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Calo del Pil e aumento degli interessi sul debito pubblico. Questo in sintesi il motivo per cui il debito non scende e l’Europa manda letterine.
Nel primo caso è presto detto. Per fare un bel matrimonio devi spendere, per rendere felici gli invitati e magari per ricevere bei regali in cambio. Perché ci possa essere crescita bisogna spendere in investimenti, opere pubbliche, assunzioni e magari incentivare aumenti di stipendio.
Ovviamente, quando si lanciano i semi sul terreno poi bisogna aspettare che l’albero cresca ed è inutile nel frattempo piangere sui semi versati. I frutti ci saranno ma bisognerà aspettare. Quindi l’investimento oggi, sotto qualsiasi forma si decida di farlo, produrrà frutti tra qualche anno ma nel frattempo il debito crescerà perché quegli investimenti saranno il risultato di una spesa dello Stato.
Ciò che serve è allentare la borsa, aumentare i deficit per fare investimenti e fare in modo che le persone abbiano più soldi da spendere. Poi si aspettano i risultati che non potranno arrivare prima di due o tre anni almeno.
Impossibile contabilizzare annualmente gli investimenti e stupido pretendere di fare questi conti anno per anno. Quindi quello che non funziona, come sempre in questa Europa, è il metodo e l’ossessione per il debito e la spesa dello Stato conteggiata anno su anno e nelle previsioni per gli anni a seguire. Il problema non è certo il governo di turno, soprattutto se si pretende che l’unica cosa che debba fare e accondiscendere i mercati e controllare se i bilanci siano in linea con le attese dei fantomatici investitori. L’impedimento alla crescita viene dalle regole economiche che si pretende debbano essere in posizione privilegiata rispetto alla politica.
Il secondo caso contempla gli interessi che annualmente si pagano sul debito pubblico. Anche qui si guarda al dito e non a quello che il dito mostra. Il debito cresce perché non migliora il rapporto con il Pil, cioè se è vero quanto abbiamo detto ai precedenti punti, sarà vero anche che il debito è destinato a crescere.
Si potrebbe però abbatterlo in tanti modi. Vendendo i btp attraverso aste competitive piuttosto che aste marginali (vedi precedente articolo qui I continui autogol nella partita degli interessi sul debito), oppure si potrebbe non considerare nel conteggio del debito i btp già riacquistati e in possesso della Banca Centrale. Ancora, si potrebbe incentivare l’acquisto dei btp da parte delle famiglie e aziende italiane seguendo il modello giapponese oppure si potrebbe concordare con gli altri paesi dell’eurozona un efficace e costante intervento a sostegno dei debiti pubblici da parte della Bce, sul modello giapponese, americano, coreano, svedese, ecc…
E si potrebbe soprattutto pensare seriamente alla crescita. Ma bisognerebbe rilanciare gli investimenti. E per rilanciare gli investimenti potrebbe seriamente intervenire una Banca comune europea che lo faccia “senza scopo di lucro” perché agirebbe come una banca pubblica e quindi si dovrebbe preoccupare che gli investimenti vengano effettivamente fatti sui territori, e non certo di riavere indietro gli interessi su quanto prestato.
E poi si potrebbe aumentare la liquidità in giro con l’idea dei mini bot, oppure con i certificati di credito fiscale. Ovvero strumenti che potrebbero essere paragonati ad una moneta parallela. Strumenti che permetterebbero l’aumento degli scambi all’interno della Nazione senza creare debito perché funzionerebbero come una moneta complementare e non si toccherebbe l’euro. Ma anche qui parte la litania dello spaventare i mercati e gli investitori.
Siamo all’isteria. Non è più nemmeno possibile immaginare delle soluzioni che, ancor prima che qualcuno si spaventi realmente, ci pensa Ilsole24ore a mettere in guardia, a frenare qualsiasi possibilità di scostamento dalla linea tracciata dai padri fondatori della gabbia neoliberista.

Il consiglio è sempre lo stesso. Provare a capire chi si sta difendendo quando si rifiuta di prendere in considerazione strade diverse, quando si attacca chi propone qualcosa di nuovo e si impone la strada vecchia. La stessa che sta distruggendo la nostra economia e costringe uno Stato a programmare l’esistenza dei suoi cittadini affinché siano in grado di pagare dai 50 ai 70 miliardi di interessi all’anno, quando non ce ne sarebbe alcun bisogno.
Tutti i modi per aumentare il benessere dei cittadini passano da decisioni politiche e non da regole tratte dal manuale del piccolo economista. Tante soluzioni o strade che sarebbe possibile seguire, o tantomeno discutere, affinché la crescita sia non solo possibile ma anche equa e costante e che si basi su cooperazione e condivisione piuttosto che su mercati finanziari, borse, guerre commerciali, competizione e letterine dei soliti noti.

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Claudio Pisapia

Dipendente del Ministero Difesa e appassionato di macroeconomia e geopolitica, ha scritto due libri: “Pensieri Sparsi. L’economia dell’essere umano” e “L’altra faccia della moneta. Il debito che non fa paura”. Storico collaboratore del Gruppo Economia di Ferrara (www.gecofe.it) con il quale ha contribuito ad organizzare numerosi incontri con i cittadini sotto forma di conversazioni civili, spettacoli e mostre, si impegna nello studio e nella divulgazione di un’informazione libera dai vincoli del pregiudizio. Cura il blog personale www.claudiopisapia.info

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Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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