Il femminicidio non è un’opinione
Il femminicidio non è un’opinione
La visione del mondo di Roberto Vannacci, propagandata dalla sua formazione politica Futuro nazionale, che sta raccogliendo sempre più simpatie dentro e fuori il mondo istituzionale, oltre a proposte come la “remigrazione” della maggior parte degli stranieri non totalmente assimilati alla cultura italiana, contiene una concezione della donna che coincide perfettamente con la rabbia repressa di quella parte della maschiosfera, che sente la perdita secca di potere causata dalla crescente autonomia femminile.
Partendo dal reddito di natalità, che ci riporta al ruolo di riproduttrici della specie suprema, e quindi ovviamente suprematista, nelle sue nostalgiche dichiarazioni ignora volutamente che il tasso di occupazione femminile in Italia è inferiore alla media europea di 12, 6 punti. Niente di preoccupante per Vannacci e company, in quanto la moglie deve restare a casa a prendersi cura del marito e dei figli, come del resto fa sua moglie.
C’è da aspettarsi una conseguente dichiarazione sull’inutilità del diritto allo studio per le donne, forse da ridurre a dei più utili corsi di cucina, in linea con l’attacco subdolo, ma violento della proposta di legge trumpiana al Congresso: Safeguard American Voter Eligibity Act (SAVE ACT), che rende estremamente complesso il diritto di voto per le donne statunitensi, in quanto chi non ha un passaporto valido e dispone di un certificato di nascita in cui compare un cognome diverso da quello del marito (generalmente adottato dalle donne americane) non potrà votare (vedi: http://Il Sole 24 ORE https://www.ilsole24ore.com).
La destra radicale attacca i diritti delle donne
L’ascesa incontrollata di una destra internazionale sempre più radicale e guerrafondaia che tuttavia si proclama portatrice dei valori occidentali (fino a un certo punto, come il diritto internazionale) promuove la diffusione di queste opinioni, purtroppo largamente condivise da una larga parte dei cittadini.
Se la libertà di opinione è prevista dall’art.21 della nostra Costituzione, includendo anche le deliranti opinioni dei negazionisti, che credono che la terra sia piatta o che Hitler viva tuttora nascosto in Argentina, è tuttavia doveroso che chi si occupa della cosa pubblica, abbia la capacità di distinguere fra l’errore e l’opinione, evitando di propagandare opinioni errate, in quanto smentite da dati certi forniti dall’ISTAT (Istituto nazionale di statistica) e da altri istituti di ricerca, dai Ministeri e convalidati dai Comitati scientifici delle Università di tutto il mondo.
A meno che affermiamo che anche il PIL sia un’opinione ed ognuno possa sparare i suoi numeri, esistono delle istituzioni preposte alla ricerca, raccolta e validazione dei dati.
Pur avendo conseguito due lauree e diversi master il generale Vannacci esprime l’opinione che il femminicidio non esiste, ottenendo larghi consensi da tutta quella parte di popolazione che non ha mai inghiottito il rospo della crescente autonomia femminile, in quanto portatrice di una soggettività capace di scegliere, a scapito dei millenari privilegi maschili garantititi dalla subordinazione pubblica e privata delle donne, costrette da mancanza di istruzione, accudimento dei figli e carenza di risorse economiche ad accettare condizioni di vita subalterne alla figura maschile.
Come dimostra il generale Vannacci il titolo di studio conta fino a un certo punto (anche questo) essendo il sottosuolo immaginifico maschile delle caserme, dei bar, dei circoli, dei social, il bacino di pescaggio delle sue brillanti idee : luoghi in cui le vicissitudini della mia vita e la mia curiosità hanno consentito di entrare e nei quali, pur limitati dalla mia presenza, venivano espresse convinzioni quali “gli immigrati ci rubano il lavoro e le case”, “se mio figlio diventa gay lo ammazzo”, ” io sono normale perché mi piace la gnocca”….
Inutile dire che ho sentito espressioni più benevole verso le donne dell’est, ancora malleabili e sensibili al portafoglio del maschio italico e opinioni che manifestavano un certo rispetto per quelle che la filosofa Rosi Braidotti chiama ” le emancipate reazionarie” (ora al governo in italia e in Europa), nel suo libro Giù le mani dal femminismo. (vedi: https://www.lafeltrinelli.it/giu-mani-dal-femminismo-libro-vari/e/9788817198752?utm_s).
