Alex Zanardi, il mio eroe
Alex Zanardi, il mio eroe
Seguivo a occhi spalancati Alex Zanardi, la sua infinita voglia di vivere, di correre, di competere.
Ecco, io che non ho mai creduto agli eroi, ecco, pensavo, lui è un eroe. Il mio eroe.
Un eroe così vicino, nato a Bologna e cresciuto a Castelmaggiore, il padre Dino idraulico la mamma Anna sarta.
Alex, come succede a emiliani e romagnoli, era saganato per i motori, voleva salirci sul motor, voleva provare la velocità. Ma dove poteva arrivare con una famiglia cosi? E invece Alex ci è arrivato, perfino in formula 1, territorio di miliardi e di figli di papà.
Mi piaceva la faccia di Alex, una faccia antica, il suo naso storto, mi ricordava il Gino Bartali di Paolo Conte.
Al battesimo gli avevano dato un gran nome, Alessandro Leone Zanardi, ma è stato Alex per sempre.
Dopo le vittorie in automobile, dopo il tragico incidente che nel 20o1 lo spezzò in due, dopo una serie infinita di operazioni, Alex ha ripreso a correre: campione di handbike, una pioggia di medaglie, ai mondiali e alle olimpiadi.
Dice in un intervista. “Non sono Superman, ma solo un ottimista”,
Un altro incidente lo mette definitivamente al tappeto. O forse no, credo che il suo ottimismo l’abbia accompagnato anche in questi ultimi terribili anni.
O così voglio pensarlo. Un eroe comune, così vicino a noi e cosi lontano dalla fabbrica di eroi che la cronaca sforna tutti i giorni.
Come negli anni ’20, quando gli italiani guardavano a occhi spalancati Maciste, il gigante buono che veniva dal popolo e combatteva ogni torto.
In copertina: Alex Zanardi nel 2019 – foto Wikimedia Commons
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