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Appartenenza, condivisione, partecipazione? È il Teatro Civico di Schio, ragazzi!

Il bilancio di sostenibilità è importante, ma c’è chi (ancora) non lo fa perché la sostenibilità fa parte del proprio DNA. Come al Teatro Civico di Schio, “civico” per natura, dalla sua nascita, al suo restauro, fino alla programmazione partecipata. Ne abbiamo parlato con la sua co-direttrice artistica Stefania Dal Cucco

Si è già detto di come la definizione di bilancio di sostenibilità vari da ente a ente culturale, a seconda della sua specificità e della sua mission. L’affermazione è talmente vera che alcune organizzazioni non adottano un documento specifico, parlando unicamente con la propria attività e i suoi impatti. Leggendo vari documenti e studiando chi fa cosa e come, nel mondo della cultura, siamo rimasti incuriositi dal Teatro Civico di Schio, in provincia di Vicenza. Che un bilancio di sostenibilità non ce l’ha.

La pelle delle istituzioni culturali: una muta interessante

Molte istituzioni culturali, oggi, hanno subito una profonda trasformazione rispetto al passato. Non più solamente custodi di sapere e di memoria ma enti chiamati a un risultato. Le cause? Fra queste, la scarsità di risorse pubbliche, l’emergere di nuovi bisogni da parte degli utenti, la concorrenza nel “mercato” del tempo libero, la pressione verso l’efficienza. Non da ultimo, la necessità emergente di produrre esperienze, qualcosa di unico.

Come sottolinea Alex Turrini, in un recente e interessante articolo sul mecenatismo culturale, «alla cultura oggi si chiede un ruolo simile a quello delle scuole: essere istituzioni civiche, cioè luoghi che non solo espongono contenuti, ma tengono insieme una comunità, riparano fratture, creano linguaggi comuni, alimentano fiducia».

Si è perso il senso di appartenenza, impera la solitudine tecnologica che non mette in relazione più nessuno ma isola, le relazioni sociali sono sempre meno, più complesse e frammentate, generazioni e quartieri vivono tra una cortina che separa i marciapiedi.

Il teatro non è più il luogo dove si va acquistando un biglietto, ma uno spazio vivente e vivace che ricompone anche le anime, dove si pensa e si respira insieme.

Per restare a Turrini, «essere istituzione civica non significa aggiungere qualche attività educativa o un progetto di inclusione come appendice, ma ripensare il patto con il pubblico come relazione bidirezionale: non “io produco e tu consumi”, ma “noi ci riconosciamo e co-costruiamo valore. Se la fiducia è un bene, allora va coltivata con istituzioni che la rendano praticabile». Una cura reciproca. Fatta di relazioni. Esattamente la filosofia di Schio.

“Un fatto civico. Il Teatro Civico di Schio e il suo rapporto con la città”

È il titolo della tesi di Laurea Magistrale in Teatro e Arti Performative alla Iuav di Venezia, discussa nel 2024 da Santi Crispo, oggi responsabile della comunicazione del Teatro Civico di Schio, civico di nome e di fatto. Secondo Crispo «la parola “teatro” assume significati diversi in funzione dello sguardo che si sceglie di utilizzare per trattare il concetto: spazio, luogo, disciplina, arte, esperienza, collettività. Ogni persona che utilizza il “teatro” nel proprio linguaggio può includere all’interno della parola stessa una molteplicità di significati». Secondo il direttore artistico del restauro del Civico, l’Architetto Valeriano Pastor, «la vita del teatro ha una ripercussione essenziale nella vita urbana e sollecita momenti di riflessione dei cittadini su sé stessi. È un fatto civile, anzi più semplicemente e più precisamente, un fatto civico».

Il teatro diventa quindi luogo e pratica di cittadinanza, momento cruciale di riflessione.

A Schio, il suo teatro storico di inizio Novecento né è la testimonianza. Fin dal suo percorso partecipativo volto a individuare, insieme ai cittadini, le linee guida del restauro resosi necessario dopo decenni di polvere e abbandono.

La sostenibilità secondo Schio

Studi in scienze della comunicazione all’Università di Padova, Stefania Dal Cucco arriva al Civico di Schio 17 anni fa, tramite il Servizio civile del Comune che la porta a lavorare nei percorsi educativi del teatro. Specializzatasi poi in audience development, fundraising e progettazione partecipata, rimarrà in questa struttura, con entusiasmo, pazienza e dedizione, fino a essersene nominata co-direttrice artistica, insieme a Federico Corona.

