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“Ogni evento può essere spremuto, concentrato in una poesia. Ogni fatto contiene in sé una carica che la poesia è pronta e in grado di raccogliere.“
(Wisława Szymborska)
Monolocale
mi disse vieni
entrai
mi prese per mano
e salendo
su una scala a chiocciola in ghisa
mi portò sull’ammezzato
così basso che dovetti chinare il capo
per non toccare la volta
una di quelle volte di antica costruzione
a stella le chiamano quaggiù
e mi sembrò davvero
di essere in cielo
e di poterlo toccare
quando lei fu su di me
e
muovendosi piano
cominciò a sussurrarmi
parole mai più ascoltate
da “POLVERE DI SESSO
e altre (brevi) storie“
(Luca Pensa Editore – 2004)
XXXIV
viaggio insieme
alla delusione di un momento
sotto questa luce lunare
che allunga le ombre
delle chiome degli ulivi
nella sterminata campagna
dove la mia tristezza
è vicina soltanto
alle carcasse delle cicale
schiattate
dopo tanto cantare
da “DI IMMUTATI RESPIRI“
(Luca Pensa Editore – 2006)
XXV
T’ho baciata
Senza neppure sfiorarti
Per godere del tuo sorriso
da “RARE RONDINI A PRIMAVERA
(sempre più gabbiani lontani dal mare)“
(Edizioni i Quaderni del Bardo Edizioni – 2016)
INEDITO (1)
Forte vento di scirocco
Spazzola un paio di grigi
(Forse più)
Mescolandoli nel cielo
Il cielo su di me
Poi la pioggia sferzante
(Non è giorno per la solita scrivania)
Potrei deviare verso Sud
Lasciare l’auto nello sterrato dei pini
Liberarmi della mia giacca di pelle consunta
Mettere sul piatto un vecchio vinile
Regalarmi tre note blues
E perdermi lassù insieme al volo del falco
Sognando un po’ intanto che foglie danzano
INEDITO (2)
a volte penso cose strane
(tra le tante) tipo:
quante cravatte
dio che gran quantità di cravatte
un numero pazzesco di cravatte
tutte le cravatte che ho avuto fin qui
tutte quelle che non ho più
(come tant’altro ormai)
nella smania di liberarmi
dell’inutile e del superfluo
adesso le campane che suonano a mezzogiorno
e il canto estenuante delle ranocchie
s’accordano bene a quel che indosso
(insomma niente di normale)
ma si sa importa come qualunque cosa
si porta in giro nell’altrui incedere
Vito Antonio Conte è nato per caso in uno dei tanti Sud e nonostante tutto e tutti lì sempre torna, spesso sta (anche quando non vorrebbe, ma gli tocca).
La sua scrittura è stata pubblicata (prevalentemente) da Luca Pensa Editore: un paio di romanzi brevi (o racconti lunghi, che dir sii voglia) e una decina di sillogi poetiche.
Suoi scritti sono anche presenti in diverse scritture corali, pubblicate sia in cartaceo che sul web.
La sua ultima pubblicazione è “Perse tra le carte” (Luca Pensa Editore, 2020). D’altro chi vorrà sapere, cercherà.
La rubrica di poesia Parole a capo, curata da Pier Luigi Guerrini, esce regolarmente ogni giovedì mattina su Periscopio.
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Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.
Se già frequentate queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.
Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani. Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito. Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.
Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta. Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .
Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line, le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.
Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.
Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”, scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchera.
Periscopio è proprietà di un azionariato diffuso e partecipato, garanzia di una gestitone collettiva e democratica del quotidiano. Si finanzia, quindi vive, grazie ai liberi contributi dei suoi lettori amici e sostenitori. Accetta e ospita sponsor ed inserzionisti solo socialmente, eticamente e culturalmente meritevoli.
Nato quasi otto anni fa con il nome Ferraraitalia già con una vocazione glocal, oggi il quotidiano è diventato: Periscopio naviga già in mare aperto, rivolgendosi a un pubblico nazionale e non solo. Non ci dimentichiamo però di Ferrara, la città che ospita la redazione e dove ogni giorno si fabbrica il giornale. e Ferraraitalia continua a vivere dentro Periscopio all’interno di una sezione speciale, una parte importante del tutto.
Oggi Periscopio ha oltre 300.000 lettori, ma vogliamo crescere e farsi conoscere. Dipenderà da chi lo scrive ma soprattutto da chi lo legge e lo condivide con chi ancora non lo conosce. Per una volta, stare nella stessa barca può essere una avventura affascinante. Buona navigazione a tutti.
Tutti i contenuti di Periscopio, salvo espressa indicazione, sono free. Possono essere liberamente stampati, diffusi e ripubblicati, indicando fonte, autore e data di pubblicazione su questo quotidiano.
Francesco Monini
direttore responsabile
Chi volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@periscopionline.it
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