2 Settembre 2014

LA STORIA
Signora Li(n)a stasera
stai con tuo marito

Simonetta Sandri

Tempo di lettura: 3 minuti

signora-lina

Arrampicata lassù, un po’ in bilico e con naso e viso sporchi di bianco, ecco spuntare Lina.
La scala sorregge il suo peso un po’ traballando, ma nonostante questo lei si sposta, con un’abilità degna di un acrobata, da un arco a un muro, da una parete all’altra, da un rosa a un bianco. Stamattina l’ho vista armeggiare sotto l’arco d’entrata al mio palazzo, intenta a staccare il vecchio e polveroso intonaco e a lasciare scoperto un colore rosa intenso e acceso.
Lina scrosta, dipinge, pulisce, lima, liscia, scolora, colora. Ogni giorno per un mese, al caldo, al fresco, sotto la pioggia scrosciante, il vento fresco o il sole cocente. In questo mese di luglio strano per tutti, le temperature variano ogni giorno, ma lei è lì sempre. Deve finire quel lavoro un po’ tedioso ma per lei uguale a qualsiasi altro. Non è magra né agile, e per questo fatica un po’ a salire e scendere dall’impalcatura sgangherata ma rossa fiammante, con qualche tocco di blu. Un giorno l’ho vista lavorare su una scaletta, un altro su una sedia, una misera sedia che sostituiva un’altrettanto misera scala. Ma lei continua, imperterrita, lo fa quel lavoro, così come fa, ormai da tempo, ogni sorta di lavoro che l’aiuti a arrotondare il magro stipendio di portiera notturna. Da anni ha un secondo lavoro. Da troppo tempo, ormai. Ma questa è la vita, la sua. Oggi i calcinacci scendono sui suoi capelli raccolti, un tempo lunghi, curati e lucidi. Prima che si sposasse, prima che si separasse, era bella, agile e più sottile. Poi tutto è cambiato. Calcinacci e polvere avevano iniziato a calarsi sul suo viso, quasi fossero ricordi di bei tempi passati, pronti a coprire speranze e sogni, a cadere, inutilmente, a terra. Il muro si sgretola un po’ così come i suoi intensi rimpianti di scelte non fatte. La scaletta è ripida ora, come le difficoltà e le umiliazioni che ogni giorno deve affrontare. Ma Lina lavora con fatica a viso aperto, con coraggio e ostinazione, grazie anche all’amore ritrovato, un marito che lo è di fatto e non per legge ma che è sempre accanto a lei. Ogni giorno, ogni notte. L’amore era arrivato senza preavviso, un freddo giorno di novembre, durante una visita a un museo. Una delle poche volte che aveva deciso di andare a visitare un’antica sala piena di busti romani (che avrebbe scoperto essere copie), vi avrebbe trovato la felicità, presentatasi nella voce calda di Lukas che le chiedeva dove semplicemente si trovava il guardaroba. Da allora non si erano più lasciati, nonostante qualche mese di distanza per un lavoro in Bielorussia che Lukas aveva dovuto accettare per mettere da parte qualche risparmio.
Anche Lina lavorava, per lei, per Lukas, per un futuro migliore. Lo aveva sempre fatto, d’altronde. Anche oggi Lina lavora, come sempre. Olio di gomito, colori che se ne vanno, altri che ritornano. Qualche gocciolina di sudore, macchie di vernice bianca e grigia sulla salopette o sulla maglietta a righe e una bottiglia d’acqua ormai quasi vuota.
Un attimo e tutto cambia. Lina scivola, la vedo cadere. Non si fa nulla, credo. Almeno non fisicamente. Sotto la scaletta vi è, infatti, una copia del giornale di ieri, con la lista dei passeggeri dell’aereo abbattuto in Ucraina che scorre sotto i suoi occhi, così come i grani di un rosario scorrono velocemente fra le dita. Improvvisamente quel bel colore chiaro delle iridi diventa scuro. Un momento, una letta prima disattenta e poi freneticamente più attenta a quelle pagine volanti stropicciate e il più nero e profondo baratro sembra avvicinarsi a lei, inesorabile, funesto, spietato, impassibile. Riconosce alcuni nomi, la famiglia della sua migliore amica. Spera solo in un errore di ortografia, errore che potrebbe cambiare tutto. Una lettera, magari una semplice consonante in più o in meno potrebbe fare la grande, l’enorme differenza. Una speranza appesa a una letterina. Se solo fosse così…
Ecco che allora Lina scompare. Ieri c’era, oggi non più. Il lavoro è finito, credo. O forse Lina sta convulsamente cercando l’errore di ortografia.



Periscopio
Dai primi giorni di febbraio, in cima al “vecchio” ferraraitalia, vedete la testata periscopio, il nuovo nome del giornale. Nelle prossime settimane, nel sito troverete forse un po’ di confusione; infatti, per restare online, i nostri “lavori in corso” saranno alla luce del sole, visibili da tutti i lettori: piccoli e grandi cambiamenti, prove di colore, esperimenti e nuove idee grafiche. Cambiare nome e forma, è un lavoro delicato e complicato. Vi chiediamo perciò un po’ di pazienza. Solo a marzo (vi faremo sapere il giorno e l’ora) sarà pronta la nuova piattaforma e vedrete un giornale completamente rinnovato. Non per questo buttiamo via le cose che abbiamo imparato e scritto in questi anni. Non perdiamo il contatto con la nostra Ferrara: nella home di periscopio continuerà a vivere il nome ferraraitalia e i contenuti locali continueranno a essere implementati. Il grande archivio di articoli pubblicati nel corso degli anni sarà completamente consultabile sul nuovo quotidiano. In redazione abbiamo valutato tanti nomi prima di scegliere la testata “periscopio”: un occhio che cerca di guardare oltre il conformismo e la confusione mediatica in cui tutti siamo immersi. Con l’intenzione di diventare uno spazio ancora più visibile, una voce più forte e diffusa. Una proposta informativa sempre più qualificata, alternativa ai media mainstream e alla folla indistinta dei social media.Un giornale libero, senza padrini e padroni, di proprietà dei suoi redattori, collaboratori, lettori, sostenitori. Nei prossimi giorni i nostri collaboratori, i lettori più fedeli, le amiche e gli amici, riceveranno una mail molto importante.Contiene una proposta concreta per diventare insieme a noi protagonisti di questa nuova avventura. Versando una quota (anche modesta) e diventando comproprietari di periscopio, oppure partecipando all’impresa come lettori sostenitori. Intanto periscopio ha incominciato a scrutare… oltre il filo dell’orizzonte, o almeno un po’ più in là dal nostro naso. Buona navigazione a tutti.

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L’autore

Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Da sempre appassionata di scrittura e letteratura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere, è autrice del romanzo, “Il Francobollo dell’Avenida Flores”, ambientato fra Città del Messico, Parigi e Scozia e traduttrice dal francese, per Curcio Editore, di La Bella e la Bestia, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Ha collaborato con BioEcoGeo, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, Mosca Oggi, eniday.com e coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma. Scrive su Meer (ex Wall Street International Magazine).
Simonetta Sandri

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