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3. SEGUE – Siamo alla terza parte dell’inchiesta sul diritto al lavoro delle persone private della libertà personale. Facendo una sorta di retrospettiva, siamo passati dal problema generale delle esigue opportunità di lavoro offerte ai detenuti nel nostro Paese [vedi] alla dimensione locale, facendo il quadro delle esperienze in atto a Ferrara [vedi]. Ora lo zoom si restringe, entrando nello specifico di un progetto molto interessante realizzato negli orti della Comunità la Ginestra di Cocomaro di Cona (associazione Viale K), in collaborazione con la Casa circondariale di Ferrara e la Coop estense. Abbiamo visto che i casi di eccellenza come quello della Ginestra sono ancora pochi, i numeri piccoli ma Ferrara, e in generale l’intera Emilia Romagna, rappresentano la punta di diamante di un nuovo sistema carcerario, già definito a livello normativo ma ancora tutto da costruire.

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La Ginestra

L’associazione Viale K ha coltivato orti fin dagli inizi, ossia dai primi anni ’90, per l’autofinanziamento delle strutture per l’accoglienza attivate nel tempo [vedi]. La Comunità la Ginestra, in particolare, ha fatto della coltivazione degli orti la principale attività intesa anche come percorso di riabilitazione di persone che vengono dal carcere o dalla strada. Abbiamo intervistato a questo proposito il responsabile della Ginestra Eduardt Kulli, per farci raccontare del loro nuovo progetto.

Sappiamo che dalla scorsa primavera siete partiti con un progetto che vede il coinvolgimento di persone agli arresti domiciliari per la coltivazione del vostro terreno e la commercializzazione di prodotti freschi attraverso il canale della grande distribuzione. Com’è nato il rapporto con la Coop e come nasce questo progetto?

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Il terreno coltivato a zucchine

Dal maggio scorso noi di Viale K produciamo zucchine per la Coop estense. La Coop da alcuni anni ha sviluppato con la Regione un progetto con le carceri intitolato “Percorsi di accompagnamento al reinserimento sociale di persone in esecuzione di pena attraverso l’attività orticola” che prevede il ritiro di prodotti coltivati negli orti delle carceri, la commercializzazione e ridistribuzione del guadagno tra gli istituti. Lo scorso autunno erano già venuti a trovarci il direttore del carcere, il comandante e i dirigenti della Coop per verificare il posto e il terreno, con la prospettiva di collaborare. Poi, in primavera, il progetto con il carcere di Ferrara non è partito perché non avevano i permessi per fare l’orto e noi, siccome alcuni dei nostri ragazzi sono ai domiciliari, abbiamo proposto di farlo qua, in modo di usufruire del loro lavoro mettendo a disposizione il nostro ettaro di terra.

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Ospiti della comunità al lavoro nell’orto

Come mai proprio voi?
Perché ci conoscono, in quanto già da un paio di anni svolgiamo questa attività di reinserimento di persone ai domiciliari attraverso l’attività orticola nell’ambito del progetto regionale “Acero – Accoglienza e lavoro” per percorsi di inclusione lavorativa [vedi]. Il progetto con la Casa circondariale di Ferrara si aggiunge e va a sviluppare un’esperienza già avviata dalla nostra associazione.

Quanti persone ai domiciliari lavorano a questo progetto?
Per il momento due ma con il prossimo anno dovremmo riuscire ad ottenerne altrettanti che vengano presso di noi a lavorare in giornata. Poi, molto probabilmente, a primavera dovrebbe partire anche l’attività dell’orto all’interno del carcere, alla quale siamo stati chiamati per collaborare come formatori.

Com’è andata finora la coltivazione e la vendita dei vostri prodotti alla Coop?

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Le zucchine appena raccolte e pronte per la consegna
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Le zucchine sui banchi della Coop Il Castello

Il progetto sta funzionando molto bene, nei mesi di giugno e luglio abbiamo prodotto un centinaio di quintali ognuno. La produzione è andata avanti fino a ottobre. La raccolta viene effettuata tutti i giorni, quindi questo è un progetto che porta sui banchi delle Coop cittadine (Le Mura, Il Castello, Il Doro) prodotti freschissimi che vengono coltivati a Ferrara e non passano dalle celle frigorifere e dai camion. Un prodotto fresco, veramente a chilometri zero. Le zucchine sono andate benissimo, la Coop è molto soddisfatta del nostro prodotto, tanto che abbiamo appena avuto la conferma anche per il prossimo anno e, oltre alle zucchine, aggiungeremo anche altri prodotti come pomodori, melanzane, peperoni, broccoli e cavoli per l’inverno.

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Eduart Kulli controlla gli ortaggi nella serra

Questo è un progetto molto importante per il territorio e per la comunità: perché tiene impegnati i ragazzi, offre lavoro e, cosa molto importante per noi che siamo una comunità e non un’azienda, e che quindi non ci poniamo in competizione con nessuno, il fatto che quello degli ortaggi è un mercato libero; nel ferrarese ci sono veramente pochi produttori di ortaggi destinati al mercato locale, essenzialmente perché attività che richiede molta manodopera e un costante lavoro quotidiano.

Esperienze come queste dimostrano che, a fronte di un bilancio disastroso a livello nazionale, quando si avvia sul territorio una fattiva collaborazione tra istituti penitenziari, Regioni, amministrazioni pubbliche, cooperative e associazioni di volontariato, assicurare e garantire qualche possibilità di lavoro per i detenuti si può e la loro attività diventa una risorsa per l’intera società.

3. SEGUE
leggi la prima parte dell’inchiesta
leggi la seconda parte dell’inchiesta

Per saperne di più sugli orti della Ginestra visita il sito agrizero.it [vedi]

(Foto di Sara Cambioli)

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Sara Cambioli

È tecnico d’editoria. Laureata in Storia contemporanea all’Università di Bologna, dal 2002 al 2010 ha lavorato presso i Servizi educativi del Comune di Ferrara come documentalista e supporto editoriale, ha ideato e implementato siti di varia natura, redige manuali tecnici.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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