«È sempre importante», racconta, «difendere la ricaduta sociale sul territorio delle proprie attività. Il Teatro Civico di Schio, gestito dalla Fondazione Teatro Civico creata nel 1993, non pubblica un Bilancio di sostenibilità nel senso tecnico del termine ma rendiconta il proprio impatto attraverso il Bilancio d’esercizio e una forte attività di progettazione sociale», sottolinea. «Forse, in futuro, potrebbe essere utile prevederlo, ma, ad oggi, il concetto di sostenibilità è embedded nella stessa filosofia del teatro. È vero che le linee strategiche di sostenibilità sono delineate dal consiglio di amministrazione, composto da un presidente e tre consiglieri nominati dal Comune e dall’assemblea dei soci e due dalle aziende socie, cui si aggiungono segretario, revisore e direzione artistica», prosegue. «Ma la sostenibilità qui è intesa principalmente come “impatto sulla comunità e il territorio”, con particolare attenzione al risvolto sociale. Avere un luogo fisico a disposizione, aperto 200 giorni all’anno, ci ha permesso di abitarlo con spettacoli ma anche con tante attività. In questo spazio lo spettatore diventa un cittadino coinvolto, alleato e sostenitore di nuovi percorsi e visioni. E così, un adolescente può essere spettatore, iscritto a un corso di teatro, oppure semplicemente scegliere di trascorrere la pausa pranzo nel foyer del teatro accanto al suo liceo», conclude. Porta aperta ai cittadini, senza barriere.

Qui sostenibilità è, infatti, sinonimo di accessibilità a 360 gradi: culturale (parte della programmazione artistica viene condivisa con le scuole, i beneficiari condividono i loro bisogni e i richiedenti asilo beneficiano di visite guidate del teatro), fisica (il teatro è completamente accessibile e un pantografo a scomparsa permette ad artisti e partecipanti con disabilità di accedere al palcoscenico), ambientale (ci sono stati interventi di efficientamento dell’illuminazione ed è stato recuperato l’antico sistema che sfrutta la “brezza del Pasubio” attraverso le aperture a oblò del soffitto per rinfrescare la sala).

All’inizio fu il “Lotto Zero”

Il restauro del Teatro Civico di Schio è un caso studio affascinante, perché non è stato solo un lavoro di architettura, ma un vero progetto collettivo di rinascita durato quasi vent’anni.

Dopo la chiusura, nel 1968, il teatro era rimasto a lungo tempo in stato di abbandono. La svolta era arrivata grazie a una forte spinta della cittadinanza e di artisti come Marco Paolini e Gabriele Vacis che hanno trasformato il recupero in un “cantiere di idee”. Nel 2004, prima ancora di toccare i mattoni, è stato lanciato il progetto Lotto Zero. Invece di un restauro tradizionale a porte chiuse, il teatro è stato aperto “così com’era” per performance e incontri. L’obiettivo era far riscoprire lo spazio ai cittadini e decidere insieme come dovesse diventare, evitando di trasformarlo in un museo freddo.

«Anche se all’epoca non c’ero», racconta Dal Cucco, «posso tranquillamente dire che il “Lotto Zero” fu un esperimento culturale e sociale unico in Italia. Coinvolse tecnici, direttori artistici, architetti, ingegneri, maestranze assieme a cittadini, artisti e compagnie amatoriali. Si ripartiva da zero. Il progetto aveva scelto di esaltare le cicatrici, perché il valore del teatro risiedeva nella sua anima nuda e nella memoria collettiva della città. Il restauro diventò un atto politico e civile», conclude.

Dopo anni di lavori strutturali (consolidamento, nuovi impianti e messa in sicurezza), il teatro è stato riaperto ufficialmente il 29 marzo 2014. La capienza era ancora limitata (circa 335 posti), poiché il loggione e parte dei palchi non erano agibili. Il tutto con una rigida filosofia conservativa: si è scelto di mantenere il fascino del passato, lasciando visibili le tracce storiche sulle pareti e curando l’acustica con soluzioni moderne ma discrete. Documentato ne I Quaderni del Civico e in vari video e con il contributo, anche economico, di ogni stakeholder, istituzioni (Comune di Schio, Regione Veneto e Ministero della Cultura), settore bancario, fondazioni, privato e cittadini.

L’ultimo grande tassello è iniziato nel 2021, con il restauro del loggione e del secondo ordine di palchi (terzo lotto di lavori). Con la fine di questi interventi, nel 2023, il teatro ha raggiunto la sua piena funzionalità con circa 500 posti. In questo periodo, il progetto “LOVERS innamorarsi di un teatro” ha coinvolto circa 60 cittadini nel processo partecipato che ha contribuito alla stesura della vision del Teatro Civico fino al 2030.

Sostenibilità sociale in primis

Come si diceva, l’impatto sulla comunità è il driver principale del Civico. Da ottobre a maggio, però, il Teatro Civico di Schio propone una stagione di prosa di livello nazionale, ospitando prime regionali, riallestimenti prestigiosi e numerosi artisti e spettacoli premiati UBU. Accanto alla prosa, le proposte musicali intrecciano grandi interpreti e nuovi talenti in un percorso trasversale tra generi. In una rassegna di teatro civile trovano spazio le drammaturgie contemporanee. Per più piccoli e famiglie, spettacoli alla domenica.

