Germania, (ex) cuore dell’Europa
Germania, (ex) cuore dell’Europa
La Germania è sempre stata il cuore dell’Europa. L’impero tedesco e austro-ungarico tenevano insieme 17 etnie, Romanticismo e Goethe sono stati centrali nella cultura europea. Ma prima della 1^ guerra mondiale veniva considerata da Francia e Inghilterra estranea all’Occidente (democratico,…), quasi fosse Oriente.
La Grande guerra del 1914 scoppiò tra Serbia (che voleva l’autonomia) e impero austro-ungarico e poi l’alleato impero tedesco che invase il Belgio, alleato (con le sue miniere in Congo) a Francia-Inghilterra.
L’impero tedesco, potenza di terra, allarmava Francia e Inghilterra con il potenziamento delle sue navi. Cosa voleva mai fare questo impero tedesco con le navi? Forse estendere ancora di più le sue colonie in Africa? Questo è il vero retroscena della Guerra: il tesoro delle colonie africane che dovevano rimanere nelle mani anglo francesi spartendosi anche quelle tedesche (Camerun, parte della Nigeria, Ciad, Gabon, Rep. Centrafricana, Togo, parte del Ghana) come avvenne col crollo del suo impero.
Considerazioni che non trovate nei libri di storia degli studenti delle nostre superiori, così come non si trovano le 5 aggressioni dell’Europa alla Russia (1610. 1709, 1812, 1915, 1941) che invece documenta Luciano Canfora nel suo Porcospino d’acciaio. Occidente ultimo atto (ed. Laterza, 2025), così come le due aggressioni inglesi alla Cina che noi europei democratici taciamo, ma che ben ricordano russi e cinesi. I popoli dell’Africa, Asia, America Latina sanno che dal 1492 per 4 secoli e mezzo l’Occidente è stato l’aggressore con soldati, commercianti di schiavi e missionari.
Thomas Mann nel 1918 pubblicò Considerazioni di un impolitico e sostenne che il futuro della Germania sarebbe stato con la Russia. Ma agli Stati Uniti, vincitori della 2^ guerra mondiale (con l’URSS), questa cosa non stava affatto bene e ben venga quindi la divisione in due parti (Est & Ovest), che saranno poi unificate (1989) come nessuno ha fatto. L’Italia registra ancora un differenziale di 18% tra regioni Nord e Sud che in Germania è solo 4%.
La Germania nazista vinta subirà nel Dopoguerra un’architettura (federale) voluta dagli Stati Uniti e stringenti vincoli alla sua politica estera (come l’Italia). Nel Dopoguerra (come Italia e Giappone) ricrescerà però più forte di prima quella che è da sempre la sua aspirazione spirituale: essere ponte con l’Oriente (la Russia) per farsi e fare grande l’Europa tra Cina e Stati Uniti.
Un’aspirazione, tenuta sotto traccia per non allarmare gli americani, da Merkel che dialoga con la Russia creando quello sviluppo di successo basato su materie prime russe a basso costo (gas, petrolio,…) ed export di auto e tecnologie in Cina. Ma agli Stati Uniti questa crescita e autonomia dei vinti (Italia, Giappone) vanno bene finchè c’è la cortina di ferro. E infatti sia Giappone che Italia terminano la loro crescita all’indomani del crollo dell’URSS (1991).
Rimane però la Germania che, da malato d’Europa, diventa leader proprio nel primo decennio del XXI secolo e trascina tutta la UE dialogando con Cina e Russia. Ma “questo matrimonio (con l’Oriente) non s’ha da fare, né domani né mai”. E quella UE, che pure era cresciuta col suo euro su dollaro da 1:1 a 1,5:1 (dal 2001 al 2008), ritorna nei ranghi: non un competitor guidato dalla Germania, ma un vassallo degli Stati Uniti.
La questione è antica e dura da più di cento anni da quando, nel 1917, gli Stati Uniti diedero l’aiuto determinante a Francia e Inghilterra per far crollare l’impero tedesco e austro-ungarico. E’ da allora che l’impero americano comanda il mondo. La minaccia di un’Europa sovrana è stata ampiamente disinnescata facendone, prima, un mero mercato dei capitali, poi, con la guerra in Ucraina, mettendo fuori gioco il dialogo e i commerci con Russia (e Cina, la potenza in ascesa).