Alcuni dati sul femminicidio in italia
In Italia si registrano in media circa 100-110 femminicidi all’anno.
- Quasi tutte le donne assassinate perdono la vita in ambito familiare o affettivo. Nel 2025, ben 85 dei 97 casi totali sono maturati in questo contesto, e 62 di questi sono stati commessi dal partner o dall’ex partner . I femminicidi rappresentano la stragrande maggioranza degli omicidi con vittime di sesso femminile nel Paese.
- In Italia, dal 2011 ad oggi, si contano circa 2.000 femminicidi. I dati storici e annuali evidenziano un andamento strutturale del fenomeno, con un numero di donne uccise che si mantiene da oltre un decennio su una media di circa 100-120 vittime all’anno, per la maggior parte per mano di partner, ex partner o familiari.
- Per chi sostiene che il femminicidio fa parte della categoria omicidi, prendendo a caso le statistiche di un anno non troppo lontano si scopre che: nel 2023 si sono verificati 334 omicidi. Nei casi in cui si è scoperto l’autore, l’88,9% delle donne e l’ 80,6 % degli uomini sono vittime di un omicida uomo. Le vittime sono in prevalenza cittadini italiani (74%), per il 26% stranieri. Il 94,3% delle donne italiane è vittima di italiani, il 43,8% delle donne straniere di propri connazionali. Sono 63 le donne uccise da un partner o un ex partner, quasi tutti (61)sono uomini.
Perché si chiama femminicidio
Una risposta possibile a questa domanda è quanto Michela Murgia scriveva nel suo blog il 2 settembre 2012 a proposito di una notizia pubblicata quel giorno su Repubblica.it in questa forma:
“Fano, uccide la moglie in un raptus di gelosia. L’uomo […] ha accoltellato la donna, che ha tentato di difendersi inutilmente, dopo un violento litigio davanti ai quattro figli…”.
«Nel giornale che vorrei – scrive la Murgia – la notizia sarebbe stata data così: Fano, giovane donna uccisa a coltellate davanti ai suoi figli e poi “Arrestato l’autore del violento femminicidio: era il marito”».
Non si tratta solo di una parola in più, allora, per quanto densa di significato, ma anche e soprattutto di un rovesciamento di prospettiva, di una sostanziale evoluzione culturale prima e giuridica poi.
Quanta strada, almeno nel nostro paese, sia stata percorsa dalle istituzioni è efficacemente sintetizzato nel seguente testo della professoressa Silvia Leonzi:
“Ed è proprio per la salvaguardia dell’onore che fino al 1981, nel nostro ordinamento, […] per un uomo [che uccide] la moglie, se colto da un impeto d’ira determinato dall’offesa recata [sono previste] pene minori rispetto a un analogo delitto di diverso movente, dal momento che l’oltraggio arrecato all’onore è ben più grave rispetto al delitto riparatore. Infatti, l’articolo 587 del Codice penale, abrogato con la Legge n. 442 del 5 agosto 1981, contempla una pena ridotta per chi uccida la moglie, la figlia o la sorella al fine di difendere “l’onor suo o della famiglia”.
A Livello globale
Per questo l’antropologa e sociologa messicana Marcela Lagarde su suggestione della sociologa Diana Russell ha diffuso il termine, sottolineando la peculiarità di un reato in cui il maschio uccide la femmina per motivi relazionali, fenomeno esclusivo dell’animale uomo, in quanto nessuna specie animale uccide le femmine.
Conclusioni
L’opinione negazionista in Italia non è reato, al limite fa sorridere quando dimostra che chi la esprime non ha sicuramente una cultura nemmeno di base, ma può far male, ferire i sentimenti dei parenti delle troppe vittime, colpevoli solo di essersi fidate dell’uomo sbagliato e di istituzioni incapaci di proteggerci anche quando sporgiamo denuncia.
Derubricare il femminicidio a semplice omicidio significa non riconoscere lo squilibrio che ha portato in alcuni soggetti maschili la progressiva perdita identitaria e di ruolo rispetto ad una donna sempre più capace di scegliere la propria strada, anche quando questa implica la fine di una relazione. A meno che, citando Francesco Monini, abbia ragione “l’ignobile canzone Per sempre sì, anche per evitare di essere ammazzata.
Cover: Foto di PicElysium da Pixabay















Lascia un commento