«Fra i tanti progetti del Teatro a forte impatto sociale», ci dice Dal Cucco, «e senza voler dare maggior rilievo ad alcuni rispetto ad altri, ci tengo a ricordare “COR(P)O CIVICO”, un’iniziativa focalizzata sull’accessibilità culturale e l’inclusione degli adolescenti. Prevede circa 70 laboratori e percorsi di diversity training per lo staff coinvolto per rendere il teatro uno spazio aperto anche a chi ha bisogni speciali o sensoriali», continua. «Origina da Erasmus+ UN-DUST, un progetto del 2025 che aveva ospitato 25 ragazzi italiani, sloveni e serbi per 10 giorni. Attraverso le arti performative, erano stati affrontati i temi dell’inclusione, dell’accessibilità e della diversità, con il coinvolgimento di artisti professionisti del teatro e della danza», conclude.

«Menzionerei anche la “Rassegna Teatro Scuola», sottolinea ancora. «Con un’affluenza di circa 8000 studenti all’anno (dai 3 ai 19 anni), il teatro funge da infrastruttura educativa fondamentale per l’Alto Vicentino, con una proposta di quasi 30 spettacoli di compagnie teatrali professionistiche. La scelta degli spettacoli viene fatta all’interno di una commissione di cui fanno parte i professori, anche in base alle loro esigenze didattiche. E poi ricorderei ancora “CAMPUS LAB – officina delle arti”, un progetto di sviluppo di competenze che dal 2017 favorisce occasioni di crescita e partecipazione in ambito teatrale per studentesse e studenti dai 14 ai 19 anni», conclude.

Fra le attività di welfare culturale,Dance Well ricerca e movimento per il Parkinson”, dal 2016, ospita, ogni giovedì pomeriggio sul palcoscenico del Teatro Civico, “Dance Well”, una pratica artistica di movimento rivolta principalmente, ma non esclusivamente, a persone che vivono con il Parkinson, ideata e promossa dal CSC Casa della Danza del Comune di Bassano del Grappa dove è attiva dal 2013. Da allora, oltre che a Schio, viene praticata, sempre in collaborazione con il Comune di Bassano del Grappa, in altre città italiane: Bergamo, Castelfranco Veneto, Firenze, Milano, Recanati, Roma, Terni, Torino, Verona, Brescia, Prato e Reggio Emilia. Classi si tengono anche ad Amburgo, Vitry sur Seine, Rubaix, Kaunas, Vilnius, Praga, Hong Kong, Kanazawa, Tokyo e Kyoto

“Campus Well costruire relazioni” pone, invece, in dialogo gruppi classe della scuola superiore con il gruppo “Dance Well”, la mattina, in orario scolastico. Attivo dal 2022, è stato premiato come Miglior Progetto di Welfare Culturale del Premio Rete del Dono 2022 e con il prestigioso Leone D’argento Per La Creatività – Biennale di Venezia 2025 , assegnato alla classe 4AF dell’indirizzo artistico dei Licei di Schio Tron Zanella Martini.

Essere sostenibili aiuta il fundraising

Tutto quanto descritto – e il tanto altro che l’operoso e attento Civico realizza, grazie in primis al sostegno del Comune di Schio – ha portato a un forte consolidamento della sua presenza sul territorio. Si è costruita e curata una relazione, fatta di cura, ascolto, attenzione e reciprocità. La comunità intera lo ha sentito. E questo ha molto influito sul sostegno anche economico delle attività del teatro. Singoli cittadini hanno aiutato, molti anche attraverso l’adesione alle campagne di crowdfunding. Una donazione, in fondo – atto di fiducia che va conquistata – è un investimento su un futuro vivibile e più umano. Un passare da “perché aiutarci a cosa facciamo insieme”. Un modello di rigenerazione urbana, dove il fundraising continua attraverso il coinvolgimento diretto delle aziende locali, gli enti territoriali e regionali, le fondazioni bancarie e lo strumento Art Bonus.

«Con la nostra comunità, abbiamo dato forma a un patto che sfida il tempo e regge in esso», dice Dal Cucco, «anche, e soprattutto, attraverso un lavoro attento di cura verso chi dona e il suo patrimonio. La nostra storia comune è stata in grado di parlare a persone che senza di noi non si sarebbero forse mai incontrate, di far incontrare generazioni. Siamo una vera infrastruttura civica e questo è ciò che ci sostiene», conclude.

Una convinzione, allora. Nulla accade, tutto si può organizzare. Bisogna solo esserci.

Immagini Teatro Civico di Schio, cortesia Stefania Dal Cucco, foto Luigi de Frenza

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival ‘Ambiente è Musica’, Roma Film Corto Festival), è vicepresidente di Ferrara Film Commission e segue la comunicazione del Ferrara Film Corto Festival ‘Ambiente è Musica’. Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Congo, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

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