15 Maggio 2016

Jeff Buckley negli scatti di Merri Cyr a Bologna

Chiara Ricchiuti

Tempo di lettura: 3 minuti

Nell’agosto del 1994, Grace, il primo ed unico album di Jeff Buckey prese vita. Le note di Liliac Wine e Hallelujah sono il sottofondo ideale in questa domenica dal tempo incerto. Due anni prima dell’uscita del suo unico album, la fotografa Merri Cyr vide per la prima volta il cantante, un ragazzo di 25 anni, spettinato, sempre in disordine, dallo sguardo intenso. Il suo compito era quello di scattare qualche fotografia per la rivista Paper, immortalare il giovane cantante ancora semi sconosciuto che richiamava un pubblico entusiasta nelle sue serate nel locale newyorkese Sin-é. Ne rimase colpita, in un’intervista affermò che a stento riuscì a trattenere le lacrime durante la performance di Hallelujah e, da quel momento, tra i due nacque una stretta collaborazione, che durò fino alla prematura morte dell’artista, avvenuta nel 1997.
Jeff Buckley si lasciava fotografare non solo mentre era sul palco o durante le prove, voleva che Merri Cyr immortalasse ogni istante, dai giri tra le corsie dei negozi d’alimentari, ai momenti di gioia, rabbia o sconforto. Volle che la fotografa lo seguisse nei suoi tour e che fosse lei ad occuparsi della copertina di Grace, quella stessa immagine che oggi è esposta davanti ai nostri occhi alla galleria ONO Arte Contemporanea di Bologna. La mostra Jeff Buckley. So real, inaugurata il 12 maggio e visitabile fino al 22 di giugno, ospita 22 scatti che la fotografa fece durante i loro anni insieme, immagini racchiuse nel libro “A wished for song: a portrait of Jeff Buckley”, pubblicato nel 2002 su richiesta dei tanti fan.
Non era timido né difficile da fotografare, o almeno così afferma Merri Cyr, che racconta di come i due lavorassero insieme al processo creativo, senza limitarsi, perché Jeff voleva mostrarsi per quello che era, “un uomo normale”, come lui stesso si definiva. Eppure, per quanto affermasse il contrario, era in realtà un’artista tormentato, un uomo con alle spalle lo spettro di un padre celebre e assente, con cui veniva paragonato e con cui egli stesso si confrontava. La stessa Merri Cyr racconta:

Il fantasma di Tim era onnipresente e temo che purtroppo fosse un continuo termine di paragone. Ricordo che una volta lo sentii dire: <<Alla mia età Tim aveva già sette album al suo attivo e si portava a letto più belle donne di quanto io potrò mai avere in tutta la vita. Non sarò mai come lui..>>”.

A più di 20 anni dall’uscita di Grace, è da poco stato pubblicato l’album postumo You and I, contenente tracce registrate e mai pubblicate, nascoste negli archivi della Sony Music, in attesa di essere riscoperte. Just like a Woman di Bob Dylan,Calling you di Bob Telson,la voce di Jeff Buckley si diffonde nelle sale e, mentre ascolto le tracce inedite che il nuovo album ci regala, i miei occhi si posano su una delle fotografie esposte.
Un telefono bianco poggiato su una moquette di base rossa, la cornetta all’orecchio, lo sguardo fissa un punto oltre l’obiettivo, un oggetto nascosto al nostro occhio.
Oh Jeff, you should’ve come over..

copyright Merri Cyr ph Ono Arte Contemporanea
copyright Merri Cyr ph
Ono Arte Contemporanea
copyright Merri Cyr Ono Arte Contemporanea
copyright Merri Cyr
Ono Arte Contemporanea
copyright Merri Cyr ph Ono Arte Contemporanea
copyright Merri Cyr ph
Ono Arte Contemporanea

La mostra “Jeff Buckley. So Real” sarà esposta alla galleria ONO Arte Contemporanea a Bologna dal 12 maggio al 22 giugno.


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