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“The Feast”, di Rishi Chandna, in concorso al Festival del Cortometraggio di Clermont-Ferrand, racconta di una raccoglitrice di gamberi che affronta un politico locale organizzando per lui una festa e usando un indimenticabile piatto segreto che potrebbe salvare il suo lago morente. Protesta con ironia,

Al Festival Internazionale del Cortometraggio di Clermont-Ferrand, dal 2 al 10 febbraio, che stiamo seguendo, vanno in scena l’ambiente e le sue sofferenze, le proteste silenziose di tanti popoli.

Rishi Chandna, regista indiano e autore della sceneggiatura con Rahul Srivastava, presenta “The Feast” (“Virundhu” in Tamil), visibile anche sulla piattaforma MUBI.

Il corto è uno dei 66 selezionati per la proiezione nel prestigioso concorso – il secondo più importante Festival francese dopo Cannes e il più importante festival di cortometraggi al mondo – fra le 9500 candidature ricevute da 52 paesi.

“The Feast”, parte di un’antologia, è ambientato vicino al lago Pulicat, situato sulla costa sud-orientale dell’India, al confine tra gli Stati di Andhra Pradesh e Tamil Nadu. Concepito come un film di scienza e immaginazione, il cortometraggio si concentra sull’inquinamento idrico e sul suo impatto generale non solo sull’ambiente ma anche sulla società e vuole sensibilizzare il pubblico al problema. Toccando tasti sensibli.

Il progetto è realizzato in collaborazione con la Krea University, che si trova vicino al Lago Pulicat. “Questo vasto lago, la seconda laguna di acqua salmastra più grande dell’India dopo il lago Chilika nello Stato di Odisha”, ricorda il regista in un’intervista, “si estende dal nord di Chennai fino allo Stato di Andhra Pradesh e arriva fino all’Oceano. Nel 2021, all’Università stavano cercando di realizzare un documentario sulla simbiosi uomo-acqua come parte del loro curriculum sugli studi ambientali. Dopo aver realizzato un paio di brevi documentari, ero ansioso di cimentarmi con la fiction”.

Eccolo qui, allora. Il film è girato nel villaggio di Kottakuppam, molto vicino alla città di Pulicat nel Tamil Nadu, al largo delle rive del lago, tra le sue ultime mangrovie. Quel mondo è un corpo idrico dall’equilibrio delicato poiché molte vite dipendono da esso e sta cambiando rapidamente a causa delle attività industriali e umane.

“Durante la mia prima visita al lago”, racconta Rishi, “ho potuto vedere donne quasi completamente sommerse, camminare con la testa che dondolava nell’acqua. Queste raccoglitrici di gamberi cercano e raccolgono gamberi con una tecnica indigena molto antica. È un mondo molto ricco in termini di storia”, conclude.

Il corto racconta la storia di Mary (Janagi), una raccoglitrice di gamberi, la cui vita dipende dalle acque agitate in cui pesca. Ma quelle acque sono inquinate e molti gamberetti morti e anneriti arrivano nei suoi pugni stanchi e graffiati. Quella merce non si può né vendere né tanto meno consumare. Degrado, confusione, il nero dell’inquinamento che uccide.

Ha intenzione di organizzare una festa e di invitarvi il politico locale Thomas (George Vijay Nelson): per questo si immerge nelle acque del lago per procurarsi i frutti di mare più pregiati. Fino alla festa, al banchetto preceduto dalla potente preghiera, come posseduta.

Interessante vedere, in quell’ambiente, una chiesa azzurra di 400-500 anni, dove si tiene una festa annuale e vengono invitati i politici locali: il villaggio ha una storia di colonizzazione olandese. I colori sono incredibili, la fotografia curata e attenta.

Thomas ha il suo tallone d’Achille, quel cibo profumato che gli ricorda l’infanzia e la nonna, Josie (la figlia di Mary, interpretata da Jeevesvaran Anbarasi), invece, rappresenta il conflitto generazionale. I più giovani, istruiti, non vedono futuro nella pesca e, a volte, finiscono per lavorare nelle stesse fabbriche che inquinano l’acqua. È una situazione complessa, un circolo vizioso. Ma il segreto di quel cibo antico è proprio l’acqua.

Il cibo diventerà l’atto di ribellione di Mery, il mezzo per portare avanti la sua protesta. E lei userà l’ironia, il sarcasmo e il teatro dell’assurdo per portare a casa messaggio e risultato.

Alla fine, sarà il cibo a conquistare Thomas perché il potere del cibo – depositario della nostalgia – sta nell’evocare ricordi. Se vogliamo realizzare un cambiamento, dobbiamo tornare al nostro passato, per ricordare da dove veniamo.

Una protesta ‘saporita’ e silenziosa. Delicata e toccante.

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival, Roma Film Corto Festival). Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

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