24 Aprile 2014

Metropolitana d’arte: Napoli-Toledo batte Mosca-Komsomolskaya

Simonetta Sandri

Tempo di lettura: 4 minuti

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Da MOSCA – Durante una domenica pomeriggio moscovita di questo aprile ancora grigio e uggioso, mi decido ad andare al Multimedia Art Museum Moscow (Mamm), a visitare la Biennale di fotografia 2014. Per la capitale russa è un evento artistico e mondano importante, qui s’incontrano persone di ogni età e nazionalità e si percorrono i sei piani del museo avveniristico che ospitano fotografie in bianco e nero dei maggiori fotografi dell’Agenzia Magnum, da Cartier Bresson a Erwitt, oltre che immagini di Erwin Blumenfeld e, addirittura, di Jessica Lange.
Entro ed assisto ad un interessante scorrere d’immagini, da lontano, e m’imbatto subito in un’impressionante e coinvolgente opera. Mi avvicino alle didascalie e leggo il titolo: Il teatro è vita. La vita è teatro – Don’t ask where the love is gone, di Shirin Neshat. Con mia grande sorpresa, mi ritrovo nel mio Paese, e, precisamente, a Napoli. Mi siedo di fronte a quelle fotografie, le osservo con curiosità e stupore.

Shirin Neshat
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Nel 2012, l’artista e regista cinematografica di origine iraniana, Shirin Neshat, è stata incaricata di creare uno spazio “visivo” per la stazione Toledo della metropolitana di Napoli. L’invito faceva parte di un ambizioso progetto artistico e di design che coinvolgeva una “star-architetto” (il catalano Oscar Tusquets Blanca) e numerosi artisti internazionali, ognuno incaricato di una diversa stazione, ognuno impegnato a creare esperienze interessanti, uniche e accattivanti per i passeggeri. Il progetto è stato attentamente curato dal critico d’arte Achille Bonito Oliva. Fra gli altri, le stazioni ospitano lavori di Shirin Neshat, Robert Wilson, Ilya ed Emilia Kabakov, Francesco Clemente e William Kentridge.

 

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Shirin Neshat, famosa per i suoi ritratti di donne coperti da scritte in calligrafia persiana

Vogliamo soffermarci con voi sul lavoro della Neshat, incrociato, appunto, al MAMM. Dopo aver passato alcuni giorni a Napoli, Shirin Neshat (artista conosciuta per il suo lavoro nella fotografia, nei video e nel cinema – si ricordi il suo vincitore del Leone d’Argento Donne senza uomini del 2009) è rimasta inevitabilmente attratta dalla vitalità e teatralità napoletane e, con il fotografo italiano Luciano Romano, ha deciso di immortalare alcuni ritratti di una serie di vari attori locali di teatro sperimentale napoletano (Teatro nuovo e Teatro Instabile)  tra i quali le attrici Cristina Donadio, Antonella Morea, Giovanna Giuliani e il direttore artistico dell’Instabile Michele Del Grosso. Con questo lavoro Neshat ha scelto per la prima volta nella sua carriera soggetti occidentali.
L’opera, intensa e drammatica, s’ispira esplicitamente al rapporto di corrispondenza fra finzione teatrale e vita reale, e esprime la volontà di rappresentare, attraverso diverse e intense espressioni del corpo, il sentimento della perdita e della separazione.

I nove ritratti in bianco e nero esposti a Mosca, sfilano ora sui muri della stazione Toledo della linea 1 della metropolitana partenopea. Come prigionieri che tentano di scappare, queste figure sembrano emergere dalle neri e fosche ceneri di una lontana Pompei bruciata. Apparendo dall’oscurità e avanzando verso la luce, i movimenti rallentati danno l’impressione di una sorta di sfida, ma, allo stesso tempo, del dolore della condizione umana e della lotta speranzosa per un nuovo inizio. Qualche critico si è domandato se non si trattasse di una metafora dell’eterna “elasticità” e “capacità di recupero” della città di Napoli…

Ma perché “Don’t Ask Where the Love Is Gone”? Si tratta della canzone dell’egiziana Oum Kalthoum, la cui voce aveva emozionato migliaia di persone. «Cerco l’universalità, qualcosa che possa essere valido per chiunque», aveva detto la Neshat. «La bellezza deve sempre essere accompagnata dal sentimento e dall’impegno sociale e politico. Perseguire la bellezza di per sé rimane un estetico sforzo superficiale e la lotta politica solo un grido rumoroso. Solo quando le combiniamo allora esse diventano arte».

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Metropolitana di Napoli, stazione Toledo

Nel 2013, l’azzurra Toledo è stata considerata dal britannico The Daily Telegraph la fermata più affascinante d’Europa, battendo la bellissima e famosa fermata Komsomolskaya di Mosca, con i suoi mosaici, e quella della stazione di Stoccolma che ha per tema la natura.

Fra l’altro, il corridoio che collega l’uscita Montecalvario è decorato con le fotografie di Oliviero Toscani in vari punti del centro storico della città per la sua iniziativa Razza Umana/Italia. Le fotografie raffigurano i volti dei napoletani che hanno voluto partecipare all’iniziativa.

 

 

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Mosca, stazione di Komsomolskaya

Va ricordato che la stazione fa parte del grande e ambizioso progetto Stazioni dell’Arte, promosso dall’amministrazione comunale di Napoli per rendere i luoghi della mobilità più attraenti e offrire a tutti la possibilità di un incontro con l’arte contemporanea, costituendo uno degli esempi più interessanti di museo decentrato e distribuito sull’intera area urbana, un museo che non è spazio chiuso, luogo di concentrazione delle opere d’arte, ma un percorso espositivo aperto, per una fruizione dinamica del manufatto artistico.

(Nella foto in evidenza: opera di Shirin Neshat Don’t ask where the love is gone fotografata da Simonetta Sandri al Mamm di Mosca).



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L’autore

Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Da sempre appassionata di scrittura e letteratura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere, è autrice del romanzo, “Il Francobollo dell’Avenida Flores”, ambientato fra Città del Messico, Parigi e Scozia e traduttrice dal francese, per Curcio Editore, di La Bella e la Bestia, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Ha collaborato con BioEcoGeo, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, Mosca Oggi, eniday.com e coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma. Scrive su Meer (ex Wall Street International Magazine).
Simonetta Sandri

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