L’Intelligenza Artificiale ridà vita al socialismo?
L’Intelligenza Artificiale ridà vita al socialismo?
Vi ricordate quando nei negozi c’era il retro bottega col magazzino? Poi è scomparso perché è arrivato il “just in time”, una innovazione che eliminava per imprese e commercianti i costi del magazzino, come quei grandi piazzali delle auto (che potevano rimanere anche invendute). Meno costi… ma oggi puoi anche non trovare il prodotto, ma solo la scatola e devi ordinarlo. Per le auto è ancora così e aspetti anche tre mesi.
Il “giusto in tempo” l’hanno inventato i giapponesi. Vivono in poco spazio, case minuscole senza corridoi, con hotel dove puoi fare l’amore (solo se sposati), reclamati con “muri spessi”, perché a casa (anche per i terremoti) se gridi ti sentono tutti i vicini.
Oggi l’innovazione è con gli algoritmi (AI) e la profilazione dei clienti. Google sa molto di noi e ancora di più Palantir che, con la scusa di scovare i terroristi, raccoglie tutti i dati possibili (anche dagli Stati) come quelli su consumi, farmaci, sanitari, multe, reati, proprietà e redditi, mobilità che consentono alle corporation (Amazon & c.) di stivare nei loro magazzini merci che tu non sai ancora che comprerai, in base alla profilazione dei tuoi redditi, gusti, hobby, salute, per cui le aziende cercano esperti nella trasformazione digitale delle vendite.
Il grande magazzino torna così di moda ma solo à la Amazon, cioè a chi si può permettere alti livelli di Intelligenza Artificiale e profilazione, che i piccoli non hanno. Stiamo entrando nel regno delle grandi corporation.
Ma questo è un colpo micidiale anche al vecchio capitalismo che si basava su genio, furbizia, capacità di rischio di moltissimi piccoli imprenditori e artigiani, i quali (tutti insieme) battevano il piano quinquennale comunista statale à la URSS, che non riusciva a far fronte ai desideri dei suoi consumatori.
Chi è stato in Russia o nei paesi dell’Est prima del 1989 incontrava pochi beni di consumo (grossolani), pianificati da un piano quinquennale che non poteva raccogliere i desideri dispersi tra milioni di cittadini che invece il sistema dei prezzi, il mercato della “mano invisibile” aggregava, tramite l’intelligenza umana di migliaia di privati imprenditori.
Era questa anche la (giusta) critica che la scuola austriaca liberale di Von Mises, poi messa a punto da Hayek, faceva al comunismo sovietico negli anni Trenta. Per questo l’URSS è crollata sotto il peso della sua incapacità produttiva, nonostante garantisse lavoro e welfare.
Più che la mancanza di libertà è stato il mancato consumismo (che c’era in Occidente) che ha travolto il comunismo sovietico. Più che la guerra fredda con le armi possiamo a dire, a posteriori che il consumismo ha sconfitto quel tipo di comunismo.
Eppure l’idea di Lenin (Soviet + elettrificazione) non era male. Non voleva solo sostituire la democrazia liberale con quella dei consigli operai e contadini, ma modernizzare un paese arretrato. Allora servì l’elettricità, un piano lanciato nel 1920 per creare benessere per tutti. Ma Lenin fu colpito già nel 1922 da emiplagia da cui non si riprese più e fu sostituito da Stalin che non capiva nulla nè di economia né di comunismo e che fece solo orrori e disastri.
Ora la Cina, a cento anni da Lenin, sembra usare il suo slogan in versione “Soviet 2.0 + Intelligenza Artificiale”.
Nel nuovo piano quinquennale cinese (2025-2030) la forza di calcolo (learning machine com’è più corretto definire l’AI) viene considerata una “forza produttiva” al servizio, non di pochi oligarchi com’è nell’Occidente capitalistico, ma dei cittadini per redistribuire l’arricchimento futuro ai cinesi con più occupazione, più salari, più welfare, meno orario di lavoro, più istruzione, più sanità.
Come avviene la pianificazione? I politici danno indicazioni di massima sui settori strategici (come hanno fatto con l’auto elettrica 20 anni fa) e poi entra in azione il sistema Quishi, una Intelligenza Artificiale (su cui lo Stato ha investito 500 miliardi dal 2017, equivalenti a 2/3 del Next Generation UE) che incorpora 600mila variabili di sviluppo tecnologico, demografico, sociale, di scenari geopolitici e molto altro, al fine di simulare l’impatto di diverse politiche con un margine di errore che i cinesi stimano basso (3%). Una pianificazione “scientifica”, che nulla a che vedere con quella sovietica (disastrosa) di Stalin & c.
La manifattura cinese è scesa da 115 milioni di addetti a 85 milioni dal 2015 al 2025 (in Usa sono 12 milioni), ma la produttività è cresciuta e nessuno ha perso il lavoro in quanto ricollocato in altri settori. Il capitalismo occidentale basa la sua forza su un libero mercato che rivela ciò che la gente desidera e lascia liberi gli imprenditori privati dove e quanto investire, puntando sul fatto che con la concorrenza vince il migliore.
