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Flussi regolari di immigrati o criminalità organizzata?

L’Italia sprofonda da 10 anni in un calo demografico spaventoso. La cosa è stranota. Le soluzioni sono due:

1.  aspettare che questo tracollo abbia effetti devastanti sullo sviluppo, l’occupazione regolare, con una drastica riduzione delle imposte (le entrate dello Stato) e, di conseguenza, con una drastica riduzione del welfare (meno sanità, meno scuola, meno pensioni, meno per tutto ciò che è bene comune e più poveri) come, peraltro, vorrebbero alcuni partiti, oppure

2.  attivare flussi regolari in modo da dare risposta a quelle 462mila domande di lavoro delle imprese per il solo 2023 e costruire un paese (come già sono tanti in Occidente) dove convivono in pace una maggioranza di italiani e minoranze di stranieri occupati regolarmente che rispettano le nostre leggi e danno un enorme contributo al nostro sviluppo.

E cosa fa il Governo Meloni? Ha alzato il numero dei flussi regolari di immigrati da 69.700 posti del 2001 a 82.705 del 2003 (e questo è positivo) anche se sono molto meno delle richieste delle imprese (ben 462mila), ma non ha cambiato le procedure (demenziali) di reclutamento legate al “click day, un giorno in cui chi arriva prima -con una procedura telematica- prenota l’immigrato richiesto. Il fatto è però che per 100 che riescono ad arrivare primi, gli immigrati che poi vengono realmente assunti sono solo 23 (nel 2003 14mila su 82mila). Le ragioni sono:

1) ritardi delle nostre ambasciate all’estero a rilasciare il visto (per venire in Italia ci vuole quasi sempre il visto e i visti sono stati solo 55mila nel 2022 (su 69mila) e 58mila nel 2023 (su 82mila);

2) ritardi delle prefetture a controllare le pratiche (i giorni sono stati ridotti a 20 dal Governo Meloni),

per cui il risultato finale è che ne arrivano pochissimi (14mila pari al 23% delle domande e 3% delle richieste effettive delle imprese) e quei pochi sono in mano, almeno per la metà, alla criminalità organizzata, cioè imprese che hanno pochi addetti e che ne chiedono 100, finti imprenditori morti, partite iva false. In sostanza false assunzioni organizzate da italiani per sfruttare poveri immigrati che finiscono nelle mani della criminalità organizzata.

Per capirlo basta vedere la tabella allegata. E mai possibile che Napoli, una delle città col più basso tasso di occupazione in Italia richieda immigrati pari al 24% dei suoi occupati mentre Milano l’1,6%.
E così le città che chiedono più immigrati sono le più disastrate: Napoli, Ragusa, Salerno, Caserta Foggia, Latina, Crotone, Matera, Cosenza, Avellino, Rovigo…con Campania e Calabria ai primi posti. Come noto sono le aree a più alta occupazione e sviluppo in Italia! E così regolarizzano immigrati del Bangladesh quasi sempre in assenza dei requisiti richiesti che finiscono poi nelle mani della criminalità organizzata. Basterebbe copiare dalla Germania o da qualche paese serio, ma si sa che siamo governati da incompetenti.

Sta tutto scritto in modo dettagliato nel rapporto “Ero straniero” di Actionaid presentato pochi giorni fa da parte di Asgi, Flai Cgil, Chiese evangeliche, Oxfam e molte altre associazioni non profit che chiedono di riformare dal 2017 una procedura a dir poco demenziale con una iniziativa popolare firmata da 90mila persone. Nessun Governo ha fatto nulla, tantomeno quello attuale.

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Andrea Gandini

Economista, nato Ferrara (1950), ha lavorato con Paolo Leon e all’Agenzia delle Entrate di Bologna. all’istituto di studi Isfel di Bologna e alla Fim Cisl. Dopo l’esperienza in FLM, è stato direttore del Cds di Ferrara, docente a contratto a Unife, consulente del Cnel e di organizzazione del lavoro in varie imprese. Ha lavorato in Vietnam, Cile e Brasile. Si è occupato di transizione al lavoro dei giovani laureati insieme a Pino Foschi ed è impegnato in Macondo Onlus e altre associazioni di volontariato sociale. Nelle scuole pubbliche e steineriane svolge laboratori di falegnameria per bambini e coltiva l’hobby della scultura e della lana cardata. Vive attualmente vicino a Trento. E’ redattore della rivista trimestrale Madrugada e collabora stabilmente a Periscopio.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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