Vite di carta /
La gatta Tequila e il poeta
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Vite di carta. La gatta Tequila e il poeta
Che coppia quella tra il poeta Roberto Dall’Olio e la gatta nera Tequila, la sua gatta. Attenti però a rispettare la reciprocità tra i due: se lei è la “Musa nera” e misteriosa, lui le dice “Con te/Sono/Non so cosa/Forse un altro/Gattone”.
Alla pari in questa vita dove “Siamo fatti/Con la stessa/Poltiglia di emozioni”, Tequila e il poeta si dànno vicinanza e affetto, parlano il linguaggio del corpo per capirsi e soprattutto comunicano con i toni. Lei attraversa la casa, e la arreda col suo pelo nero-pianoforte, è morbida e silenziosa. Sa stare in compagnia a guardare il tennis in tv, sa tenersi a distanza ma riconosce quando lo stato d’animo di lui richiede il contatto dei corpi: credo basti per una convivenza civile.
Ho affrontato la lettura di questa preziosa silloge poetica, La Tequila nera e altre poesie feline, pensando di avere prerequisiti più robusti rispetto alle altre raccolte che Roberto ha pubblicato, ben quindici. Conosco i gatti e li amo da sempre. Ho anch’io un gatto nero, o meglio convivo con un gatto nero pacifico e ciccione che ha nome Nino.
E invece. Leggo e rileggo i testi, li ascolto, sapendo che insieme all’amica Maria Calabrese ne farò la presentazione alla Biblioteca Popolare Giardino. Si riforma il nostro trio per il primo di una bella serie di incontri sulla poesia dal titolo “Quando tace il rumore della folla” che si terrà nella sede ritrovata dalla BPG, dopo lo sgombro temporaneo dal corpo aggiunto dei grattacieli. Peraltro, questi, ancora vuoti.
Durante l’incontro, lo scorso 12 giugno, succede invece che mi sento rimpicciolire: ascolto Maria che legge i primi testi che ha scelto e riassaporo “il legame viscerale” tra uomo e animale di cui parla anche Evaristo Seghetta Andreoli nella Prefazione al libro.
Ascolto Roberto mentre risponde e va a fondo nello spessore delle sue poesie: due parole per delineare la circostanza da cui sono scaturite e poi su su in alto ad aprire ombrelli di idee sul mondo, gravide di riferimenti ai filosofi e agli umani in certe loro costanti antropologiche.
“Forse Schopenauer/Aveva ragione/Sull’arte dei suoni/Dentro quel suo/Universo senza scopo/Dai fiori a ogni/Capoverso della vita/Tra i gatti/E l’uomo/Ciò che conta/Sono i toni”.
Questa poesia, che ho riportato per intero, può valere come esempio dei primi. Quanto agli umani, il poeta si domanda “E se io fossi te/Vedere gli uomini/Calpestare il cielo/Traviare le acque/Mordersi per briciole/Di potere/Non so cosa farei”.
In un altro testo, uno dei primi, dice “La guardo/Mi viene alla mente/La teologia/Ma se i gatti/Non hanno/l’anima/Perché/Bruciarli/Per eresia”.
Divini per gli antichi Egizi, diabolici per il cristianesimo nel Medioevo, ancora oggi associati alla sventura in occidente, simbolo di buona sorte in molte culture dell’est e del nord Europa, i gatti neri recano sul loro manto un alone di mistero insieme al peso di simboli atavici e in qualche modo sembrano saperlo.
Secondo la lettura che ne ha fatto Vito Antonio Conte nel recensire La Tequila nera in Spagine, la gatta è metafora della condizione per cui “ancora oggi esser donna e avere il colore della pelle nero è fonte di pregiudizio”. La poesia di Roberto rappresenta allora uno “schiaffo” al tempo e al luogo di ogni razzismo e agli altri -ismi che calcificano il pensiero e il comportamento umano.
L’eterno femminino che resta incarnato nella gatta è fatto altresì di morbidezza, di un miagolio che incanta, di silenzi che ripagano il poeta “Da certe stanchezze/Umane”.
