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La mia opinione sui versi si riduce a questo: rammentare la parentela tra verso e universo.
(Velimir Chlebnikov)

la casa delle fate

                                  a Goffredo Parise
                                  11 aprile 2020
c’è una piccola casa
sulla riva sinistra della Piave
lungo un sentiero di ghiaie
tra filari di viti e volti gentili
nelle case macchiate dal fango.
ha quel sorriso mentre porgi
le mani alle rose e ne interri
l’essenza moceniga di fiaba
come il colore delle fate,
delle pareti in intonaco a vernice
e gli occhi verdi delle persiane
aperte sul verde del greto alberato.
c’è il ricordo delle cose dette ieri
e qualche goccia di pioggia
che cade tra le fessure aperte
dalla piena improvvisa del fiume.
lo avresti detto? ero lì e ho sentito
vibrare la voce delle pietre e sai
cosa dicono ai vecchi gelsi adesso?
li sento sussurrare nel vento d’aprile
mentre noi siamo qui a morire
perché è questo il mese crudele
eppure vedi? c’è il sole e ancora
l’abbraccio del roseto in giugno
come una memoria rifiorente.
li senti gli alberi parlare?
fosse anche il mio desiderio
diventare vecchio e andarmene
in una giornata di vento mentre
le onde del prato si muovono
al canto degli uccelli come se
invisibili dita passassero nel mezzo
i bei capelli le nubi in candidi ciuffi
sugli embrici vestiti di muschi…
spiritelli che mi vengono a cercare.

 

anche gli alberi sanno

anche gli alberi sanno
da loro ho imparato l’attesa
la fiducia di chi aspetta pioggia
la pazienza di chi sorregge il cielo.
oggi il vecchio salice mi ha parlato
scuotendo i rami al vento
in un tintinnio irradiato di dolcezza:
«vedi» mi ha detto «allungo un ramo
per toccare le nuvole ma non posso
raggiungerle… attendo che piova»
allora ho compreso la resa
che mi chiama a scriverti
a sfiorarti col pensiero fino
a quando pioverai parole
dal luogo inatteso che mi abita.

i poeti

i poeti
creature di altri mondi
non scrivono compongono
un bouquet di fioriti fiori
una piccola faretra di frecce avvelenate
una manciata di proiettili…
poi
lanciano nel vuoto
quella strana creatura fatta di niente
e da lì si leva il fragore del tuono
da lì il canto
da lì il profumo
un invito a ricomporsi interi
a creature d’altri mondi
anche loro sole con il loro piccolo respiro
in quell’angolo sospeso di cielo

(L’evidenza del vuoto, Ensemble 2022)

c’è un pianto nel cielo

il freddo m’è penetrato nelle ossa
oggi tutto riluce di vaghezza
c’è un pianto nel cielo che resta

sospeso tra nubi e desiderio
la siepe si è innalzata a dismisura
nei miei occhi ha messo foglie
e gitti che prima non esistevano – ora –
mi chiude allo sguardo ogni parola
mi preclude l’infinito che sognammo.

ali

se manco l’attesa di piccole gioie
ricordami, passero, la tua venuta:
nell’aria gelida il tuo passo lieve
di orma aggraziata su candido vello.
lascia una piuma se manca la neve
posata nel vento come un pensiero
o una briciola sul davanzale
nel canto dell’alba, tu mattiniero.
se manco il giorno creatura di cielo
lo ascolterò dal tuo becco sonoro
e le ali che spero in questa realtà
inaudita beltà apriranno in volo.

 

Valentina Meloni è nata a Roma nel 1976, dal 2007 vive in Umbria. Ha pubblicato per la poesia: Le regole del controdolore (Temperino Rosso, 2016), Eva (Edizioni Nosm, 2018), Alambic (Progetto Cultura, 2018), con Giorgio Bolla. Corrispondenze da un mondo increato – epistolario poetico (La Vita Felice, 2018), L’evidenza del vuoto (Ensemble, 2022), La tessitrice (Yod Edizioni, 2022). Le plaquette numerate: Nei giardini di Suzhou, con dipinti sumi-e di Santo Previtera (FusibiliaLibri, 2015), Il Fiore della Luna, Leggenda di Rosaspina poemetto in haiku (La linea dell’equatore, 2018) e Suite della solitudine illustrato dall’artista Rosario Morra. Le raccolte bilingue: Nanita (Otata’s Bookshelf, 2017), Enso: Haiku Yoti (Nausicaa 2019); le fiabe illustrate: Storia di Goccia, Nanuk e l’albero dei desideri, Nanuk e il ragno Alvaro, Briciole di Haiku. La raccolta di prose brevi e haibun Ippocampo – Prose poetiche e Reminiscenze (ilmiolibro 2020). Ha curato e tradotto dall’inglese Dendrarium del poeta bulgaro Alexander Shurbanov (Musicaos, 2021). Suoi testi sono stati tradotti in inglese, spagnolo, cinese, giapponese, arabo, bulgaro, russo e sono apparsi in blog, riviste e quotidiani internazionali. Contatti: www.valentinameloni.com
La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Periscopio.
Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.

 

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Pierluigi Guerrini

Pier Luigi Guerrini è nato in una terra di confine e nel suo DNA ha molte affinità romagnole. Sperimenta percorsi poetici dalla metà degli anni ’70. Ha lavorato nelle professioni d’aiuto. La politica e l’impegno sono amori non ancora sopiti. E’ presidente della Associazione Culturale Ultimo Rosso. Dal 2020 cura su Periscopio la rubrica di poesia “Parole a capo”.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

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Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

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