Dopo Giappone e Italia arriva dunque ora il turno per la Germania, costretta a cambiare i suoi commerci, tornando a favorire gli Stati Uniti, a riarmarsi comprando made in Usa, perdendo, con dazi, l’export sia in Usa (-69% nel 2025 su 2024) che in Cina.
La crisi Volkswagen è la punta dell’iceberg di un paese in stagnazione che ha visto fallire 25mila aziende, decine di migliaia di licenziamenti e ora quelli Volkswagen (100mila) per tornare dal 3% al 9% del profitto e, se possibile, liquidare la mitbestimmung (partecipazione operaia) che impedirebbe al management nel Consiglio di Sorveglianza (2 membri della Bassa Sassonia e 10 del sindacato su 20) di ristrutturare come si vuole (meno operai, più profitti, più dual use in armi americane come deciso dal Consiglio d’Europa per tutti i paesi (Italia inclusa), come si è fatto con Israele per decenni, fingendo di aiutare il civile mentre si foraggiava il militare e l’”unica democrazia (sic) del Medio Oriente”.
Un altro passo verso la liquidazione di un’Europa “sociale” che difende salari, domanda interna, ruolo dello Stato, redistribuzione della ricchezza, welfare, partecipazione. Il neo liberismo chiede di liquidare il Green Deal, spingere ancora di più su Libero Mercato, Finanza, Armi (ma dei singoli paesi, non della UE). E riarmo e armi all’Ucraina (acquistate il più possibile in Usa) servono per affossare sia una UE sovrana che la Russia in una guerra di logoramento di entrambe che aiuta l’America che ha già tanti guai (cinesi) in arrivo.
E così avanza il riarmo “UE” da 800 miliardi, gli aiuti all’Ucraina (140 miliardi più altri 40 solo per i droni, che la Russia dovrebbe poi pagare coi suoi assett congelati) che si dice siano fatti dall’Ucraina, ma in realtà finanziati (e anche costruiti in parte) dalla Nato. La propaganda gira a pieno regime annunciando la minaccia dell’invasione russa all’Europa nel 2030, anche se non si capisce come possa essere reale se, nel mentre, si dice che non riesce neppure a conquistare tutto il Donbass.
Non importa se il ragionamento non fila, l’importante è la propaganda per una guerra che non si farà mai se non altro perché nessun giovane europeo (a differenza del 1914) è disposto ad andare al fronte, così come, per fortuna, lo sono sempre meno anche ucraini e russi.
La propaganda bellicista si scontra però con la buona novella del XXI secolo che nessuna superpotenza può più occupare un altro paese (anche piccolo) se questo non vuole. Non ci sono riusciti Inghilterra, Russia e Nato in Afghanistan, né gli Usa nelle loro molte guerre (l’ultima in Iran), non ci riuscirà Israele coi palestinesi e gli altri 8 paesi che sta bombardando, né la Russia con l’Ucraina (al massimo si prenderà Crimea e Donbass, ma solo in quanto russofone).
E non vedremo più i festeggiamenti dei giovani allo scoppio della 1^ guerra mondiale. Ma non solo nel ricco Occidente, anche russi (e ancor più gli ucraini) scappano e si ribellano dall’andare al fronte, anche se i nostri media lo dicono solo dei russi. Così come onore ai 70mila israeliani che se ne sono andati via dalla “terra promessa” per gli orrori che sta compiendo la propria “democrazia”. Un mondo dove la “meglio gioventù” prende l’iniziativa contro gli orrori delle proprie élite guerrafondaie.
A rimetterci sarà questa UE che non riuscirà col riarmo a conquistare né nuovi consensi elettorali né nuove colonie, ma si suiciderà impoverendo i suoi cittadini, perché ormai il confronto tra Paesi non si fa più con le pistole che regala Erdogan ai primi ministri NATO, come pure si è fatto per 10mila anni.
