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23 Novembre 2020

Melania

Tempo di lettura: 3 minuti


Melania Trump: l’avevamo lasciata preda dei commenti del gossip, del pour parler della cronaca più disimpegnata, protagonista di apparizioni e look che non potevano sfuggire all’attenzione dei media. Abbiamo seguito le polemiche e le interpretazioni più fantasiose su quel parka indossato in occasione della visita alla struttura Upbring New Hope Children’s Center a Mc Allen in Texas, a ridosso del discusso confine tra USA e Messico, con quella appariscente scritta sulla schiena “I really don’t care, do u?”  (“A me non importa davvero, e a te?”). L’abbiamo criticata di recente sulle pagine di ogni magazine, ripresa mentre in Florida si recava al voto in un esclusivo abito di Gucci e la rara borsa Kelly Toile di Hermés, un outfit complessivo da 20.000 dollari sonanti. Una donna che ci aveva per un attimo fatti sognare quando, all’alba della vittoria presidenziale del marito Donald nel 2016, aveva dichiarato pubblicamente “I don’t always agree with his way of saying things” – Non concordo sempre con il suo modo di dire le cose – promettendo presenza, incisività e determinazione a fianco di chi era appena diventato uno dei potenti al mondo.
E i segnali di quel suo dissociarsi lo si è intravisto in numerose occasioni, rifiutando di prendere posto alla Casa Bianca per i primi cinque mesi del mandato, trascorsi a New York con il figlio Barron, sfilando visibilmente e in più occasioni la mano da quella del marito, nelle visite ufficiali e negli spostamenti, assumendo una mimica espressiva più che eloquente nei momenti pubblici significativi e cruciali, che non è sicuramente sfuggita ad occhio attento.

Nella realtà dei fatti, la sua partecipazione alla vita politica del tycoon non è stata così sollecita e di spessore: Melania Trump forse non ha mai voluto fino in fondo il ruolo di first lady che le spettava. E’ scivolata nella storia degli Stati Uniti d’America, con il suo elegante e inconfondibile passo felpato, lo sguardo felino che tutto coglie senza scomporsi, senza concedersi, se non a piccole parentesi indispensabili, a telecamere e media. Statuaria icona di bellezza e stile, eredità dei suoi trascorsi di modella sulle passerelle di Milano e di molte altre capitali della moda, si è sempre posta con discrezione a fianco del marito Donald, a volte quasi restia o imbarazzata, ricordando quello che dev’essere stata nel passato: una bella e intelligente ragazza di Novo Mesto, cittadina della Slovenia Sudorientale, padre rappresentante di auto e madre disegnatrice di cartamodelli per le creazioni di moda, la vita in condominio dopo il trasferimento con la famiglia a Sevnica, studi di design e architettura a Lubiana mai portati a termine, a 16 anni già modella e a 18 il suo primo contratto importante in tasca.
Una vita in crescendo, fino a diventare la 45^ first lady americana. In un’intervista del New York Times del 2016, sul ruolo che avrebbe assunto nel caso di vittoria del marito, rispose: “Sarei molto tradizionale, come Betty Ford o Jackie Kennedy. Lo sosterrei.”
Forse il peso del ruolo, la predominanza della figura presidenziale, le dinamiche familiari e i rispettivi incarichi rappresentativi non hanno facilitato fino in fondo le intenzioni, rendendo il mandato una vera prova di forza per lei, affrontata con il sorriso, la discrezione, a volte le lacrime. Con la sconfitta di Donald Trump, ha luogo l’ultimo atto di quello che la CNN ha definito lo ‘psicodramma’ alla Casa Bianca, prima che il sipario cali definitivamente su questo mandato: il Presidente uscente continua a rifiutare ogni contatto con tutti i capi di Stato e le sue fantasmagoriche battaglie legali per dimostrare brogli e irregolarità si protrarranno ancora per poco.
In quanto a Melania, le cronache riferiscono che si sta alacremente occupando degli addobbi natalizi alla White House, fedele alla decisione di rimanere in silenzio. E in questo caso il silenzio parla.

 

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Liliana Cerqueni

Autrice, giornalista pubblicista, laureata in Lingue e Letterature straniere presso l’Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano. E’ nata nel cuore delle Dolomiti, a Primiero San Martino di Castrozza (Trento), dove vive e dove ha insegnato tedesco e inglese. Ha una figlia, Daniela, il suo “tutto”. Ha pubblicato “Storie di vita e di carcere” (2014) e “Istantanee di fuga” (2015) con Sensibili alle Foglie e collabora con diverse testate. Appassionata di cinema, lettura, fotografia e … Coldplay, pratica nordic walking, una discreta arte culinaria e la scrittura a un nuovo romanzo che uscirà nel… (?).

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Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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