Di più. Credo che il rispetto su cui puntano i testi di Roberto, come stalattiti puntute e gocciolanti vicine a chiudersi ma mai solidificate, travalichi il rapporto tra uomo e animale per farsi esempio della “perturbante intimità della nostra relazione col non-umano”, come la definisce Amitav Gosh nel suo saggio illuminante La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile.
La Tequila nel suo mistero è la vera portavoce del non-umano di cui il poeta sente il bisogno per abitare lo spazio e il tempo dei suoi giorni.
“Prima di dormire/Mi chiedo/Dove andremo/A finire/Noi/la micia/Gli alberi/Questa vita…”
Nell’era del surriscaldamento globale con cui stiamo facendo i conti, secondo Gosh è la poesia ad avere “intrattenuto una relazione intima con gli eventi climatici”, a non essersi sottratta a concepire e a esprimere la non ordinarietà della vita; diversamente dal romanzo, che ha assunto la sua forma moderna “spostando l ‘inaudito verso lo sfondo, e portando il quotidiano in primo piano”.
Colgo il respiro della poesia nel suo attraversare i significati di ogni parola, la sua musica fatta di suoni e ritmi fino al grado zero del suono, che è l’incedere felpato della Tequila. “Ai gatti riesce senza fatica ciò che resta negato all’uomo: attraversare la vita senza far rumore” recita il secondo aforisma, di Hemingway, posto in esergo al libro. Nel primo sono le parole di Doris Lessing a definire i gatti come “la materializzazione dell’aria”, di quella parte/dell’essere/Che si chiama vuoto” e che è comune all’uomo.
Ordinaria e straordinaria allo stesso tempo nel perpetuare la ferinità degli animali che cacciano e nel caricarsi di tutti i simboli che le ha assegnato l’uomo, la Tequila è fatta del fenomeno, ci ciò che ci circonda, e di vita concettuale.
Coglie bene Maria alcune rime inusitate, alla Gozzano per intenderci, come “Non è un peluche/Con l’uomo/Senza l’uomo/ E non ha letto né Morin/Nè Latouche”. Aggiunge esempi di assonanze che sorprendono e di conclusioni a effetto: usa la mia immagine delle stalattiti e fa sentire la forza magmatica delle parole finali.
Tutto è già nella prima poesia della silloge: “Non è domestica/Non è selvatica/Sa bene chi sono/Mi cerca/Dorme con me/Sul letto/Io da uomo/Quasi quasi/Mi dimetto“.
Nota bibiliografica:
- Roberto Dall’Olio, La Tequila nera e altre poesie feline, Giuliano Ladolfi Editore, 2026
- Vito Antonio Conte, “La Tequila nera e altre poesie feline” di Roberto dall’Olio, in Spagine online
- Amitav Gosh, La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile, BEAT, 2019 (traduzione di Anna Nadotti e Norman Gobetti)
Cover: L’autrice, Roberto Dall’Olio e Maria Calabrese durante l’incontro di presentazione alla Biblioteca Popolare Giardino – Foto di Beniamino Marino
Per leggere gli altri articoli di Vite di carta la rubrica quindicinale di Roberta Barbieri clicca sul nome della rubrica o il nome dell’autrice

















Grazie infinite, Roberta! Il tuo articolo impreziosisce ulteriormente l’incontro, già prezioso, che abbiamo avuto con la poesia di Roberto!
E la nostra piccola ma preziosa Biblioteca appare come degna cornice!!!
Nel caldo di queste giornate alcuni incontri sono proprio rinfrescanti e questi organizzati dalla Biblioteca Popolare Giardino lo sono ancora di più. Grazie a chi si impegna a leggere, ascoltare e scrivere. In principio è sempre la lettura quella del “cacciatore” che segue le tracce e gli indizi invisibili; poi viene l’ascolto dei toni e dei canti e infine la scrittura , il racconto…come si dice oggi: la narrazione! E tutto questo quando…tace il rumore della folla e viene svolto da persone come voi, Maria e Roberta, acquista ancora più valore. Grazie, davvero, per questa piccola oasi che siete riuscite a creare.