Intanto cresce economicamente, alquanto poco armato, il Resto del mondo (Cina, Brasile, Sud Africa, India, Vietnam,…) che ha votato pro Palestina[1] e contro le sanzioni Usa a Cuba (in vigore dal 1962, da 64 anni). Da oltre 30 anni ogni anno l’ONU vota contro le sanzioni USA con una media di 183 su 193 paesi favorevoli, mentre a favore restano USA e Israele (ora anche Ucraina e Italia), ma non Francia e Spagna.
Come scrisse K.M. Panikkar nel lontano 1958 (Storia della dominazione europea in Asia, Ed Einaudi) “noi asiatici dagli inglesi abbiamo imparato molto, i metodi organizzativi, amministrativi, le tecniche, le attrezzature…abbiamo appreso anche dagli abusi di 4 secoli e mezzo di sfruttamento…, ma ora possiamo fare da soli”. Non si tratta di essere anti occidentali o anti americani, ma di capire che la storia è cambiata e non sarà più possibile il colonialismo aperto che ora si cerca di attuare in forme più sottili (piattaforme digitali, AI, scorrerie di guerre brevi à la Trump).
Il dominio non passa più per le colonie né per le armi, ma dai commerci, dalle innovazioni, dalla tecnologia, dalla qualità della vita e soprattutto dalla prosperità con cui si fanno fiorire o meno le proprie popolazioni.
Ma può essere che prima di capirlo con la ragione e il pensiero si debba capirlo tramite la sofferenza, per cui non è escluso che la Germania, con le sue scelte attuali iper tedesche nazionalistiche (poi si critica AFD), anziché universali come à la Merkel, apra le porte col riarmo e l’americanismo alla AFD che potrebbe vincere nei 5 länder dove si vota tra aprile e maggio del 2027, tra cui in quella Bassa Sassonia dove il management Volkswagen vuol porre fine alla Mitbstimmung, la famosa partecipazione operaia alla gestione delle imprese, ultimo residuo di una socialdemocrazia che fu e che va suicidandosi rincorrendo l’americanismo e il libero mercato.
Nella guerra Ucraina/Nato e Russia la situazione è di stallo, in quanto le nuove armi (droni, mine, info satellitari) impediscono ad entrambi grandi avanzate. La Russia fatica a conquistare quel 20% di Donbass che le manca e l’Ucraina non è certo in grado di riprendersi l’enorme territorio perso.
Il generale americano capo delle forze NATO in Europa Alexus G. Grynkewich ha dichiarato l’11 giugno al Financial Times che “la Russia non ha l’intenzione né i mezzi, nè oggi né domani, per un’offensiva contro la UE”, spazzando via tutta la propaganda mainstream che basa il riarmo su questo (i nostri media non ne hanno mai parlato ovviamente). Si dice poi che Putin non vuole negoziare (in realtà è da un anno che negozia con Trump). Che dire della UE che non ha individuato dopo 2 mesi un mediatore?
Il premier belga Bart De Wever è l’unico che ha avanzato una proposta intelligente: proporre un accordo a Mosca che preveda la normalizzazione delle relazioni, la ripresa degli acquisti di energia russa, la revoca delle sanzioni in cambio della pace, la non adesione dell’Ucraina alla Nato che potrà aderire alla UE. Un modo per far vincere entrambe (Ucraina e Russia) e salvare la faccia. Cosa aspetta la UE a fare questa proposta? Che arrivi il suo disfacimento (è amaro dirlo ma è così) in corso?
La Russia aspetta a vedere come finiscono, dopo Starmer, Macron e Merz (carriera nella banca d’affari Usa Goldman Sachs e quello che “Israele sta facendo il lavoro sporco per noi”). La finale di Wimbledon tra Sinner un italiano-altoatesino (già terra austro-ungarica) e Zverev, un tedesco-russo, nel cuore della city inglese, dà qualche fiducia sul mondo che verrà.
Note:
[1] I 28 paesi che hanno aderito al progetto criminale di Board of Peace di Trump-Netanyahu: USA, Israele, Albania, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrein, Bielorussia, Bulgaria, Egitto, El Salvador, Ungheria, Indonesia, Giordania, Kazakistan, Cambogia, Kosovo, Kuwait, Monaco, Marocco, Pakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan, Vietnam.
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Andrea Gandini

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