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Premio Andersen 2024 “Miglior libro senza parole” a Issa Watanabe, per “Kintsugi”, edito da Logos edizioni. Un libro che parla di bellezza nei momenti bui

Il “Kintsugi” è un’antica arte o pratica giapponese che consiste nel riparare il vasellame rotto riunendo i cocci con un collante naturale misto a metalli preziosi (solitamente dell’oro liquido): il materiale prezioso funziona da collante per rimettere e tenere insieme i cocci, i frammenti dell’oggetto che si è spaccato. Riparare quanto è rotto, perché poi sia meglio di prima oltre che unico.

A questa meravigliosa tradizione è dedicato l’omonimo albo illustrato, silent, di Issa Watanabe, già vincitore del Premio Bologna Ragazzi Award categoria “fiction” 2024 e oggi Premio Andersen 2024 “Miglior libro senza parole”, per l’affascinante e rarefatta grazia di un racconto sospeso nel tempo e nello spazio. Per una metafora potente e al tempo stesso delicata sulla necessità di affrontare le difficoltà della vita. Per un albo dalle molteplici possibilità di interpretazione e lettura delle figure.”

Un albo che invita ad accogliere la pienezza della vita anche nei momenti più bui.

È l’ora del tè. Sfondo nero pece. Un coniglio e un uccellino rosso siedono a un lungo tavolo da cui spuntano rami verdi. Appesi a essi, alcuni oggetti di uso quotidiano, come una tazzina, una scaletta, uno specchio, una lattiera, una bottiglia, una valigia, un carretto, un piatto, un libro, una chiave, un cappello, una conchiglia o una scarpa.

All’improvviso i colori dell’uccellino cominciano a sbiadire, così come la sedia su cui è appollaiato. Entrambi diventano bianchi. La tazzina si rompe. E poi anche il tavolo si rovescia, mandando in frantumi tutto ciò che sosteneva. L’uccellino vola via, tirando con sé la tovaglia bianca. Tutto va all’aria. Sgomento, il coniglio si lancia all’inseguimento ma senza successo. Inciampa e cade. Il suo amico ormai è lontano e non lo vedrà più.

Non gli resta allora che partire, con sempre in mano un ramoscello: sarà un viaggio lungo, faticoso e complesso, fra acque, coralli e ghiacci, un percorso irto e difficile alla ricerca di consolazione e speranza in un mondo dove tutto sembra sgretolarsi.

Riuscirà a trovarle?

Issa Watanabe, che dedica l’albo alla figlia Mae, si addentra nell’animo umano, abbracciando una dimensione intima.

Per fare ciò, come si diceva, l’illustratrice si ispira all’arte del “Kintsugi”: l’oggetto riparato non torna come prima ma acquista nuova vita: le imperfezioni lo arricchiscono rendendolo unico. La sua bellezza è imperfetta, incompleta. È ciò che accade a ognuno di noi. Le incertezze e i dolori fanno parte della vita e, una volta che impariamo a conviverci, ci rendono ciò che siamo: individui splendidi e irripetibili. Insostituibili.

Ancora una volta, le illustrazioni – che riportano alla mente i dipinti di Henri Rousseau –spiccano su uno sfondo nero che accentua il simbolismo insito nell’uso del bianco e del colore e avvolge il lettore nella sua densa atmosfera.

La storia lieve e immediata può essere esplorata su più livelli, rendendola fruibile a ogni età.

Un racconto per affrontare i momenti difficili che ha la forza di una visione e la serenità di una meditazione.

“Speranza” è la cosa con le piume che si posa nell’anima e canta l’aria senza le parole e non smette – proprio mai. E si sente – dolcissima – nel vento e dev’essere furiosa la tormenta per riuscire a intimorire l’uccellino che ha riscaldato tanti. L’ho udito nella landa più fredda e sul mare più sconosciuto eppure, mai, nella disperazione ha chiesto da parte mia – una briciola”. Emily Dickinson

 

Issa Watanabe è nata a Lima nel 1980. Cresciuta in una famiglia che le ha trasmesso l’amore per l’arte e la letteratura (la madre era illustratrice e il padre poeta), ha studiato lettere alla Universidad Católica di Lima prima di trasferirsi a Palma di Maiorca per frequentare corsi di illustrazione all’Accademia di Belle Arti. Ha sviluppato e diretto diversi progetti per promuovere l’integrazione sociale attraverso l’arte. In particolare, il progetto “Encuentro con la Mirada”, realizzato in collaborazione con il fotografo Rif Sphani e il Museo d’arte contemporanea di Maiorca Es Baluard, ha ottenuto nel 2012 il premio Obra Social da La Caixa Forum. Per il suo lavoro artistico, Watanabe è stata selezionata dalla Bologna Children’s Book Fair nel 2018 e nel 2020 e da Ilustrarte, nel 2021. Nel 2020, ha ricevuto anche il Gran Premio della Giuria alla BIBF Ananas International Illustration Exhibition di Pechino. Nel 2018 è stata nominata ambasciatrice della linea professionale di Faber Castell. Le sue illustrazioni sono state esposte in Spagna, Italia, Giappone, Corea, Cina, Stati Uniti, Francia, Messico, Brasile, Ecuador, Colombia, Cile e Perù e sono incluse nella mostra “Speechless: The Art in the Wordless Picture Books” dell’Eric Carle Museum of Picture Book Art in Massachusets.

Issa Watanabe, Kintsugi, Logos edizioni, Modena, Collana ‘Gli albi della Ciopi’, 2023, 48 p.

 

 

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival, Roma Film Corto Festival). Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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