Ma oggi le cose si complicano in quanto una pianificazione dello Stato, che mobilita pubblico e privati e poi redistribuisce gran parte dei profitti ai cittadini, può essere meglio di un capitalismo privato che favorisce una oligarchia. I valori della libertà individuale e della democrazia possono essere erosi da un sistema che non redistribuisce più il benessere, mentre il socialismo di mercato (come i cinesi si autodefiniscono) sviluppa la società nell’eguaglianza.
Con l’avvento della cosiddetta Intelligenza Artificiale, cioè di potentissime macchine che apprendono, i desideri della gente e dove investire possono essere raccolti meglio dalle macchine. E infatti chi le sta usando per soddisfare i consumi e indirizzare gli investimenti? Tutte le corporation Usa, inclusa la Finanza e Amazon, che usano l’Intelligenza Artificiale per profilare clienti, e individuare i nostri consumi (e immagazzinarli) prima ancora che noi ordiniamo.
È il paradosso di multinazionali che si ispirano al “libero mercato”, ma che pianificano in modo centralizzato con un apparato di rilevazione della domanda più sofisticato del genio e fiuto delle migliaia dei vecchi imprenditori, al punto che non è azzardato dire che Amazon “sa cosa vorrai comprare prima che tu lo sappia”.
Negli stessi mercati finanziari sono ormai gli algoritmi che svolgono la funzione di decidere quando e dove investire e in modo molto più rapido dei vecchi consulenti, economisti e ragionieri sempre più sostituiti da fisici e matematici.
Ma chi è nel mondo oggi che sta investendo ancor più delle corporation USA in un modello di pianificazione centralizzata? La Cina, la quale si differenzia dalle grandi corporation americane per distribuire il profitto generato non a una ristretta élite di oligarchi ma all’intera società. Si sta di nuovo definendo quindi un conflitto tra appropriazione privata del profitto o sua distribuzione alla collettività. È la dimostrazione che la tecnologia e l’innovazione (anche l’AI) può essere usata in modo diversi, essere regolata o meno, dare o meno all’essere umano l’ultima parola o no.
Non sappiamo come andranno le cose in Cina, perché anche là operano potenti forze legate al mercato e sono rilevanti gli interessi privati (sui primi 500 miliardari al mondo i cinesi sono 116), ma si sta consolidando sempre più una cultura delle Istituzioni statali cinesi e del partito comunista che va nella direzione di usare i profitti a favore della collettività e non di singoli milionari, a cui vengono spuntate le unghie quando diventano troppo graffianti.
E al partito comunista non ci si iscrive come da noi per simpatia, ma, come i vecchi mandarini confuciani, sei selezionato in base all’istruzione e al consenso sociale che hai nella tua comunità. Per cui Xi-Jinping è tutto tranne che un uomo solo al comando.
Che tutto ciò accada nell’Oriente socialista e non nell’Occidente capitalistico dovrebbe essere oggetto di discussione (e preoccupazione). Non sappiamo se avrà successo, ma se dovesse averlo, preannuncia una crisi profonda del modello capitalistico, un impoverimento netto della grande maggioranza dei nostri cittadini a favore di cinesi, asiatici e dei Paesi del Sud del mondo che useranno l’Intelligenza Artificiale come una tecnologia al servizio di molti e non di pochi, come in Occidente purtroppo si sta delineando.
Per Keynes il valore del capitalismo era quello di disporre di molti imprenditori privati che, con fiuto e rischio di impresa (a volte anche con fortuna, furbizia e frode) si arricchivano, ma nell’interesse di tutti (come diceva anche Smith), per via della “mano invisibile”, facendo fronte all’incertezza con molte più capacità dello Stato burocratico, centralizzato e dirigista.
Ma la nuova tecnologia degli algoritmi e delle macchine che apprendono rendono obsoleto tutto ciò e spostano il problema su cosa produrre e a chi vanno i giganteschi profitti generati. L’Occidente crede ancora che lo possa fare solo il libero mercato, ma la Cina mostra che un’altra via, guidata dallo Stato, col coinvolgimento dei consumatori, è possibile. Non è escluso che sia più efficiente e di sicuro è maggiormente egualitaria. La storia è quindi tutt’altro finita.
Le guerre in corso hanno molto a che fare con questi diversi modelli di società che si fa finta di non vedere, o meglio che vengono semplificati come lotta tra Buoni (noi) contro i Cattivi (gli altri) o della Democrazia contro le Autocrazie. Ne vedremo delle belle.
Cover: Foto di Pexels da Pixabay
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Articolo vasto e profondo. Grazie Andrea. Potremmo ribattezzare questa nuova via cinese come “Socialismo Artificiale” racchiudendo l’equilibrio (o armonia celeste) così caro all’antica cultura cinese e lo strumento tecnico per eccellenza che consente condivisione controllo e consenso (armoniosamente (!) mixati😉)