conto di come è scritto l’incipit. L’autore, che narra in prima persona, sta per lasciare la Svezia dove vive da molti anni per volare ad Atene a far visita alla madre anziana.
Due libri così lontani tra loro, quello di Mazza che intende raccontare la fine del nazionalsocialismo e questo di Kallifatides che insieme alla madre compie un viaggio nella memoria famigliare.
Mi sorprende, quindi, incontrare in entrambi la voce di Medea che ci arriva dal V secolo a.C., dalla omonima tragedia di Euripide e si insedia fin dalle prime pagine seminando il dubbio.
Si domanda l’autore greco, mentre ancora attende il suo volo all’aeroporto di Stoccolma: “È possibile vivere senza sapere chi sono Medea e Giasone?” Senza le radici del nostro essere nel mondo? Dovrà raccontarne la storia ai nipoti, prima ancora di tradurre per loro le memorie di suo padre e parlare di storie famigliari. Lo sorregge la convinzione che vivere senza Medea si può, come dicono, ma è meglio dubitarne.
Mauro Mazza rivela in una intervista di avere studiato a lungo la vita di Goebbels e di avere trovato altrettanto straordinaria la moglie Magda, capace di uccidere i propri figli dentro al bunker in cui anche Hitler si era tolto la vita nell’aprile del 1945, con i Russi ormai padroni di Berlino.
Per evitare la cattura da parte delle truppe sovietiche anche i Goebbels hanno stabilito di togliere la vita ai loro bambini prima che a se stessi, senza abbandonare il bunker in cui hanno trascorso le ultime settimane di vita insieme a Hitler e alle famiglie di alti gerarchi del Reich.
Senza che Joseph mostri alcun tentennamento né alcuna riserva nei riguardi del Führer, mentre Magda è preda di dubbi angosciosi. Sente le proprie pesanti responsabilità per avergli obbedito “senza mai avanzare una critica una riflessione un’obiezione che gli suggerisse altre soluzioni o vie diverse da percorrere”. Il suo istinto di madre cerca una via d’uscita per i figli, poi la certezza di esporli alla vendetta del mondo si aggiunge alle tante bugie che ha detto a se stessa costringendosi a obbedire al sogno smisurato di grandezza per il Reich.
“Tutto è deciso perché tutto è inevitabile ormai… E ora io mi avvio per la strada più miseranda; per un’altra, anche più miseranda avvierò i miei figli. Che io li saluti per l’ultima volta…” Potrebbero essere le parole pronunciate da Magda, in realtà a pronunciarle è Medea mentre si accinge all’atto esiziale.
Mazza ha posto in esergo al suo romanzo il passo finale della tragedia che le racchiude, e a me lettrice è sembrato di dover cogliere questa suggestione che lega per la loro due donne così complesse, dilemmatiche.
La Medea che ci arriva dal mito antico è “creatura di passioni e di istinti” che la rendono, secondo le parole di Raffaele Cantarella, “una forza di natura allo stato essenziale, che la ragione serve soltanto a rendere consapevolmente feroce” nel tramare la vendetta più lugubre contro il marito Giasone che l’ha ripudiata ed è padre dei suoi figli.
Vero è che nelle pagine iniziali del suo libro Kallifatides ha in mente una Medea giovane che non ha ancora incontrato Giasone, una “principessa dai capelli scuri che corre per i magnifici giardini” che suo padre Eete, re della Colchide, ha fatto costruire a Gemoura, nella regione di Trebisonda sul Mar Nero in cui era nato il nonno dello scrittore.
La domanda resta tuttavia la stessa: “Come farò a spiegare ai miei nipoti il fragile filo che legava il loro bisnonno al suo mondo, quando non sanno nemmeno chi fossero Medea e Giasone, quando non hanno mai sentito parlare del Vello d’oro e degli Argonauti?”
Posso pensare che per analogia Mauro Mazza abbia ritenuto di dover indagare sulla storia più recente del nazionalismo in risposta a un interesse personale oltre che professionale come giornalista, e che condivida con Kallifatides la convinzione che l’unica cosa che abbiamo veramente è il nostro passato.
Posso pensare che abbia incontrato a sorpresa nella figura diabolica e materna di Magda il migliore ossimoro, capace di mostrare dall’interno la follia incarnata da Hitler. Ciò spiegherebbe la scelta formale di assumere il punto di vista di lei nel farsi voce narrante. E anche la modalità del discorso come flusso di coscienza.
Un flusso di parole libero di espandersi tra la memoria degli anni felici per Magda, divenuta donna di potere come moglie di Goebbels e come prediletta del Führer, esibita come modello di moglie e madre della perfetta razza ariana.
Un flusso libero anche di tornare costantemente al tragico presente della clausura nel bunker a Berlino, nella attesa piena di angoscia della catastrofe finale: le frasi sono prive di punteggiatura e si susseguono con frequenti stacchi, come se fosse concesso ai pensieri di Magda solo un respiro corto e franto, mentre emicrania e altri dolori la costringono a stare al buio.
Il buio, proprio lui. Magda lo impone ai suoi bambini facendoli morire col veleno mentre dormono. Obbedisce a un disegno che viene da fuori di lei.
Medea pugnala i figli avuti da Giasone con le proprie mani, il furore le viene da dentro.
Mi chiedo se sia possibile vivere senza conoscere entrambe, Magda e Medea. Si può, come dicono, ma è meglio dubitarne.
Nota bibliografica:
- Mauro Mazza, Mostruosa mente, Fazi Editore, 2025
- Theodor Kallifatides, Madri e figli, Voland, 2024
Cover: Foto di Jacques GAIMARD da Pixabay
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